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I migliori Te Deum 2013 firmati dai nostri lettori

gennaio 6, 2014 I lettori di Tempi

Una selezione dei migliori contributi inviati dai lettori a tempi.it per ringraziare dell’anno appena trascoro

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Come da tradizione, anche nel 2013 l’ultimo numero del settimanale Tempi è interamente dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso firmati da diverse personalità del panorama sociale, culturale e civile italiano e non solo. Nella rivista che resterà in edicola per due settimane a partire dal 27 dicembre, troverete, tra gli altri, i contributi di Carlo CaffarraDomenico Dolce e Stefano GabbanaBen Weaseldon Gino RigoldiCostanza MirianoLuigi AmiconeMarina Corradi, Aldo Trento, Pippo Corigliano, Monica Mondo, Francesco BellettiAntonio SaladinoSamaan Daoud da Damasco, Claire Ly, Susanna Campus, Fred PerriBerlicche.

Ma quest’anno, per la prima volta, abbiamo chiesto anche ai nostri lettori di partecipare al numero speciale dedicato al Te Deum. Nel settimanale abbiamo pubblicato il testo di Antonio Benvenuti. Qui pubblichiamo una selezione dei migliori contributi pervenuti, in ordine alfabetico in base ai nomi degli autori, che ringraziamo di cuore per il regalo che ci hanno fatto.

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Te Deum per la Tua presenza discreta e dolce

Grazie Signore, perché tranquilla non mi fai stare proprio mai. Anche quando i miei piccoli e grandi progetti vanno in porto, uno sprone continuo mi pungola e sento l’insufficienza di tutto per la mia felicità. Sì, Gesù, perché quando ti ho incontrato, quando la mia vita è stata investita dalla potente impressione che proprio io fossi al centro di qualcosa di grande, che proprio io fossi al centro di un universo in cui la mia grandezza era la libertà di dire sì a te, è allora che la percezione che solo poter godere della tua Presenza appieno e completamente sarebbe stata la mia vera felicità è diventata la costante della mia vita.

Senza questa perdurante e ritornante nostalgia di te e basta, sarei un’adulta tronfia e gongolante del mio potere, quello di stare dietro una cattedra, quello di portare avanti una famiglia o altri piccoli poteri che potrebbero bastarmi.

Invece Tu, Signore della mia vita, sei sempre lì, presenza discreta e dolce. Non ti imponi, se non quando ho bisogno di una scossa di quelle forti. In genere stai lì, al margine del mio campo visivo, e mi guardi nell’attesa che io mi ricordi di te. Grazie, perché il tuo sguardo non si stanca di cercarmi, perché così mi fai sapere di essere importante per te, mi ricordi che per me sei stato disposto a morire.

Grazie Gesù per le cose che volevo e che mi hai dato e per le cose che volevo e mi hai negato, perché attraverso la loro mancanza ricordo che solo Tu potresti bastarmi.

Grazie insomma, Dio della mia anima, per questa perdurante, immancabile nostalgia di Te di cui tutto di me è intessuto. Ti ringrazio, ma ti chiedo anche un grande sovrappiù: il bene della letizia. Concedimelo quando vorrai, ma concedimelo. Spiegami come in questa santa nostalgia possano convivere la santa tristezza e la santa letizia, svelami l’avventura irripetibile delle ore che passano, come si possa godere della Tua Presenza pur nell’insufficienza del contingente.

Insomma, grazie

Antonella Albano insegnante

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Te Deum per gli imprevisti

Sono passati esattamente 212 giorni – e il 31 dicembre saranno 237 – da quell’8 maggio che mi ha cambiato la vita, e da allora ogni giorno cerco sempre qualcosa per cui dire “Te Deum”, “grazie”. Non è uno sforzo, né un’operazione artificiale, ma soltanto il rendermi conto di fatti – più o meno grandi, a seconda dei giorni – che prima magari mi sarebbero scivolati addosso. Il mio primo Te Deum, datato 9 maggio, è stato quello “per chi non ha paura della verità”: chi non ha paura della verità non ne ha paura perché è consapevole del fatto che la verità è la Verità, cioè che la verità è ciò che un Altro ha deciso di fare delle nostre vite in questo momento; Te Deum anche per me stessa, quindi, perché in questi mesi sto imparando sempre di più, accompagnata da alcuni volti certi, a non trovare mille scappatoie – come sarei tentata di fare – per non stare davanti alla realtà.

Il “grazie” più frequente è però quello per gli imprevisti, per le circostanze che non ho stabilito io e che mi sorprendono, per le cose che capitano inattese.

Te Deum per le buone notizie, ma anche per tutti quei momenti di fragilità, debolezza, distrazione, perché sempre preludono ad una nuova apertura, una nuova consapevolezza, fosse anche soltanto quella dei miei limiti, del mio bisogno, della mia condizione di mendicante.

Te Deum per la possibilità, assolutamente inaspettata, di vedermi sotto una nuova luce senza scandalo, di chiedere aiuto senza vergogna, di farmi abbracciare senza paura; Te Deum, quindi, soprattutto perché senza la fatica ed il dolore a cui sono chiamata tutto questo non sarebbe così evidente.

Te Deum per l’imprevisto che mi rende cosciente del fatto che niente è fino in fondo nelle mie mani, cosa che questi mesi hanno reso più manifesto che mai; Te Deum per le lunghe attese – talvolta cariche di speranza, talvolta permeate di inquietudine – che mi educano a vivere secondo il Tuo progetto (o, almeno, a provarci); Te Deum per la forza e la certezza che Tu mi dai.

Te Deum per gli amici che, ciascuno a proprio modo, in questi 212 giorni non mi hanno mai abbandonata – un popolo che si muove, letteralmente; per ogni forma di Bellezza – un cielo azzurro, un rapporto che commuove, lo studio… – e la Grazia di non darla per scontata; per la percezione che niente basta al cuore dell’uomo.

Te Deum, insomma, per un anno di imprevisti (perché già prima dell’8 maggio – oserei dire da un fatto accaduto il primo gennaio – si capiva che sarebbe stato un anno importante, anche se, naturalmente, mai avrei potuto immaginare che l’importanza di quest’anno sarebbe passata attraverso questo tipo di circostanze), per tutte le volte che Tu accadi nelle mie giornate e mi chiedi la vita nel quotidiano.

Silvia Balsamo

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Te Deum per i Tuoi scappellotti

Salve mi chiamo Luca Bernardi, ho 23 anni, sono un seminarista e ho deciso di scrivervi perchè in questo 2013 non ho potuto smettere di ringraziare Dio, fin dai primi giorni.

Ebbene il Buon Dio ha operato in modo particolare in questo anno, si potrebbe proprio dire che ha manifestato il cosiddetto “umorismo di Dio”.

Fin da Gennaio Cristo mi ha voluto mettere alla prova con un fatto piuttosto particolare: una mia carissima amica è rimasta incinta, e ciò ha scombussolato totalmente la mia vita e quella dei miei amici; ormai era chiaro: si lasciava la vita universitaria per entrare nel mondo degli adulti. Già questa piccola creatura mi spingeva fuori dai miei schemi “adolescenziali” e mi chiamava alla maturità.

Non contento di ciò, il Buon Dio ha voluto fare un altro scherzetto non da poco, non solo a me, ma a tutta l’umanità:le dimissioni di Benedetto XVI!

Il gesto di questo grande Papa, e padre, creò non poco sconcerto in me, buttandomi in una grande confusione: come potevo dirigermi verso la Meta senza una così grande guida?

Però anche in questo caso c’era già chi mi diceva: “ma cosa credi, che Cristo non guidi la sua Chiesa anche in questa circostanza?!”. Forse non mi rendevo conto, ma un così grande educatore, come disse il Mons.Negri lo scorso 21 dicembre, continuava a condurci all’Unico Grande Nocchiero della Chiesa, Cristo.

Uno potrebbe dire: “siamo già messi bene, no? penso che possano bastare due bombe del genere, no, Signore?

E invece no; A marzo altre due grandi sorprese: il 3 marzo viene incardinato nella città dei miei studi, Ferrara, il già vescovo di San Marino, Luigi Negri.

La Provvidenza volle che mi legassi a questa figura. E poi, l’elezione di questo nuovo Pontefice, Francesco, con tutta la sua personalità.

Marzo così era a posto, ma anche Aprile non doveva essere da meno: ormai si stava avvicinando la mia laurea ed era il momento di compiere il passo che già da anni stavo contemplando: entrare in seminario per verificare ancora più strettamente la mia vocazione. Ed ecco che torna Mons. Negri: a lui, l’8 Aprile consegnai la mia richiesta di diventare seminarista nella diocesi di Ferrara-Comacchio.

Verso la fine dello stesso mese la mia amica incinta convolò a nozze col suo moroso.

Due mesi, Maggio e Giugno, mi furono lasciati di pace, anche se già si percepivano molti mutamenti interno a me.

