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I primi 75 anni di Adriano Celentano, tra monologhi, pause, canzoni e rivoluzioni artistiche

gennaio 6, 2013 Paola D'Antuono

Il cantante milanese festeggia un importante compleanno. Un traguardo che è anche l’occasione giusta per ripercorrere le tappe salienti di una carriera straordinaria fatta di provocazioni, testi bellissimi e balli sfrenati.

 Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, Adriano Celentano compie 75 anni. Un compleanno importante per il ragazzo della via Gluck di origini foggiane, che ascoltando il rock ‘n roll decise che la musica era la sua strada. Da più di cinquant’anni il Moleggiato è sulla scena. Canta, balla, recita, produce, scrive, presenta, parla e fa discutere. Lo scorso anno, l’amico Gianni Morandi lo invitò al Festival di Sanremo e i suoi monologhi (e il suo compenso) furono oggetto di discussione sui giornali più delle canzoni in gara e della farfalla di Belen Rodriguez.

GLI INIZI. La carriera di Celentano comincia alla fine degli anni Cinquanta quando, scoperto il rock’n roll, abbandona il mestiere di orologiaio per dedicarsi alla musica. Il suo stile, la sua musicalità, il ballo molleggiato che gli vale il soprannome che si porta dietro da una vita, lo portano nel giro di un paio d’anni a farsi conoscere dal grande pubblico. Sono gli anni dei Rock Boys, gruppo in cui militarono, seppur per breve tempo, anche Enzo Jannacci e Giorgio Gaber prima di dedicarsi alle rispettive carriere da solisti. Gli anni di Ciao ti dirò e Il tuo bacio è come un rock, dei balli di Adriano e delle sue imitazioni di Jerry Lewis che conquistano prima il pubblico dei teatri milanesi e poi gli il resto degli italiani.

SANREMO E CLAUDIA. Sono gli anni della sua prima partecipazione a Sanremo, nel 1961, con il brano Ventiquattromila baci cantato in coppia con l’amico Little Tony. Per essere presente al festival Adriano, che allora prestava servizio militare, ebbe una dispensa speciale firmata da Giulio Andreotti, a quel tempo Ministro della difesa. I due si classificano secondi, anche grazie alla straordinaria performance di un Adriano più dinoccolato e irriverente che mai, che arrivò persino a dare le spalle al pubblico. L’anno successivo nasce il Clan Celentano, l’etichetta discografica indipendente creata dal Molleggiato per non dover più soccombere alle richieste della Jolly, la sua casa discografica che gli impone di cantare sempre le stesse canzoni, mentre Celentano ha voglia di sperimentare e andare avanti e di lanciare nuovi talenti. L’esperienza si concluderà nel 1965, dopo l’abbandono polemico di Don Backy. Da quel momento la casa discografica produrrà solo i suoi dischi e quelli della moglie Claudia Mori, conosciuta sul set del film di Lucio Fulci, Uno strano tipo, nel 1963, e sposata l’anno dopo.

PREDICATORE. La fine degli anni Sessanta vede la popolarità di Celentano schizzare alle stelle. Nel 1965 arriva anche il primo duetto con Mina nella trasmissione Studio Uno. In questi anni la verve da predicatore si fa sempre più accentuata. Il ragazzo della via Gluck partecipa a Sanremo, non riuscendo a replicare il risultato precedente, ma diventa un successo commerciale, come la successiva Azzurro. Il 1970 si apre con la vittoria della canzone Chi non lavora non fa l’amore, al Festival di Sanremo, in coppia con Claudia Mori. Sono gli anni dei testi sociali, in cui Adriano parla dei temi che gli sono più cari, il rispetto per l’ambiente, la condizione dei lavoratori, la religione.

PRISENCOLI… Nel 1972, però, accade qualcosa che segnerà per sempre la sua carriera. Celentano incide il brano Prisencolinensinainciusol, definito il primo brano rap della storia musicale mondiale. Il disco debutta al settantesimo posto della classifica americana, un evento più unico che raro per un cantante italiano. Il brano è cantato in una lingua totalmente inventata, un mix tra l’inglese e l’italiano, un nonsense divertentissimo. Nel 1975, invece, scrive, sceneggia, interpreta e produce Yuppi du. Il film è campione d’incassi e la canzone che dà il titolo alla pellicola è l’ennesimo successo.

 ATTORE. Il feeling tra Celentano e il cinema è quasi paragonabile a quello tra il cantante e la musica. Dal 1959 al 1992 sarà protagonista di numerosissime pellicole. Negli anni Ottanta, però, si concentrano i suoi maggiori successi, oggi considerati dei veri e propri cult: Il bisbetico domato, Asso, Bingo Bongo, fino allo spassoso Lui è peggio di me, del 1984, girato in coppia con Renato Pozzetto. Negli anni Novanta, invece, Celentano si dedica a tour europeo di grande successo, l’ultima tournee ufficiale del cantante. Qualcosa di nuovo però bolle in pentola: nel 1998 Mina e Celentano incidono un album insieme, Acqua e sale. Il successo di pubblico è strepitoso e spalanca le porte a una nuova fase artistica del Molleggiato. Che torna anche in televisione, con Francamente me ne infischio, un programma in onda su Rai Uno della durata di quattro puntate, dove Celentano porta in scena i suoi lunghi monologhi e le altrettante lunghe pause. A questo show seguiranno 125 milioni di caz..te e Rockpolitik. Sono gli anni del Celentano più televisivo, che canta meno e parla troppo, ma gli ascolti lo premiano sempre.

LIVE. Nel 2012, dopo qualche anno di assenza catodica, il ragazzo della via Gluck torna ospite al Festival di Sanremo, condotto dall’amico Gianni Morandi. Prima delle sue esibizione nulla trapela e quando Celentano sale sul palco ne ha per tutti: politici, Chiesa, giornali. Piovono critiche su critiche, ma l’audience continua a dargli ragione. Si parla moltissimo del suo enorme cachet, che Adriano sceglierà di devolvere totalmente in beneficenza. L’8 e il 9 ottobre scorsi, diciotto anni dopo l’ultimo live, Celentano torna a incantare il pubblico con due concerti live all’Arena di Verona, trasmessi da Mediaset. Rock Economy è un trionfo, il pubblico presente è estasiato almeno quanto quello a casa. La voce è più incerta, i movimenti più lenti, ma lo spirito e l’emozione che sa trasmettere sono intatti. E chissà che un giorno non si possa godere ancora di quello spettacolo.

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