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I migliori alunni del Conservatorio suonano con violini fatti dai carcerati

maggio 11, 2012 Chiara Sirianni

Nel carcere di Opera una cooperativa insegna ai detenuti a costruire violini. E i concerti del Conservatorio di Milano lo confermano: sono di altissimo livello. Storie di riscatto e di amore per la musica.

Tre detenuti, commossi e un po’ imbarazzati, alla periferia di Milano. E Ravel, Brahms, Paganini, eseguiti dai migliori alunni del Conservatorio, giovani ed elegantissimi nei loro completi neri. Nell’auditorium della casa di reclusione di Opera si incrociano due mondi generalmente lontanissimi. Il motivo? «Uno di quei violini l’ho costruito io. Con l’acero dei Balcani, quello della mia Bosnia» spiega Erjugen Meta, trent’anni, sei spesi in una cella del carcere di Opera. Assieme a Fabrizio Fornara e Maurizio Fossati partecipa a un laboratorio di liuteria interno alla casa di reclusione. E la soddisfazione più grande, per il trio, è stata quella di poter ascoltare dentro le mura del carcere musica suonata con i violini nati dalla loro fatica.

«Abbiamo uno stipendio vero, lavoriamo tutti i giorni, dalle otto alle quattro. Ci sono persino le pause sigaretta. Insomma, sembra quasi di avere una vita normale, come quella là fuori» racconta Maurizio, sessant’anni. «Non avrei mai pensato di poter ricominciare da capo, nella vita. Ma quello che è nato come un gioco, per far passare le giornate, è diventato un pensiero fisso. Ci siamo appassionati. Di giorno a lavorare il legno, di notte a immaginare a come rendere il violino migliore. Scoprire i segreti di Stradivarius dà una certa emozione. Abbiamo imparato un sacco di cose, ed è diventata un’arte». Al punto tale che i violini costruiti in carcere, vista la loro alta qualità artigianale, sono in vendita al pubblico.

Alcuni sono stati acquistati dal Conservatorio di Milano, anche perché il presidente Arnoldo Mosca Mondadori ha preso a cuore l’iniziativa, e ha organizzato assieme al direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano, una rassegna musicale d’eccezione: «I milanesi sono invitati a partecipare. Perché si pone al centro l’arte e l’essere umano: la musica è un mezzo per esprimere una bellezza universale». Scherza con i detenuti sul palco, li ascolta recitare qualche poesia, e loro spiegano al pubblico, tra un brano e l’altro, in cosa consiste il loro lavoro. I concerti hanno lo scopo di portare l’arte in carcere, sia per avvicinare i detenuti alla musica, sia per consentire al pubblico esterno di venire a vedere quel che si fa.

Come si impara, da zero, a costruire un violino? Per di più in carcere? «L’idea è nata circa due anni fa, cercavano qualcosa di diverso per dare ai detenuti una possibilità di lavoro sicura» spiega il direttore di Opera. «Le attività industriali erano in difficoltà, e abbiamo pensato di puntare sull’artigianato. E di puntare in alto. Ci era piaciuta l’idea del violino, e abbiamo preso contatto con alcuni maestri liutai, di Cremona. All’inizio c’era un po’ di perplessità: i detenuti saranno attratti da un’arte così raffinata? Ha senso puntare sulla qualità, quando di violini commerciali, magari fatti in Cina, sono pieni i negozi?».

La scommessa, un po’ sperimentale, unica in Italia, ha preso corpo man mano. E i risultati lo dimostrano: finora sono stati costruiti 23 violini, la maggior parte dei quali di altissimo livello. Quest’anno altri dieci detenuti inizieranno la formazione. Federica Dellacasa, presidente della cooperativa “Opera in fiore”, gestisce la liuteria: «I detenuti creano. Ci hanno messo l’anima. Sono anche stati molto pazienti: quando il progetto sembrava fermo, per problemi burocratici, loro si sono tenuti allenati usando del compensato. Hanno realizzato delle barchette e altri piccoli oggetti, per non perdere la manualità». Ascoltare un concerto del genere regala ai tre un’evidente soddisfazione. Strette di mano, abbracci. Fabrizio non resiste, e si sporge verso uno degli allievi, che ha appena smesso di eseguire Paganini, sussurrandogli un «bravissimo». Anche quando le luci si spengono, e gli agenti stanno per scortarli nelle celle, loro non smettono di ringraziare i ragazzi che tornano a casa con i loro strumenti in mano: «È stato un po’ come Geppetto col legno di Pinocchio, a un certo punto il legno ha iniziato a parlare». Visto l’entusiasmo,  il Conservatorio si sta organizzando per fare un passo successivo: insegnare ai detenuti a suonare il violino. «Sarebbe magnifico. A me piacerebbe tanto imparare a suonare il Bolero di Ravel».

 

Il 23 maggio alle ore 20.00 si terrà il prossimo di musica classica con i migliori allievi del Conservatorio della musica di Milano nell’auditorium del Carcere di Milano Opera.
Ingresso gratuito con donazione libera a sostegno della liuteria del carcere. Prenotazioni e info: info@liveeurope.net

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1 Commenti

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