Finalmente il 4 Luglio arriva il giorno della laurea, conclusasi nel migliore dei modi; ma se quel giorno poteva lasciare la gioia di essere arrivati alla fine di un’esperienza, di aver raggiunto un traguardo, subito arrivavano i pensieri e i preparativi per quello che veramente desideravo fare: entrare in seminario.

Fu un estate provata e difficile, nella quale tentai di prepararmi nel migliore dei modi, non volendo lasciare alcuna giornata al caso.

Così attendevo il 7 settembre, giorno del mio ingresso in seminario. Ma ecco che l’Agosto non terminò senza “colpi di scena”: il 29 Agosto nasceva Anna, proprio la piccola creatura che Dio mi aveva messo davanti tutto l’anno. Questa bambina veniva alla luce proprio mentre io mi preparavo per andare via dalla mia città, Rimini.

E così, il 7 Settembre finalmente, non senza fatica e lacrime, mi trasferivo nel luogo che mi avrebbe permesso di stare con Cristo e dedicarmi totalmente a Lui.

Era da quando avevo 6 anni che desideravo diventare sacerdote e finalmente andavo a verificare se era Lui a volermi suo ministro.

Beh, ora mi trovo qua e ogni giorno ringrazio Dio principalmente per la grazia di farmi stare finalmente in questo luogo, di permettermi di cercarLo in ogni cosa.

Ma, con uno sguardo molto più ampio, è stato un anno che si può definire totalmente pieno, pieno di Lui; ogni cosa, anche la più dolorosa mi è servita per capire sempre di più, ma sempre troppo poco, quanto sono fatto da Cristo e per Cristo.

Ma non che colpi di scena siano finiti: infatti il 23 novembre scorso sono diventato padrino di questa bambina.

Ormai penso di aver reso chiara l’idea che in questo mio anno non si può negare la dolce carezza di Dio, che ogni tanto mi tira anche qualche scappellotto solo per svegliarmi, senza perdere la sua dolcezza.

Ecco, per questi “semplici” motivi posso cantare Te Deum Laudamus con una gioia e serietà nel cuore che forse non avevo mai avuto!

Luca Bernardi

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Te Deum perché riempi la nostra casa

Te deum per questo anno ricco di nipotine, che ci hanno riempito la casa.

Te deum perchè, anche quando non ne siamo coscienti,

ci ricordano che non siamo noi che ci siamo fatti da soli

e , soprattutto, che non siamo noi che salviamo il mondo

(anche se, come nonni, un piccolo contributo lo diamo).

Te deum per le nostre mamme ancora viventi, e ritornate un po’ bambine,

a cui diamo  il bacio della buonanotte,

e che  non si ricordano neanche quello che stanno mangiando:

ci danno modo di stare aggrappati alla realtà.

Te deum perchè in  ‘questo vecchio pazzo mondo’

tu Gesù ci ricordi sempre che ci vuoi un gran bene!

Vittorino e Maria Pia Bocchi

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Te Deum per quelli che ci passeranno davanti nel regno dei cieli

Ringraziare è un bell’esercizio di vita, per scorgere il bene, per accorgersi che oltre ai problemi ed affanni quotidiani c’è Qualcuno che opera accanto a noi , che ha messo persone spesso semplici e silenziose a darci esempi di amore gratuito e instancabile.

Se ripenso all’anno passato come non dire grazie della mia famiglia, di mia moglie e i miei figli, del bene infinito che posso vedere ogni settimana nel servizio di volontariato che come Amici di Lazzaro svolgiamo.

Dire grazie di Eve, nigeriana, che pur facendo vita di strada, sfruttata, trovava il modo 3 pomeriggi la settimana di guardare gratuitamente una signora disabile.

Dire grazie di quella nonnina che da anni sotto Natale mi fa arrivare una coperta di lana frutto del lavoro di mesi, per coprire un senzacasa.

Dire grazie di quella giovane sposa malata che offre per i nostri poveri le sue sofferenze e le sue chemio.

Dire grazie di quella imprenditrice che si porta in azienda i ragazzini del quartiere e mette i suoi dipendenti nell’orario di per aiutarli a fare i compiti.

Dire grazie per la pensionata che nelle varie feste religiose manda i suoi 5 euro per i suoi morti ed aiutare un povero.

Dire grazie per Anni che ha scelto la povertà anziché la criminalità da cui è uscita.

Dire grazie per Halima che ha scelto il cattolicesimo e vive nascosta la sua fede con un coraggio da leonessa.

Dire grazie per Emanuele che ha lasciato la strada e ha rinunciato all’operazione e ora ha una bella fidanzata, e subisce le critiche e offese degli ex amici.

Dire grazie per Denis che ha tanti amici poveri e li va trovare e cercare negli ospedali, nelle case di riposo e con pazienza lo ascolta e accompagna.

Dire grazie per il volto di tanti bambini che hanno disperato bisogno di esempi, di affetti, di una mamma ed un papà, che ci sorridono e sciolgono il cuore quando giochiamo con loro.

Dire grazie per la preghiera e le lacrime delle nigeriane che in strada con una candela in mano invocano il perdono di Dio sulle loro vite, non sapendo che ci passeranno davanti nel regno dei cieli.

Dire grazie anche delle sconfitte, delle amarezze, di quello che non riusciamo a fare perché siamo pochi, perché i fondi son quelli che sono, perché le periferie del mondo e dei cuori sono troppe… perché così ci ricordiamo che è a Dio che dobbiamo dire grazie e che il bene va oltre quel che si vede e che a volte dobbiamo solo lasciar fare al buon Dio.

Signore io lo so che mi ci vorrà tutta l’eternità per ricambiare tutto il bene che ho visto e che ho ricevuto, aiutami in questo anno che arriva a dirti grazie sempre, con il cuore che si scioglie di fronte al male, di fronte al bene, di fronte all’umanità che ha così tanto bisogno di sentirsi amata da Dio tramite noi. Signore grazie perché mai mi hai abbandonato.

Paolo Botti

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Te Deum per la gente insopportabilmente viva

Te Deum, te laudamus innanzitutto perché più volte hai chiuso un occhio durante quest’anno, anche per questioni (vedi, per esempio, le telecronache RAI o il font Helvetica) che invece avrebbero meritato l’Apocalisse per tutta l’umanità.

Inoltre, vorrei ringraziarti io, non so se gli altri gentili coinquilini di questo pianeta  -che gli ecologisti si ostinano a rovinare- condividono questo mio modesto parere da me pienamente appoggiato, perché, ovunque vada, c’è sempre qualcuno pronto a rompere ******** [scatole].

Penso sia capitato anche a Te uno di quei momenti che desideri solo  stare tranquillo, riposare in silenzio e godere di una totale inerzia; mi capita a volte di desiderare di farla finita, di lasciare perdere anche solo per un minuto tutti gli affanni, le fatiche, i problemi quotidiani e sprofondare in una calma, confortevole e straordinariamente accogliente mediocrità.

Ma no! Devi sempre fare saltare fuori un cosiddetto scassaballe che scuote via un torpore così piacevole.

Se entro in casa con le scarpe sporche, c’è chi mi impone l’utilizzo dello zerbino. Quando anche non faccio niente di male ecco che invece c’è sempre qualcuno che dice che sarebbe meglio svegliarsi.

Salta fuori sempre al momento giusto chi è lì per ricordarmi che la sufficienza non è sufficiente, bensì necessaria. Quando la mattina mi si congelano le mani e non sogno altro che il letto caldo spunta chi mi trattiene fuori, al freddo e al gelo, per ricordarmi che forse, ma è solo un’ipotesi, sarebbe meglio dedicare la giornata a qualcosa d’altro rispetto al desiderio comune degli studenti, che sia un po’ più nobile dell’attesa del pomeriggio.

Ma grazie, quindi! Grazie davvero! Ti ringrazio davvero per questa razza di gente insopportabilmente viva che non riesce a fare a meno di volermi bene.

Per quei vecchietti che sanno invecchiare  (sempre più rari, al giorno d’oggi), quelli che riconoscono le proprie debolezze e capiscono umilmente quando sarebbe meglio farsi da parte, anche se ci si Te in persona a sostenerli.

Per chi non riesce a smettere di parlare, sia quelli che riescono a far apprezzare veramente il silenzio, sia chi continua a tirare in ballo tutte le questioni possibili e inimmaginabili che convincono sempre di più che l’indirizzo che frequento è il più bello in assoluto che possa proporre l’educazione secondaria. Anche per chi continua ad ascoltare  e riesce, con sguardo perso nelle parole, a farmi apprezzare ancora di più tutto ciò che adoro e riesce a prolungare la discussione anche fino a notte fonda.

Per chi mi mostra volti della realtà che neanche guarderei, convincendomi dell’esistenza di mondi per me inimmaginabili e, soprattutto, del loro valore indispensabile che altrimenti perderei.

