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I musulmani residenti in Italia vogliono integrarsi? I risultati di un sondaggio

settembre 22, 2017 Francesca Parodi

Il Corano, il terrorismo e il velo. Intervista ad Antonio Noto, presidente di Ipr Marketing, autore della prima rilevazione su argomenti di grande attualità

donna musulmana burqa ansa

Negli scorsi giorni il Quotidiano nazionale ha pubblicato una serie di sondaggi su cosa pensano cinquecento musulmani residenti in Italia per indagare il loro rapporto con la comunità ospitante, le donne e il terrorismo. «Dai dati emerge un quadro molto complesso e molto variegato» spiega a tempi.it Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, l’agenzia che ha eseguito la ricerca. «L’atteggiamento verso la religione e gli stili di vita cambia molto in base all’età, al sesso e alla provenienza geografica». Si registra nel complesso che il 58 per cento dei musulmani in Italia dichiara di non sentirsi integrato e addirittura un terzo del totale non desidera nemmeno provarci. In generale, ricorda Noto, le maggiori ritrosie derivano dalle difficoltà della lingua e del lavoro: quasi la metà degli immigrati musulmani dichiara di non conoscere ancora bene l’italiano e a questo si aggiunge la disoccupazione o la precarietà dei contratti di occupazione.

ULTRA ORTODOSSI. Nello specifico, sono gli uomini con più di cinquantacinque anni, «quelli che io definisco ultra ortodossi» dice Noto, quelli che esprimono la volontà di vivere in Italia, ma senza integrarsi nella nostra società, sono osservanti del Corano e giustificano il fine, ma non il mezzo (l’uso delle armi), del terrorismo. «Questa però è anche la fetta della popolazione musulmana che è in Italia da più tempo». Non è un caso che la maggior parte dei conservatori si concentri nel centro Italia, dove vivono i musulmani di vecchia immigrazione e che quindi conservano maggiormente la cultura e le tradizioni del loro paese.

I GIOVANI. I giovani invece risultano meno ortodossi degli anziani, sono più propensi all’adozione delle abitudini occidentali e condannano in toto il terrorismo. «Pur essendo aperti alla nostra cultura tuttavia rimangono comunque conservatori, sia negli stili di vita sia nella religione». Per esempio, il 43 per cento dei giovani pensa che le donne musulmane debbano portare il velo, così come l’82 per cento degli anziani (il 50 per cento dei favorevoli vive in Italia da più di tre anni). Dei giovani, il 34 per cento non accetterebbe che la propria figlia studiasse, mentre gli anziani contrari sono ben il 74 per cento.

DONNE. Con le donne la questione è ancora più sfaccettata: «Per quanto riguarda la religione, sono molto oltranziste». Il 61 per cento di loro concorda sull’uso del velo e il 62 per cento non accetterebbe per la figlia un fidanzato non musulmano. «D’altra parte però le donne si dimostrano molto più progressiste degli uomini sui comportamenti sociali e gli stili di vita». Per esempio, il 69 per cento sostiene che la donna dovrebbe avere la possibilità di guidare un’auto e una su tre dice “sì” alla discoteca.

CONFRONTI. Va però sottolineato, dice Noto, che questa è la prima mappatura sui musulmani in Italia, dunque non offre che un’istantanea della situazione attuale. «Non abbiamo elementi di confronto rispetto al passato, quindi non possiamo dire se il numero degli immigrati islamici che rifiutano di integrarsi sia aumentato o diminuito nel corso degli anni». Inoltre, il campione intervistato è molto ristretto: «Abbiamo intervistato solamente gli immigrati con residenza ufficiale in Italia, non quelli appena sbarcati, che comunque, si sa, sono numerosissimi».
Detto questo, conclude Noto, «per ora prevale il confronto culturale con i musulmani, tenendo conto che quelli tra loro che difendono la violenza sono pochi. Però, lo abbiamo visto negli ultimi attentati, basta poco per essere violenti: non si ha bisogno di far ufficialmente parte di gruppi terroristici. È più preoccupante quindi la volontà sottesa di voler islamizzare l’Occidente piuttosto che l’adesione al terrorismo vero e proprio».

Foto Ansa

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