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I problemi di Oslo con al Qaida e l’arrestato di estrema destra

luglio 24, 2011 Redazione

E’ dalla guerra in Afghanistan che la Norvegia ha problemi con al Qaida. Oslo ha sempre partecipato in modo pronto alla lotta contro il terrorismo. Ma il responsabile della sparatoria, arrestato sul posto, è Anders Behrin Breivik, 32 anni, cristiano, di estrema destra e anti islamico. Così ha scritto sul suo profilo di Facebook

La Norvegia ha i suoi problemi con la comunità islamista. Un anno fa furono arrestate tre persone, sospettate di essere parte di un’organizzazione terroristica legata ad al Qaida che progettava attentati in Gran Bretagna e Stati Uniti. Tutti sotto i 40 anni, uno era un norvegese di origini uigure, uno di nazionalità irachena, rifugiato in Norvegia nel ’99 e il terzo era uzbeko, anche lui residente da tempo nel paese. L’anno scorso, due esperti scrissero un articolo per il magazine americano Atlantic in cui spiegarono il problema della Norvegia con al Qaida. Il governo di Oslo ha partecipato fin da subito alla guerra in Afghanistan, e nel 2007 si è meritato una citazione dell’attuale leader del gruppo terroristico, Ayman al Zawahiri, che disse che il gruppo aveva attaccato la Norvegia “in quanto partecipava alla guerra contro i musulmani”. Si è poi ipotizzato che la Norvegia fosse un obiettivo perché vicina a quella Danimarca colpevole di aver offeso il profeta Maometto: allora in Siria fu attaccata l’ambasciata norvegese, e lo stesso accadde in Pakistan alla compagnia telefonica norvegese Telanor. Ma l’indiziato numero uno dell’odio islamista contro la Norvegia resta il Mullah Krekar. Curdo, fondatore del gruppo islamista Ansar al Islam, arrivò a Oslo come rifugiato dall’Iraq nel 1991 (moglie e figli hanno cittadinanza norvegese)” (Foglio.it).

Nel 2003 ricevette un mandato di espulsione: era tornato in Iraq a dirigere le attività contro la coalizione occidentale; secondo fonti del Pentagono citate da Newsweek, fu organizzato un blitz dei Navy Seal per catturarlo, ma alla fine non se ne fece nulla per timore di irritare le autorità locali. L’Onu l’ha inserito nella lista dei terroristi nel 2006 e l’anno seguente la Corte suprema norvegese l’ha definito “una minaccia alla sicurezza nazionale”. Quando, nel 2009, il Mullah Krekar, che già era stato il protagonista di un reality show, ha annunciato la volontà di creare un califfato islamico, le pressioni politiche hanno spinto il governo a creare una task force che valuta arresto ed estradizione. Ai giornalisti il Mullah Krekar ha detto, con la sua lunga barba à la Bin Laden: “Se il governo mi manda via e io muoio, il premier subirà la stessa fine” (Foglio.it).

“La polizia norvegese, sotto choc come l’intero paese, ha fornito informazioni scarse sui responsabili della strage. Accantonata sin dalla serata di venerdì la pista qaedista, gli investigatori sono concentrati su quella neonazista. L’unico arrestato – un norvegese di 32 anni – ha idee di estrema destra ed è anti-islamico. Anders Behrin Breivik – questo il suo nome – è stato catturato sull’isola dove ha compiuto il massacro di giovani socialisti” (Corriere.it).

“Gli investigatori vogliono capire se Breivik abbia dei complici, qualcuno che lo abbia aiutato nel preparare l’esplosivo poi impiegato nel centro di Oslo. Per una fonte della polizia l’attacco ricorda quello di Oklahoma City, negli Usa (1995). In quell’occasione una coppia di attentatori di estrema destra colpì il palazzo federale con un camion-bomba: 250 le vittime. Un’operazione eversiva concepita e condotta da militanti anti-stato. Breivik appartiene a un gruppo neonazista o ha agito da solo? E il movente del massacro? La polizia, per ora, non ha risposte precise ma deve trovarle in fretta. Per comprendere se la Norvegia, oltre che a difendersi dalla minaccia qaedista (sempre presente), deve vedersela con un nemico interno non meno insidioso e letale” (Corriere.it).

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