Per quegli amici a cui non darei un soldo: quegli amici capaci di rimanere in silenzioper lasciarmi parlare e quelli capaci di parlare per permettermi di imparare ad ascoltare; quelli capaci di presentarsi nel momento meno opportuno perché bisognosi di aiuto e quelli capaci  di svegliarmi nella notte più profonda per mostrarmi il cielo stellato: a questi non darei un soldo perché non affiderei loro niente che valga meno della mia vita.

Per quei volti che credevo di aver dimenticato ma che riaffiorano  quando ho bisogno di nostalgia.

Ti ringrazio per chi ha patito per me e patisce ancora adesso, come Virgilio o Aristotele nel Limbo, senza i quali non riuscirei a vivere in questa grandezza.

Ti ringrazio insomma per quelle persone che non riescono a farsi gli affaracci loro ma mi gettano ogni volta in mezzo al reale e mi ricordano,  aiutandomi a rialzarmi e a camminare, che non vi è via migliore di vivere.

Per le montagne, i pizzoccheri e la polenta; per il cielo e Times New Roman e tutte quelle cose futili, ma solo in apparenza, che mi doni ogni giorno.

Non confundar in aeternum.

Andrea Caprotti

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«Quando sei riluttante ad alzarti, al mattino, pensa subito: è per adempiere il mio dovere di uomo che mi alzo. Perché lamentarmi, allora, se mi avvio a compiere ciò per cui vivo e grazie a cui sono al mondo? O sono stato creato per starmene al caldo tra le coperte?» (Marco Aurelio)

Te Deum, grazie per avermi permesso ti tentare una vita da uomo anche quest’anno (Fabrizio Cattari)

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Te Deum perché sei nel piatto caldo di ogni giorno

Nel tifone ti ho cercato, Signore.
Avevo  accanto la morte, ma ti cercavo.
Ero perso nella guerra, ma Tu mi sostenevi.

So che ci sei: nelle mura di casa mia,
nell’amore tra noi sposi,
accanto ai figli miei, prima ancora di me, di noi.

Negli occhi spenti di mio padre malandato
Tu ci sei e Ti ringrazio.
Nel piatto caldo di ogni giorno
Tu ci sei e Ti ringrazio.

In tutti i bimbi che quest’anno sono nati
Ti ho visto ancora
e  al fianco di quelli ammalati
non mancavi.

Grazie per chi Ti ha testimoniato
nel mondo e accanto a me.
Grazie per ogni nuovo giorno, grazie per il tempo
utile e prezioso.
Grazie per la vita.

Marina Cecchetti

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Te Deum per quella cicatrice che pulsa ancora

Te Deum laudamus, per la disponibilità che ho iniziato ad apprendere, Signore , in questo 2013. “Una semplicità naturale vissuta che – per dirla con Don Giussani – nel tempo, darà i suoi frutti di consapevolezza e permetterà all’intelligenza e al cuore di spalancarsi ai fatti” .

I fatti di quest’anno sono, per uno che di mestiere fa il chirurgo, necessariamente drammatici, ma mai come nel 2013 il destino dei miei pazienti mi ha avvicinato al mio destino. Ho iniziato l’anno accompagnando un mio paziente, giovane padre di famiglia, che dopo la speranza della guarigione da una grave malattia ha vissuto lo scoramento per la ricaduta. Senza mai lamentarsi ha vissuto quanto gli restava con la disponibilità dell’offerta di sè, certo di chi lo attendeva.  Nel rapporto con lui ho iniziato a chiedermi come facesse e a immedesimarmi nel suo dolore, per poi  iniziare la verifica della possibilità che se un fatto analogo capitasse anche a me, prospettiva che per esperienze vissute ormai appartiene alla mia quotidianità,  cercherei di viverlo come ha fatto lui, totalmente affidato.

Durante il triduo pasquale, in un colloquio con un amico benedettino cistercense, alla presenza di mia moglie ho descritto il dramma di quanto mi capita attorno e la stonatura per l’assoluta ricchezza di circostanze favorevoli della nostra vita. Mi sono chiesto cosa posso fare io di più per meritare tutte le grazie che ricevo. L’amico monaco mi ha consigliato di mantenermi al livello delle sfide che la realtà non manca di porci. Lungi dal considerarlo causa degli eventi che sono seguiti, la sua profezia non ha tardato ad avverarsi. Passati due giorni mia moglie mi telefona per dirmi che il nostro primogenito Giacomo di 12 anni si è fatto molto male. Nella prima comunicazione non riesco a mettere in ordine i fatti, mi sento mancare, io che mi sento invincibile sul lavoro. Mentre preparo la barella per accogliere Giacomo, la seconda telefonata delinea i dettagli: si è rotto una gamba, ha una ferita da cui ha copiosamente sanguinato. Arriva tranquillo, si lascia trasportare in sala visite, colleghi e infermieri mi aiutano ad ogni istante. Verrà operato poche ore più tardi, si riprenderà senza mai lamentarsi, riceverà anche la visita di Padre Aldo nella sua camera di ospedale. Trascorsi due mesi, alla festa della scuola, pochi giorni prima di togliersi il gesso,  canterà con una band di amici una canzone da lui composta: ho la gamba rotta, ma la gamba non conta perché, perché anche se sento dolore, il motore, il motore è il cuore.”

Passano altri due mesi e tocca a me, nel corso delle vacanze in Sicilia. Sopraffatto dalla bellezza delle città barocche del ragusano, mentre passeggio nel centro storico di Ibla con le mie infradito, una banale storta mi provoca la frattura della gamba. Come accaduto a Giacomo, non basta il gesso, occorre farsi operare, tornare a Milano, chiedere ad un amico ortopedico di occuparsi di me e vivere la reciproca disponibilità a stare di fronte alle circostanze. Dopo due settimane di amabile convalescenza ricca di letture come nemmeno in vacanza si riescono a godere, chiedo di rientrare al lavoro. Altre due settimane e con un tutore alla gamba aiuto il mio primario in un’operazione della durata di otto ore. Ho una ferita che tarda a guarire, mi muovo tra i letti  con le stampelle, i pazienti mi vedono un po’ come uno di loro. Ringrazio di avere una passione tale per la bellezza del mio lavoro che anche potendo fare ben poco di quello che sono abituato a fare ne colgo tutta la ricchezza.

Ora che tutto ha ripreso il suo corso c’è una cicatrice che pulsa ogni giorno sulla gamba, basta sfiorarla e si percepiscono anche tutte le cicatrici del cuore, c’è un prima e un dopo ogni evento, chissà forse sono un po’ più medico perché sono stato un po’ più disponibile, e vorrei continuare ad esserlo.

Ora però mi aspettano in sala operatoria, in fondo, lo diceva anche il Gius, “è se opera”!

Andrea Costanzi medico chirurgo

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Te Deum per quella “scandalosa” rinuncia

Te Deum laudo quia credidi!

Probabilmente (o così mi sembra ancora oggi quando ne parlo con la gente) sono l’unico, oltre a Benedetto XVI, a non aver avuto paura e ad aver guardato tutto sub specie aeternitatis per quanto successo l’11 febbraio 2013.

E ringrazio Dio per non essermi scandalizzato (come, disgraziatamente, è toccato ad altri).

L’11 febbraio su Segni scendeva lenta e mi dilettavo in cucina preparando un croccante di mandorle.

Alle 12 esatte ho appreso dalla Radio la notizia dell’abdicazione di Benedetto XVI.
Ho pensato subito a una bufala, un secondo dopo ho avuto sconcerto: riuscivo a pensare solo ad un complotto.
Ma poi mi sono anche detto: pazienza, un nuovo Celestino V: la Chiesa tanto si basa anche sulla sua storia.
Dopo pochi minuti sento Mons. Giovanni D’Ercole che invitava a ringraziare Dio non solo per averci dato questo Papa ma anche perché ha anteposto il suo benessere a quello di tutta la Chiesa.
E allora, pian pianino, e ancor più ora nell’adorazione eucaristica delle Quarant’Ore ho compreso tutto: non c’era (e non c’è) da avere paura né timore perché è Cristo che guida la Chiesa. Ed è lo Spirito Santo che guida le decisioni dei cardinali elettori e che avrebbe scelto il futuro Romano Pontefice.

Dobbiamo veramente ringraziare Dio e Benedetto XVI per il suo pontificato che, probabilmente, sarà molto più incisivo sul futuro che nell’immediato. Un pontificato di una portata straordinaria, innovativa e riformatrice.
Benedetto è il Papa della Sacramentum Caritatis, dei bellissimi discorsi ai giovani (spesso anche a braccio), dell’incontro di Loreto, dell’Ordinariato Personale per gli anglicani che tornano in comunione con Roma, del viaggio in Turchia (nel 2006!), del discorso non pronunciato alla Sapienza, della Caritas in Veritate ma, soprattutto, della Deus Caritas Est. E come dimenticare gli anni speciali di indulgenza, in particolare l’Anno Sacerdotale del 2009/2010? Benedetto è il Papa che ha portato l’Adorazione Eucaristica, la Messa e il rito penitenziale nelle adunate dei giovani sia a San Pietro che nelle GMG. Le cose da dire (in campo economico-sociale, sulla pedofilia, sulla sostituzione dei vescovi non conformi al loro ruolo, sulla liturgia, il Summorum Pontificum, etc etc) sarebbero talmente tante da riempire un’enciclopedia senza fare mai retorica o adulazione.

