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I missionari sono in crisi. Perché, ancora oggi, vale la pena donare la propria vita a Cristo?

maggio 2, 2013 Piero Gheddo

Padre Gheddo racconta le difficoltà del Pime: conti in rosso, diminuzione delle vocazioni, affievolirsi dello spirito missionario. E chiede a tutti di pregare

Nelle comunità del Pime, e anche in quella di Milano (Via Monterosa, 81), ci raduniamo in chiesa tutti i giorni prima di pranzo, per recitare questa bella e commovente preghiera della nostra tradizione: «Forse a quest’ora medesima i nostri fratelli lontani, dispersi fra i pericoli e le fatiche, si raccolgono in segreto a parlare con Dio. Raccogliamoci anche noi….». Siamo lì inginocchiati davanti all’altare, dove Gesù ci aspetta nel SS. Sacramento dell’Eucarestia, e in quel momento immaginiamo che nelle foreste dell’Amazzonia e nel deserto del Sahara, nelle metropoli di Tokio, Pechino, Hong Kong, Manila, Detroit, Bombay, Bangkok e San Paolo, in Bangladesh, Cambogia, Papua Nuova Guinea, Guinea Bissau e in altre frontiere del mondo missionario, i nostri confratelli si sono riuniti a pregare e pensano a noi. Noi preghiamo per loro, ci sentiamo uniti spiritualmente e ogni giorno ricordiamo i nostri defunti del passato in quello stesso giorno. E’un appuntamento quotidiano a cui ci teniamo ad essere presenti, sicuri che “i nostri fratelli lontani, dispersi tra i pericoli e le fatiche” pregano anch’essi per noi della Casa Madre del Pime.

È bello appartenere ad un Istituto di missionari, come ad una famiglia, ad una diocesi. Nessuno è solo, condividiamo il nostro ideale e la stessa vita con tanti altri giovani e anziani. Nessuno è abbandonato, ti senti sempre amato, aiutato, protetto, perdonato se necessario, magari anche criticato e preso in giro (“Tu scrivi tanti libri che poi non legge nessuno”, ad esempio), ma dove c’è l‘amore fraterno queste sono punzecchiature che mantengono viva e vivace la vita comunitaria. La forza della fede e del giuramento di fedeltà all’ideale missionario, la condivisione delle fatiche e dei pericoli, hanno creato in tutti noi il senso di appartenenza alla comunità del Pontificio istituto delle missioni estere.

Ebbene, oggi il nostro caro Pime è in crisi, ma chi non è in crisi in mondo come quello attuale? Per due motivi, anzi tre: economia in rosso (Istituto e  missionari viviamo di offerte e lasciti, in costante diminuzione), invecchiamento di padri e fratelli (scarseggiano le vocazioni giovanili), diminuzione dello “spirito missionario ad gentes”, cioè ai non cristiani, che è proprio il nostro carisma originario, più volte confermato dalle varie Assemblee generali ogni sei anni dal Concilio Vaticano II, dai Pontefici e dai Sinodi episcopali fino ad oggi. Questa è la crisi più grave e dolorosa, anche se comprensibile nell’atmosfera che si respira nel nostro tempo:

– Dov’è e com’è oggi la missione alle genti?

– Nei tradizionali “territori di missione” o anche in Italia? E come rinnovare la nostra formazione per poter annunziare Cristo in modo credibile ed efficace?

– Le giovani Chiese che chiedono missionari hanno le loro vocazioni. Perché andare ad annunziare Cristo in paesi lontani, quando in Italia rischiamo di perdere la fede?

– La situazione sociale, culturale e religiosa in Italia è cambiata così tanto e rapidamente, che molto spesso i missionari reduci per anzianità o malattie gravi non si adattano più, non si sentono capaci di parlare, di comunicare le loro esperienze. Si sentono come pesci fuori dall’acqua, intristiscono.

Perché racconto tutto questo agli amici che leggono i miei Blog? Per un motivo molto semplice. Sabato scorso, 27 aprile, sono andato nel monastero delle monache di clausura Romite ambrosiane a Perego (Lecco), rispondendo al loro invito per celebrare i miei 60 anni di sacerdozio e di missione e il loro 50° anniversario di fondazione. Ho celebrato la Santa Messa con un’omelia su perché donare la vita a Gesù Cristo e seguirlo in un organismo della Chiesa è una scelta che realizza la nostra persona come meglio non si potrebbe, dà forza e gioia di vivere; al pomeriggio una conferenza sulla mia missione di missionario giornalista, storico del Pime e animatore missionario. Mi sono trovato come  a casa mia perché da quasi cinquant’anni sono in contatto con i circa 530 conventi di clausure femminili in Italia, mandando loro in omaggio tutti i miei libri con lunghe lettere in cui racconto i viaggi e le riflessioni che mi capita di fare; e poi visitandone parecchi quando ho tempo e sono invitato, fino a qualche anno fa proiettavo le diapositive dei miei viaggi in missione. Adesso non ce la faccio più, ma rispondo solo ad alcune richieste.

Alle sorelle di Perego ho chiesto semplicemente di pregare per il Pime e la nostra Assemblea generale, che si svolgerà a Roma (5-28 maggio prossimi) con più di 40 partecipanti che rappresentano tutti i missionari (lavoriamo in 19 paesi dei cinque continenti). L’Assemblea generale discute anzitutto sulla situazione in cui si trovano l’Istituto e le sue missioni e indica con precisione il cammino da fare assieme nei prossimi sei anni; e poi elegge il nostro superiore generale con i suoi quattro consiglieri. Lo Spirito Santo ha appena rinnovato la Chiesa con un nuovo Papa, noi chiediamo che allo stesso modo rinnovi anche il Pime, piccolo seme di Vangelo in un mondo che ne ha tanto bisogno. È quello che chiedo anche ai miei affezionati lettori e grazie davvero.

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2 Commenti

  1. sandro says:

    Padre Gheddo sei un grande.
    Chiedo a Tempi di intervisralo piu’ spesso.
    Grazie

  2. fsd says:

    certo che non vale la pena morire per cristo, forse vale la pena vivere per lui e forse vale la pena morire per le persone… ma certo che detto dai cattolici che negano la felicità a tantissime categorie per via delle loro convinzioni religiose è un pò ridicolo

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