Benedetto, però, altro non è stato che uno strumento nelle mani di Dio, alla sequela di Cristo e attento alle mozioni dello Spirito Santo.

Non era la (vera) guida della Chiesa Cattolica. Era il Vicario della Guida.
E nell’Anno della Fede ho letto la sua abdicazione alla luce di questa verità. L’umiltà (esaltata da tanti) non c’entra secondo me: il suo è stato un atto di Magistero in cui indicava (con la pedagogia dell’esempio) che la Chiesa non è né sua né di altri: è solo di Cristo, e solo a Lui dobbiamo guardare.

Ecco perché Benedetto ha anteposto la Chiesa a se stesso, ecco perché ha anteposto Cristo (e il Suo Corpo Mistico) a lui perché la Chiesa non è solo quella sulla terra e Cristo ha rivelato che Le appartiene nel mandato a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la MIA Chiesa».

Pur essendo un’istituzione divina, il Papa altro non è che servitore della Guida Suprema. La Sua infallibilità dipende solo e solamente dall’assistenza dello Spirito Santo.

La soluzione allo sconcerto e la risposta a tutte le domande relative a quanto avvenuto, quindi, ancora oggi, non può essere terrena ma sovrannaturale.

Benedetto, poi, con la sua rinuncia ci ha dato un’ulteriore prova di grande fede rimandando tutto a Dio: ha scelto di vivere da monaco in completa e piena preghiera.

Alla Chiesa materialista di oggi, semipelagiana, americanista, il Papa ha dato un insegnamento grande con un gesto che è stato reso noto in tutto il mondo: non serve solo Marta, Maria è ben più importante.
Possiamo e dobbiamo stare tranquilli: «Non praevalebunt».

Te Deum laudo, quia pro gratia Tua (et solum pro gratia tua) credidi sine scandalo!

Francesco Del Giudice

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Te Deum perché non hai voluto abbattermi

Questo 2013 non è stato un bell’anno per me. All’inizio di luglio ho cominciato ad avere problemi di deambulazione che hanno condizionato notevolmente le mie lunghe ed abituali passeggiate in riva al mare.Il probblema si è notevolmente accentuato nel corso di 5 mesi, tanto che oggi riesco a camminare a malapena e con tantissima fatica per qualche decina di metri con l’aiuto del bastone. Purtroppo, dopo varie visite neurologiche, non ho ancora ua diagnosi precisa, anche se mi è stata annunciata una sospetta neuropatia periferica, da confermare tramite accertamenti che richiedono un ricovero che avverrà solo fra qualche giorno.

Questa situazione ha rivoluzionato completamente la mia vita. Attualmente non sono più in grado di guidare, esco raramente da casa, e passo il mio tempo, io che abitualmente camminavo tutti i giorni per oltre un’ora, a leggere o a guardare la televisione. Ma ad alcune attività non ho voluto rinunciare, e, grazie alla mia famiglia che mi è molto vicina, e ad alcuni amici molto disponibili che mi trasportano con le loro auto, riesco ancora ad andare a scuola di comunità, a fare il mio turno nel Centro d’ascolto della Caritas parrocchiale, e a passare qualche serata in pizzeria con successivo divertente “burraco” tra amici.

Fortunatamente il mio carattere mi permette di non abbattermi mai, e di sperare in una qualche favorevole evoluzione della malattia.

A questo punto non posso che che ringraziare il Signore per avermi dato una famiglia vicina, amici disponibili,e, nonotante tutto, una letizia, quella letizia del cuore che viene dalla certezza che non sono solo, ma che Lui mi accompagna in questo difficile cammino, verso un destino buono!

Aldo Di Carlo

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Te Deum per tutte le volte che mi hai soccorso

Te Deum per tutte le occasioni di sofferenza, di fatica e riflessione che in questo anno ho avuto e che mi hanno aiutato a fare memoria che nulla del mio essere è totalmente mio se non dipende dall’originale rapporto con Cristo e Ti ringrazio per tutte le volte che mi sei venuto in soccorso nei modi più curiosi e impensabili e che mi hanno fatto ripartire nella mia esperienza di fede nell’ambito lavorativo, con gli amici, nella famiglia.

Te Deum per la splendida persona di Papa Francesco e della sua instancabile fede.

Te Deum per lo splendido gesto di Papa Benedetto XVI che ha stravolto in senso positivo la vita della Chiesa.

Maurizia Fabris 

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Te Deum per la mia vita “banale”

Quest’anno il Te Deum lo potete scrivere voi. Finalmente, mi sono detta, ma poi leggendo tutti i precedenti inni di ringraziamento scritti da personaggi famosi, subito mi sono scoraggiata. Come posso competere io con la mia vita quotidiana banale fatta di marito, figli, lavoro, casa e contrattempi vari? Vedete quanta ingratitudine ho nel cuore!

Guardo alla mia vita e penso che tutto sia banale, scontato dovuto, mentre è tutta una meravigliosa avventura che il Signore, con premura, ha predisposto per la mia felicità. Niente è più avventuroso di una mia giornata quotidiana. E allora avanti buttiamoci in questa nuova sfida.

Sempre ripeto ai mie figli che ”non cade foglia che il ciel non voglia” quindi non a caso alla fine di quest’anno che il Papa emerito Benedetto XVI, ha proclamato Anno della Fede, io mi accingo a scrivervi. Veramente io ho avuto in questo tempo la possibilità di verificare la mia fede, di interrogarmi dove appoggio la mia vita a chi affido i miei dubbi, le crisi e le fragilità. Il Signore ha voluto che io lo incontrassi, che conoscessi il suo amore anche quando non lo meritavo e che da quest’amore nascesse la mia famiglia. Ed ora m’invita a non tenere per me questo tesoro, come non desiderare che altri si sentano veramente amati e possano amare se stessi e gli altri!

Come può chi mi sta vicino credere nell’amore di Dio che è Padre se nessuno glielo annuncia magari con la propria semplice testimonianza, con le proprie parole. Io sono molto restia a espormi per via del mio orgoglio, ma ci ha pensato il Signore a mettermi nelle giuste situazioni. Mio marito ed io siamo stati invitati insistentemente a collaborare in parrocchia come catechisti per i genitori del gruppo CAFARNAO dove c’è anche nostra figlia, ecco una buona occasione per incontrare tanti genitori come noi alle prese con i medesimi problemi e poter percorrere il cammino insieme. Subito ci siamo resi conto che ormai le parole sono inflazionate, pochi sanno ancora ascoltare mentre l’esperienza condivisa resta: pregare insieme, mettere in comune le nostre difficoltà nella vita matrimoniale nell’educazione e la trasmissione della fede ai nostri figli.

Durante alcune domeniche successive alla Pasqua abbiamo accolto l’invito del Papa e siamo andati nelle piazze ad annunciare la buona notizia: Gesù Cristo è veramente risorto, alleluja! Noi lo abbiamo sperimentato nella nostra vita.

Qualche domenica fa abbiamo accompagnato nostra figlia a un incontro sportivo col suo gruppo Giocosport.  Una ludo-domenica all’insegna dello svago e del relax, pensavamo, e invece il Signore, ci aspettava in Vallecamonica per un’opportunità imperdibile! Durante il pomeriggio siamo stati invitati dal curato a portare la nostra testimonianza in oratorio sulla preghiera in famiglia. Abbiamo descritto quanto sia complicato, quasi una lotta, riuscire la domenica mattina a ritrovarci tutti insieme a lodare il Signore per la settimana che ci ha fatto vivere, per l’opportunità di fermarci, riposare, guardare a quello che Lui ha costruito nelle nostre giornate e dire “veramente è cosa buona”. Ma quale felicità vedere come anche per gli altri genitori sia difficile ritagliare il tempo per pregare con i propri figli e come invece sia semplice condividere e fare comunione.

In una settimana sono diventata orfana di madre e nonna. Non dico questo per farmi compiangere ma per dimostrare come il Signore provveda alla mia vita. Nonostante tutto ciò, ogni giorno scopro la mia incapacità ad amare l’altro così come io mi sento amata a Lui, vedo che non so perdonare la minima offesa il più piccolo sgarbo e penso che forse il Signore mi lascia convivere con queste debolezze affinché possa guardare a Lui e non a confidare nelle mie capacità. Mi preoccupavo di come poter celebrare degnamente quest’anno della fede e alla fine ho scoperto che io non dovevo fare proprio nulla, ci ha pensato il Signore. Come dice il maestro Oogway: “Ti preoccupi troppo per ciò che era e per ciò che sarà. C’è un detto: ieri è storia, domani sarà un mistero ma oggi è un dono, per questo si chiama presente”.

Ringrazio il Signore per questo presente: la possibilità di scrivere queste righe e poter manifestare la sua gloria.

Nadia Ferrari casalinga

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Te Deum per i due per tre

Te Deum  laudamus. Gli argomenti sono tanti e , volendo essere pignoli, son proprio tutti. Grazie Dio di questo mazzo tanto. Ricordo una pubblicità della Chicco con la colonna sonora di Vita Spericolata di Vasco. Se a tre figli sparpagliati per età, scuola e vestiti, si aggiunge in casa una mamma barra suocera malata non basta più neanche Vasco, a malapena gli Iron  Maiden.

Sono una donna multitasking dalle performances sempre raffazzonate alla meno peggio. Te Deum laudamus perché non ce la faccio a farcela, ma comincio ad accorgermi che quando ti illudi di farcela non è poi una gran vita.

Grazie perché spesso le giornate di quest’anno sono sembrate quelle  trasmissioni sul calcio che mio marito guarda con spezzoni di tre o più partite in contemporanea.  Le immersioni in Cliniche a Lunga Degenza abitate da vecchi lasciati soli mentre i figli litigano, mescolate all’impasto per la pizza da portare al terzo tempo del minirugby. I fiocchetti rosa per i capelli persi insieme alle ricevute da portare alla commercialista. Spesso ho dimenticato il mio PIN e anche il motivo che mi fece andare vestita e pettinata di tutto punto, con un bouquet in mano a dire:  “Prendo te come mio sposo”.

Un anno confusionario e nebuloso che sarà da ricordare. Poiché ho ben visto che Tu sei Padre e che l’effimero ha la splendida bellezza di un fiocco di neve guardato da vicino. Rilassarmi mentre aspetto il mio turno dal medico di famiglia, sfogliando riviste glamour. Donne, se leggete che crolla il mondo non abbinando la nuance delle tende alla screziatura del fiore dei cuscini non prestate credito alla cosa. Le scarpe col plateux intrigano, ma se poi ci inciampate, meglio le tennis. Raggiungere la certezza su cose di questo genere ha reso il mio 2013 speciale.

Pensavo che le ragioni per credere in Tuo Figlio, Gesù Cristo, andassero cercate non dico proprio nelle sacrestie, ma comunque nei dintorni. Grazie poiché ho visto che ti esse ti vengono invece incontro abbracciandoti, quando ti immergi senza riserve e rimedio nei tre per due dei supermercati. Quando ti incarti nelle festicciole  di compleanno. E’ li che devi sentirti dire come  Lazzaro: “Amico, vieni fuori”. Grazie Dio che mi fai vivere. Che certo sei severo, ma non bacchettone come me, ne’ come credevo Tu fossi.

Giulia Giannarelli

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Te Deum per il Tuo abbraccio dalla croce

Lunedì 4 Novembre. È sera. Fuori piove. Non è stata una giornata buona per me. Inizio a pregare il Rosario… Ho come ripercorso millenni di storia nella mente, millenni di amore, di mani tese.

Tu, oh Dio, chiami Abramo, gli riveli il tuo disegno, lui si fida e va’.

Che cosa devi aver pensato quando ci hai creato? Quando per giorni, secoli, millenni hai camminato al nostro fianco? Al fianco di Israele! E quando questa tua creatura, che tu hai liberato dalla morte, tradiva ogni tua indicazione? Tu eri lì, lento all’ira e grande nell’amore.

Ci hai fatto poco meno degli angeli, anzi forse per noi ti sei speso di più. Erano giorni di pioggia e stavi con noi, sei sceso dal cielo, Tu che usi la terra come sgabello dei tuoi piedi, Ti sei mescolato con gente come noi, traditori, bestemmiatori, infedeli, peccatori..Tu, senza peccato, sommo bene, sapienza infinita, Tu..hai pianto come noi, hai sofferto come noi, hai ricevuto tentazioni, Tu che potevi schioccare le dita e distruggere tutto: Ti chiedo pietà, pietà Gesù, pietà di noi.

Dalla croce abbracci ogni uomo, ogni donna.

Hai fatto tutto finendo su quel legno, Ti sei umiliato Gesù, per chi? Per me, per noi.. Io Ti voglio bene Gesù, fratello buono, voglio piangere con Te, dirti grazie perché col tuo sangue hai fatto tutto Tu al posto mio… Nostro Padre si è accorto che non ne avevamo più, Ti ha guardato, si è guardato, e ha chiesto permesso ad una umile e giovane donna di poterci aiutare mandandoti a vivere qui, a farci vedere come servire il prossimo..mistero del tuo amore!

Ma perché tutto questo? Nella domanda c’è già la risposta..per amore nostro, che abbiamo osato contraddire la tua parola che è vita, come te Gesù che sei via, verità e vita. E tu Dio non ti sei arreso e ti sei fatto  creatura, Tu creatore, Tu infinito ti sei s-finito..perché? Per amore..Ti rendi conto?..Per amore! Il mio pensiero va all’Eden, quel giorno, milioni di anni fa..è tutto lì, sta già tutto lì, Stefano cade, è fragile, debole..non lo abbandoni, lo rimproveri, sì, ma gli fai subito le vesti, lo copri, Stefano è nudo..gli fai fare un percorso di milioni di anni..poi arrivi Tu, Stefano non ce la fa..non Ti sei scordato di lui..lo sostieni, gli dai la mano..e gli fai vedere come si fa..sei sfinito anche tu Gesù, non ce la fai più, hai pagato per lui..ora Stefano non ha più scuse..Ti dice: “grazie fratello mio”.

Ora non ho più parole, voglio solo pianger con Te, stare sempre con Te..da oggi fino all’eternità a restituirti la sola cosa che mi chiedi..uno sguardo..che Ti sei conquistato con milioni di anni, sì Gesù, perché tu Ti sei venuto a riprendere a caro prezzo, in croce, una cosa che ti spetta da sempre: Tu mi vuoi solo portare in braccio..per sempre..

Per questo ricorderò sempre il 2013, perché Gesù mi ha mostrato il suo vero volto. L’amore.

Per il nuovo anno chiedo al Buon Dio la capacità di meravigliarmi, ogni giorno, sempre di più, delle cose che mi accadono, buone e meno buone,  delle persone che incontro… della vita stessa… così come mi insegna la mia fidanzata Arianna.

Stefano Iorio

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Te Deum per il Tuo amore che non merito

Grazie Signore per avermi dato un padre che quest’anno ci ha lasciati per abbracciare Te,

Grazie per la Speranza che nutro in Te che non avevo nei miei 18 anni,

Grazie per una famiglia ho desiderato e che spesso non merito,

Grazie per il lavoro che faccio,

Grazie per gli amici che mi arricchiscono e i nemici che mi biasimano,

Grazie per il Tuo Amore che non mi molla anche quando vorrei scappare,

Per tutto questo e molto altro, Ti ringrazio anche per questo anno che mi hai dato di vivere.

M. Cristina La Manna Palermo

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Te Deum perché mi attendi

A Te Dio

dico grazie

per quest’anno,

ma per l’affanno

perdona

la mia fragile persona

Tu che ami ogni momento

sopporti, porti

il mio lamento

pigro, noioso

sul tempo frettoloso,

sul male che avanza

della paura

nella brutta circostanza

quella mai giusta

che non gusta

che delude

che chiude…

perdona,

perché la vita è buona

e il Tuo tempo ha pietà

della mia libertà…

grazie che attendi,

tendi

la Tua mano

e mi rialzo piano

di nuovo,

mi rinnovo.

Eleonora Nori

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Te Deum perché sulla barca non siamo soli

Due venerdì fa, mio marito ha saputo che da febbraio 2014 (se non prima), dopo 20 anni di onorato servizio come ingegnere nella stessa azienda, andrà a casa in mobilità con altri 73 colleghi che, come lui, hanno moglie e figli (noi ne abbiamo 3 di 4 anni, 3 anni e 16 mesi) a carico.

L’iniziale sgomento ha piano piano aperto il varco ad una domanda di senso: perchè ci accade questo? Che cosa vuole il Signore da noi?

Abbiamo compreso, con la certezza che tutto accade sempre per un Bene più grande, che “siamo in onda”: dobbiamo abbandonare qualsiasi lamento e rimboccarci le maniche, sia io che mio marito. Veramente la crisi è un’occasione! Mio marito ha iniziato a cercare con decisione e coraggio un altro lavoro, dando anche la disponibilità, concordata con me, di lavorare all’estero. Con un bambino così piccolo pagare una baby sitter o un nido sarebbe troppo oneroso. Paghiamo già la retta della scuola materna paritaria (qui non ci sono materne comunali). Allora io ho pensato che l’unica, sana, concreta cosa che posso fare per noi è pregare ogni giorno il Rosario per continuare a dire il nostro “si” ogni giorno anche nella “cattiva sorte”, certi che “Colui che ha iniziato quest’opera buona la porterà a compimento”. Siamo in mare aperto, ma sulla nostra barca non siamo soli. Per questo ringraziamo Dio.

Francesca Palazzo, Santino, Maria, Elisabetta e Cosimo

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Te Deum per ogni giorno sempre uguale e diverso

“O giorni e mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia, diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale…”

A dicembre dello scorso anno ho cantato il Te Deum nella chiesetta di Bellamonte e ho ringraziato Dio, circondata dalle sue magnifiche montagne. Contemplando i Lagorai mi sono detta che la mia partita é quasi tutta giocata e che poco può sorprendermi, come cantava Guccini negli anni della mia giovinezza.

Tornati in città gennaio mi porta l’annuncio che mio figlio si trasferirà per lavoro in Corea, lontano chilometri e fusi orari, e io mi sento vuota come l’arco che ha scagliato la sua freccia troppo lontano. Nel Profeta si dice che Dio ama anche l’immobilità dell’arco, così abbraccio forte mio marito, con gioia siamo tesi nelle mani dell’Arciere.

A febbraio (corto e amaro) un fragile vecchio vestito di bianco sconvolge il mondo annunciando in una lingua antica che il suo corpo non può sostenere il peso che la sua mente vede con lucidità e oscura lo spettacolo avvilente dei nostri litigiosi politici in parlamento.

Una sera di marzo, mentre bolle l’acqua per la pasta, del fumo bianco esce dal comignolo della Cappella Sistina, tutti ci sediamo davanti al televisore: quando il nuovo Papa saluta con un cordiale buona sera siamo già conquistati. Ceniamo alle nove.

Ad aprile ci ritroviamo un Presidente vecchio e un governo nuovo. Abbiamo una grande coalizione perché questa volta non hanno vinto tutti, anzi non ha vinto nessuno. Durerà?

Nel mese di maggio prepariamo un’allegra carovana per Roma: sei adulti e sette bambini, per un fine settimana in compagnia di Papa Francesco. Andiamo in piazza San Pietro con i nostri figli per vivere con loro la grandezza del Fatto che ci è capitato e ha cambiato le nostre vite.

Giugno è piovoso ma la mia figlia piccola, per la quale ringrazio il Signore da tredici anni, è in vacanza e la sua compagnia riempie le nostre giornate.

A luglio partiamo per le nostre amate montagne, come ogni anno mia madre ripete che le vede per l’ultima volta, anche se in cuor suo è sicura di ritornare ad ammirare le cime spruzzate dalla solita nevicata che ogni luglio si ripete.

Ad agosto andiamo al sud, siamo una compagnia di ventuno persone, otto adulti e tredici bambini con un’età che va da diciotto mesi a quattordici anni. E’ una bella vacanza sia per i grandi che per i piccoli: avventure e risate, compagnia e discorsi serali davanti a un buon gelato. Un giorno una barca si arena a pochi passi dalla spiaggia: migranti, gente con i nostri stessi sogni che fugge da un paese in guerra, qualcuno più fortunato riesce a rimediare abiti puliti e un biglietto per Roma, tutti ricevono acqua e cibo.

Ho letto nei Diari che Emmanuel Mounier amava molto settembre, il mese in cui tutte le attività ricominciano e i rapporti si rinsaldano. E’ bello ritrovare gli amici dispersi durante le vacanze e gli impegni che danno il ritmo alle giornate. Il quotidiano tesse la tela della nostra vita, a volte realizziamo i nostri sogni, a volte veniamo a patti con la realtà; sembra di vedere solo il retro del tessuto e immaginare la bellezza del giusto verso.

Ottobre ci vede pieni di progetti. Compriamo i biglietti per Seoul e già ci sentiamo in estremo oriente, anche se ci andremo il prossimo aprile. Così non saremo a Roma quando due grandi papi verranno proclamati santi, ma il nostro cuore ci sarà.

A novembre visitiamo i nostri morti, una grande intuizione cristiana li unisce alla festa di tutti i Santi e questa misteriosa comunione ci insegna a camminare baldanzosi su questa strada, così bella per chi cammina, la strada che porta a casa, dove ci aspettano già.

Dicembre ci vedrà riuniti, celebreremo insieme la nascita di Gesù.

“Verbo incarnato che nuovamente condividi con noi il tuo Natale, insegnaci a condividere con gli altri i nostri progetti di pace e solidarietà.” (Giovanni Paolo II)

Anche quest’anno grazie, Signore. Ti lodo perché hai sorpreso la mia vita, in Te sempre spero, sia sempre su di noi la Tua misericordia.

Doriana Prestinari Milano

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Te Deum perché ci hai fatto innamorare (di Te)

Noi ti lodiamo, Signore, per la tua fedeltà e il tuo amore gratuito per noi,

perché ci hai liberati dal potere delle tenebre, del quale eravamo schiavi.

Infatti eravamo smarriti, perduti:

erano passati su di noi i terrori e gli orrori del ’68.

La nostra terra era rimasta deserta, desolata: lí giacevamo senza speranza,

delusi, feriti a morte e resi aridi e cinici .

Ma un grido, sì, un grido s’innalzava a Te dalla nostra sofferenza,

flebile, inconscio, ma tenace:

Tu l’hai raccolto e sei venuto a cercarci nella nostra terra devastata.

Così ci hai preso per mano e ci hai riportato a casa,

nel seno di nostra madre, la Chiesa.

Ci hai curato e consolato con amore paterno,

ci hai portato, quando eravamo esausti o di nuovo ribelli,

ci hai guidato con mano ferma in un cammino di conversione

e di conoscenza del tuo amore.

Siamo risorti, da te ricreati nuovi;

a poco a poco abbiamo ripreso a camminare, ad amare,

a gioire, a ringraziare, a lodare.

Ci siamo innamorati di Te, noi bruciati per l’amore,

e abbiamo potuto anche innamorarci l’uno dell’altra.

Ci siamo sposati, avendo il tuo Figlio come roccia,

su cui fondare la nostra casa,

e i fratelli come corona, come comunità di redenti come noi,

con i quali condividere le gioie e i dolori della vita,

ma soprattutto l’esperienza del tuo amore

e della tua provvida presenza in mezzo a noi.

Ci hai dato figli: alla fine sono stati nove;

e nipoti, quindici fino ad ora;

ma soprattutto lo stupore e la gioia di vedere,

che dalla nostra sterilità Tu stai traendo un popolo,

che Ti serva in questa generazione, testimoniando ed annunciando

il tuo amore universale, che cerca tutti gli uomini. Nella tua fedeltà ci hai dato una grazia inaspettata, immeritata:

ci hai inviato come famiglia in missione,

nel nord dell’Europa,

nella terra fredda e brumosa di Germania,

in luoghi dove la fede nel tuo Figlio si è spenta

e persino la Chiesa non annuncia quasi più

la salvezza nel suo Nome e l’avvento del tuo Regno.

Dopo 27 anni di cammino in questo deserto,

tra innumerevoli pericoli e tentazioni,

ma con la tua tenda in mezzo a noi,

cominciamo ad intravvedere i tratti

del tuo disegno mirabile di salvezza per questa terra:

Un popolo ti stai formando, un resto,

nel silenzio e nel nascondimento di questa landa desolata.

Un popolo povero, umile, nascosto,

che viva nella semplicità, nella lode e nella benedizione

a Te, vero Dio, uno e trino,

come la famiglia di Nazareth.

Un popolo da Te reso luogo della tua gloria,

che nella sua carne redenta dal tuo Figlio si rende visibile

e diviene speranza per ogni uomo, che l’incontri.

Speranza di salvezza e di felicità eterna.

Hai scelto proprio noi, i più indegni e peccatori,

i più deboli e duri di cuore, perché

non abbiano dubbi, che le meraviglie ch’essi vedono in noi

sono opera della tua mano e non delle nostre forze.

E così possano venire al tuo Figlio e da Lui essere amati.

Per una cosa ancora ti lodiamo e ti benediciamo:

Hai trasformato il nostro tempo

da tempo di morte in tempo redento,

pieno di vita e di eternità,

dove anche le nostre crisi e le nostre sofferenze trovano il loro senso.

Sì, prima ci hai insegnato a contare i nostri giorni,

perché prendessimo coscienza della nostra finitezza.

Ma ora hai spezzato in noi i lacci della morte,

hai distrutto le catene del tempo ciclico, che ci soffocavano,

e ci hai proiettato in una vita senza fine,

gioia alla tua presenza,

dove è bello poter amare e sentirsi riamati,

poter donare la propria vita a Te e a tutti i fratelli,

che tu hai posto, ancor oggi poni e domani porrai sul nostro cammino, trovando in questo il senso pieno ed ultimo della nostra esistenza.

Appoggiati alla memoria dei tuoi prodigi e all’esperienza della tua fedeltà,

ti preghiamo, Signore: Dona a tutti gli uomini di questa generazione

di conoscerti e di poter invocare il Nome del tuo Figlio Gesù Cristo,

perché possano essere salvati e divenire in Lui

il popolo della pace, della lode e della benedizione.

A Te e a Lui nello Spirito Santo ogni onore ed ogni gloria

nei secoli dei secoli.

Amen.

Andrea e Gina Rebeggiani con i loro figli famiglia in missione “ad gentes” in Germania, nella città di Chemnitz

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Te Deum per la scuola cattolica di Matera

Padre nostro, che sei nei cieli,

Ti ringrazio per la presenza a Matera delle suore della Scuola Cattolica del Sacro Cuore di Gesù.

Perché insegnano ai nostri figli ad essere liberi di volare, e che per riuscire a volare devono impegnarsi, devono essere capaci di comprendere la realtà della loro esistenza.

Perché la Tua luce risplende così chiaramente attraverso il loro sorriso.

Per la loro attenzione al valore di ogni bambino considerato una persona di 3 o 5 o 8 anni: in quanto obbedienti e in quanto sfrontati; con la stessa intensità se sono bulli in erba o mezzi geni, perché sanno benissimo che gli angeli di ogni bambino, nel cielo, vedono sempre la Tua faccia, o Padre.

Perché il loro amore per Te, Padre nostro, che così evidentemente hanno con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima, con tutta la loro mente, si riversa sui nostri figli come attenzione al loro destino assolutamente unico e personale.

Perché trasmettono l’entusiasmo per la vita, l’amore per lo studio, la gioia della conoscenza, la certezza di un valore che ogni persona ha e che nessuno può togliere o dare, perché ci viene da Te.

Maria Bruna Riccardi Matera

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Te Deum per sorella provvida sventura

Inizio a scrivere questo ringraziamento di fine anno a Nostro Signore Trinità Santissima, Padre, Figlio e Spirito Santo ,nella  notte che segue la solennità dell’Immacolata Concezione, che quest’anno è caduta nella seconda domenica di Avvento, rendendola ancora più piena di grazie! Non posso quindi che cominciare col ringraziare Nostro Signore per il dono che ci ha lasciato ai piedi della Sua croce :  la Sua Madre diventa la nostra Madre, modello perfetto di purezza, fede, speranza e carità, che noi figli dobbiamo imitare per scalare la nostra croce, l’unico veicolo che può traghettarci fino alle vette del Paradiso! Il titolo di questo mio ringraziamento, che spero lo Spirito Santo mi abbia ispirato, mi porta a basare la mia riflessione su due pilastri del pensiero cristiano: la perfetta letizia francescana e la provvida sventura manzoniana .

Partendo da questa visione provvidenziale degli eventi umani, possiamo considerare tutto ciò che il mondo giudica disgrazia come dono che il Signore ci fa per crescere in santità, quella sapiente potatura di cui parla Gesù per portare più frutto, e ringraziare il Creatore per questi nostri tempi , dove, come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani,  abbonda il peccato ma sovrabbonda anche la grazia!

Alla luce di ciò, ringraziamo, lodiamo e benediciamo Nostro Signore per tutti gli attacchi e le persecuzioni che ha ricevuto il Papa Benedetto XVI , che lo hanno provato, fiaccato ma non ottenebrato, portandolo invece a quella ardita decisione di lasciare il timone della barca di Pietro in tempesta ma non la barca, restandosene come Gesù a poppa in un apparente sonno che è invece efficacissima orazione! Quindi alla domanda pressante dei nemici della Santa Chiesa , che come saccenti presentatori chiedevano al papato di lasciare tutto, il Signore degli eserciti ha risposto  raddoppiando l’efficacia  del papato stesso aggiungendo al papa benedettino un papa gesuita, uno stratega di Dio! Della serie quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e come Mosè e Giosuè guideranno il popolo di Dio al Cuore Immacolato di Maria, che alla fine trionferà!

Potrei su questa scia dimostrare come provvidenziali l’esodo biblico di extracomunitari, che sta invadendo la vecchia e stanca Europa; il proliferare degli aborti; l’eutanasia da 0 a 90 anni; le lezioni di pornografia fin dalle scuole elementari; la fine della scuola paritaria; i matrimoni gay; l’ideologia del gender; la crisi economica, e così via ma sarei troppo lungo e allora un buon anno a tutti Deo gratias e così sia!

Claudio Domenico Risalvato

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Te Deum per ogni alito di vita

«Te Deum laudamus, te Dominum confitemur».

Con le parole antiche, cariche della storia di 1700 anni, la Chiesa oggi innalza, eleva, grida il suo inno di ringraziamento. Così, mentre il mondo perde il suo tempo nei bilanci di fine anno e nei discorsi pieni di auguri vuoti, mentre gli uomini del mondo si rifugiano in scaramantiche profezie sul futuro e in promesse di buona fortuna, noi non vogliamo sprecare il fiato e perciò mettiamo il nostro grido di ringraziamento nella stessa voce della Chiesa, domandando di essere soccorsi dalla stessa misericordia che ci ha condotto sin qui, perché queste siano ore non per un bilancio, ma per un rilancio.

«Te Deum laudamus».

Noi ti lodiamo Signore, per tutto quello che hai permesso capitasse lungo questo anno. Ti lodiamo per ogni istante, per ogni secondo, per ogni ora che abbiamo vissuto, senza rimpiangere nulla, senza rinnegare nulla, senza dover buttare via nulla. Per ogni alito di vita, per ogni respiro che troppo spesso ci ha visto distratti al mattino riaprendo gli occhi alla vita, per ogni meritato riposo della sera a fianco delle persone che portiamo nel cuore. Per tutto ciò che hai permesso lungo questo anno noi ti lodiamo e ti benediciamo.

«Omnis terra veneratur».

Tutta la terra ti adora, o eterno Padre, e con la terra anche noi. Ti adoriamo per gli sguardi di cui questo anno è stato pieno. Ti adoriamo per lo sguardo nostro, che ogni giorno abbiamo potuto contemplare immagine del tuo. Ti adoriamo per lo sguardo delle persone cui abbiamo detto il nostro sì per tutta la vita, presenze per nulla scontate e che sempre sono state pronte a ripartire con noi. Ti adoriamo per gli sguardi inquieti dei figli che ci hanno tenuto sempre desti e pronti a rendere ragione delle cose più decisive della vita. Ti adoriamo per il tuo sguardo, scrutato e pregato durante qualche notte insonne, contemplato e implorato di fronte alla malattia, amato e supplicato nelle ore della fatica più dura, della perdita del lavoro, dell’incertezza economica, della battaglia contro il nostro peccato. Per ogni sguardo di questo anno, per il tuo sguardo di questo anno noi ti adoriamo, o eterno Padre.

«Tibi omnes angeli, incessabili voce proclamant».

A te cantano gli angeli con incessante voce, la stessa voce che oggi spinge anche noi a innalzare il grido di ringraziamento. Ti cantiamo il nostro grazie per il dono delle lacrime. Per quelle versate nell’ora della morte di qualche persona cara che in questo anno è rinata alla vita del cielo. Per quelle segrete che non ha visto nessuno, se non gli angeli, che abbiamo versato nelle ore più dure, nelle umiliazioni più grandi, nelle incomprensioni più forti, nel timore di perdere qualche persona cui teniamo molto, per l’angoscia di una malattia, per la divisione in una casa. Per quelle versate dai nostri bimbi al primo venire al mondo. Per quelle della gioia, della commozione, che hanno riacceso in noi la speranza. Ti cantiamo, o Dio, con gli angeli, e con voce incessante, rotta dalle lacrime, ti gridiamo il nostro ringraziamento, perché col pianto ci hai purificato e hai rotto il pungiglione della morte, aprendo ai credenti il regno dei cieli.

«Per singulos dies benedicimus te».

Ogni giorno ti benediciamo e lodiamo il tuo nome per sempre. Ti benediciamo, o Signore e Dio nostro, per l’inestimabile dono della fede. Ti benediciamo per la testimonianza dei nostri fratelli che lungo questo anno hanno versato il sangue a motivo del tuo nome, in Nigeria, Siria, Libia, Pakistan… Ti benediciamo perché possiamo chiamarti per nome, dandoti del “Tu”, sapendo chi sei, senza doverci mettere nelle mani di altri “salvatori” che con insistenza si affacciano sulla scena di questo mondo. Ti benediciamo per la celebrazione della Santa Messa quotidiana, per la tua presenza nei sacramenti, per la tua vita offerta alla nostra. Per il dono della fede, per averci «creati e fatti cristiani» noi ti benediciamo e lodiamo il tuo nome ogni giorno.

«Misereri nostri, Domine, misereri nostri».

Questo inno antico osa ripetere per due volte solo questa implorazione: «Pietà di noi, Signore, pietà di noi». Questo è il dono che ti chiediamo, Signore Gesù Cristo, quello della tua pietà, che ogni male vinca, ogni dubbio sciolga, ogni scetticismo superi, ogni peccato rompa. La tua pietà, la tua misericordia, la tua tenace passione per noi sia il dono che accompagni il nuovo anno, che riaccenda nei cuori la speranza, negli sguardi la bellezza, nelle lacrime la fedeltà. Vergine fanciulla di Nazaret, custodisci ogni parola, ogni desiderio, ogni bisogno, e tutto porta nelle braccia del tuo Figlio che oggi lodiamo e benediciamo, certi che «non saremo confusi in eterno».

Amen.

Don Simone Riva

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Te Deum per i nostri progetti che Tu fai tuoi

Alla fine di questo anno, Signore della mia storia, ti devo ringraziare per tante cose, ma ti voglio render lode soprattutto per la bella famiglia che mi hai messo accanto. Per il mio meraviglioso marito Alessandro, che mi fa arrivare là dove da sola non arriverei mai: mi scuote dalla pigrizia che alle volte mi assale, mi risolleva dalle ansie più o meno motivate che mi attanagliano, mi mette in discussione ogni momento, con il suo essere così diverso da me, eppure così incredibilmente vicino.

Grazie per la mia piccola Miriam, per la rivoluzione che ha portato nella mia vita, perché lei ha spostato tutto il mio baricentro: ho riscoperto per lei la meraviglia dell’uscire da se stessi per vivere per qualcun altro. Grazie per il coraggio dell’accoglienza di una nuova vita che hai messo nel nostro cuore. Ecco, quando vorrai dare un fratellino/sorellina a Miriam, noi siamo disponibili. Abbiamo anche già scelto i nomi.

Grazie anche Signore per lo scartavetramento continuo che eserciti sulla mia anima, con le piccole e grandi prove della vita: lo sai che questo continuo tirare a lucido non mi piace, ma so anche che se Tu non mi obbligassi a questa continua manutenzione, sarei in breve invasa dalle ragnatele, pigra e incostante come sono. Quindi grazie.

Ti affido i miei, i nostri progetti: se sono anche i tuoi, dammi la costanza che non ho, la volontà che mi manca, il controllo di me che non possiedo, perché si realizzino secondo la tua volontà.

Sara Santinelli

* * *

Te Deum per il nostro tacito accordo

Sono un medico di bordo della Marina Mercantile Italiana e mi piace scrivere poesie. Nel 2010, rientrato dopo cinque mesi di navigazione, in pieno benessere e asintomatomatico, mi accorsi di avere ben due tumori maligni e subii nei mesi successivi tre interventi chirurgici e conseguente chemio- e radioterapia. Ero pronto ad ogni evenienza ed affrontai tutto con fede e serenità di spirito. Stranamente (ma forse no) avevo appena scritto una poesia, che oggi potrei definire premonitrice, nella quale esprimevo un desiderio. Il desiderio è stato esaudito. Questo allegato è il mio Te Deum.

La poesia è tratta dal volumetto “Poesie” stampato in proprio con i tipi di Il Mio Libro.

Sebastiano Rizzo

PREGHIERA DEL MEDICO DI BORDO

Eterno Dio del Mare

che l’onde e le correnti

governi a Tuo piacere,

proteggi questa nave

e chi c’è a bordo

da tempi procellosi

e infausti eventi.

Illumina i miei gesti

e i miei pensieri

quando, oramai lontano,

solo con la mia scienza,

dovrò nel miglior modo

far fronte all’emergenza.

Aiutami, gran Dio,

quando verrà la sera,

a non pensar che a terra

ho una famiglia anch’io.

Fai anche che il ritorno,

dove qualcuno aspetta,

sia fonte di letizia

e di allegria.

Ma che fra noi ci sia

come un tacito accordo:

fammi tornare a bordo.

E così sia.

Pavia 2010

* * *

Te Deum perché neanche io sono “a posto”

Il 31 dicembre obbliga spietatamente a fare un bilancio dell’anno appena passato. Restano ancora tante cose da finire, e molte altre che non vanno. Eppure voglio solo dire “ti ringrazio, Signore, per l’anno appena trascorso”. Grazie per l’affetto della mia famiglia, e specialmente della mia nipotina: ha tre anni e non dice molte parole, ma le basta il suo sorriso per farmi capire quanto bene mi voglia incondizionatamente.

Grazie per i matrimoni di quest’anno, perché gli amici che si sono uniti in questo Sacramento, finalmente, lo sono per sempre. Grazie perché Tu ci ricordi che l’amore vero e duraturo non è quello delle favole, ma quello dove tra marito e moglie ci sei Tu.

Grazie per le amicizie. Quelle vecchie e quelle nuove. Grazie per chi abita a 20 Km di distanza e si preoccupa di chiamarmi se non mi faccio sentire per qualche giorno. Grazie anche per chi abita a 100 Km, ma guarda nella stessa mia direzione. “Desta dunque, o Dio, un uomo, in un posto qualsiasi della Terra…e permetti che guardandolo io possa ammirare Te”. Ecco. Quest’anno è successo davvero: non una volta ma quattro, cinque, sei volte. Ed è una meraviglia, perché è il segno che Tu non mi lasci mai solo. Fai che anch’io possa essere il Tuo volto per chiunque Ti cerchi: per un amico, per un bambino, per un perfetto sconosciuto. Per uno che crede, o uno che non crede. Fai che io possa portare loro speranza e non dolore.

Grazie per chi resta, e per chi hai chiamato a Te. Grazie per i giorni in cui ho lavorato, e quelli in cui non ho lavorato. Grazie per i giorni di sonno, di fatica e di buio. Grazie per le notti passate a scrivere, perché ho potuto vederti anche lì. Persino in ogni smacco, in ogni delusione nella mia ricerca di lavoro. Grazie per avermi messo vicino un tossico, un disperato, o un ex-carcerato sulla banchina della Stazione, perché mi ricordi che neanch’io sono “a posto”, anzi, non c’è giorno che non debba riconoscere il mio sporco e aggrapparmi a Te per poter vivere attraversando l’incertezza, il dubbio, le incognite che il futuro riserva.

Grazie perché mi hai fatto e mi hai reso Tuo figlio. E grazie perché mi hai insegnato che non c’è altra via alla felicità che accettarsi esattamente così come si è. L’altezza, il colore, l’impedimento fisico, sono importanti solo per chi giudica troppo alla svelta. Ma Tu non giudichi così Signore! Anzi è proprio attraverso il mio insieme imperfetto di pregi e difetti, di manie, di confusione, di buone e cattive abitudini che Tu puoi renderti visibile e operare.

Signore, quest’anno i miei anni sono 30. Forse dovrei iniziare a preoccuparmi, eppure non sono mai stato così felice come quando ho lasciato che Tu mi guidassi. “Fieramente corro”, verso di te, verso la mia realizzazione e il destino che Tu mi riservi. Non ho paura d’invecchiare, ho solo paura di guastare con le mie mani la felicità che hai preparato per me. Non lasciarmelo fare. Non lasciarmi.

Gianmaria Spagnoletti

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Te Deum per chi combatte per stare qui

Te Deum laudamus per la vita, la vita dei bimbi appena nati, dei lattanti, di quelli svezzati che cominciano a gattonare e a camminare; per la vita di noi adulti, genitori e nonni; per la vita dei bisnonni, che se anche hanno avuto in braccio per poco tempo i loro bis-nipoti, ora li guardano dalla vita vera.

Te Deum laudamus per la vita delle persone malate (sono medico in ospedale), per quelle che hanno un tumore inoperabile e combattono per stare qui o si preparano per la vita vera; per le altre che sono in dialisi e la sopportano tre volte alla settimana, visi a me cari, che mi salutano quando passo loro accanto e mi raccontano di sè.

Te Deum laudamus per la vita di chi soffre, per chi è solo, per chi ha fame o freddo nella notte; fa’, o Signore, che incontri un fratello, una sorella che li abbracci come fratel Ettore, come madre Teresa, come padre Aldo hanno saputo fare.

Te Deum laudamus per la vita che condivido innanzitutto con moglie e figli; fa’, o Signore, che il mio dare sia gratuito, senza tornaconto, che io imiti Te!

Ho provato struggimento davanti ad una fotografia di Samuele, nostro primo nipote, perché lo ritraeva con gli occhi sgranati davanti a noi, si aspettava tutto, attendeva qualcosa oltre ciò che gli si stavamo dando… era il momento del pranzo… Era in un certo senso indifeso, disponibile, uno sguardo aperto che accoglieva e attendeva tutto da noi. Struggimento per l’innocenza che rappresentava. Struggimento come sproporzione di fronte al Mistero.

Grazie, Signore, che Ti fai presente nel Tuo Natale, nato bimbo bisognoso, coperto dall’affetto di Maria e Giuseppe, riconosciuto dai poveri pastori impauriti dall’Osanna degli Angeli. Vieni Signore Gesù!

Adalberto Tommasi medico

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