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«I martiri solo nel passato? Ecco cosa succede ai cattolici cinesi nel 2000»

giugno 2, 2012 Leone Grotti

C’è Giulio Jia Zhiguo, «il sacerdote più arrestato al mondo», che non vuole rinnegare il Papa; Giacomo Lin Xili, a cui il regime continua a distruggere le chiese; don Fan Xueyan, brutalmente ucciso.

Non tutti i cattolici in Cina hanno il coraggio di Ignazio Kung Pinmei, nato a Shanghai nel 1900 e diventato vescovo nel 1950. Quando le guardie rosse di Mao, in un periodo di violentissima persecuzione religiosa, l’hanno preso e portato in un cinodromo insieme a tantissimi altri cattolici nel 1995, lui ha avuto il coraggio di alzarsi in piedi e gridare: «Viva Cristo Re, viva il Papa!». Venne condannato all’ergastolo ma grazie alle pressioni internazionali uscì dal carcere dopo 30 anni, nel 1985 e morì in esilio nel 2000. Oggi si attende l’apertura della sua causa di beatificazione.

Non tutti i cattolici in Cina hanno la tenacia di mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding, ultrasettantenne, che ha trascorso più di quindici anni in prigione. È una delle persone che ha ricevuto più arresti in tutto il mondo: è dal 1980, infatti, che subisce estenuanti e ripetute «sessioni di studio», per poi essere rilasciato. Vogliono fargli rinnegare il Papa, ma non ci sono ancora riusciti.

Non tutti i cattolici cinesi, ancora, hanno la fede limpida di don Francesco Tan Tiande, morto nel 2009 a 93 anni. Tan ha trascorso trent’anni (dal 1953 al 1983) nei laogai. Nonostante le terribili prove affrontate, non ha mai desiderato vendicarsi di nessuno. Anzi, scrive nella sua biografia sul giorno in cui è stato arrestato: «Seguendo la polizia fuori da Shishi (la cattedrale di Guangzhou), non avevo assolutamente paura. Al contrario, mi sentivo onorato. Quando avevo ricevuto il sacramento della Cresima avevo promesso che sarei stato un soldato coraggioso di Cristo per tutta la vita. Non avrei esitato a soffrire e persino a sacrificare tutto me stesso. Quando divenni sacerdote promisi ancora una volta di offrire la mia vita per il Signore Gesù: “Vivere per lui e morire per lui”. Oggi ricevevo la grazia speciale del Signore di rendere testimonianza al vangelo. Era un avvenimento così gioioso».

Non sono tutti così i cattolici in Cina, ma «la Chiesa cinese, nonostante le repressioni e forse grazie agli arresti e ai soprusi che i fedeli subiscono ancora oggi, è viva e prolifera». Francesca Romana Poleggi parla così del suo ultimo lavoro, “La persecuzione dei cattolici in Cina” (ed. Sugarco, 135 pp, 12.50 euro), scritto per la fondazione Laogai Italia, fondata da Toni Brandi nel 2005, che collabora con la sede di Washington creata dal dissidente cinese Harry Wu. A tempi.it presenta il suo libro e spiega attraverso le storie di tanti martiri e persone comuni che cosa significa essere cattolici sotto il regime comunista cinese.

In Cina i cattolici sono ancora perseguitati?
Sì e non c’è da stupirsi perché il Partito cinese (Pcc) è comunista e in quanto tale si rifà al pensiero ateo e materialista di Mao, che l’ha ripreso da Marx. Quando uno Stato è totalitario, pretende di essere lui il Dio da adorare e così per le religioni non rimane più spazio. Chi non mette al primo posto della scala di valori la fede nel Partito comunista è considerato un criminale e finisce in prigione o nei laogai o agli arresti domiciliari. Era così negli anni 50, ai tempi di Mao, ed è così oggi nella Cina dell’apertura e del rilancio economico.

Però la Chiesa cattolica esiste in Cina.
Sì, anche se l’argomento è spinoso. Mao, per quanto volesse eliminare la religione, aveva in qualche modo capito che l’uomo ha una dimensione religiosa difficile da estirpare e così nel 1957 ha fondato l’Associazione patriottica (Ap), ente legato al Pcc esistente tutt’oggi che offre un surrogato della religione cattolica. La cosiddetta “Chiesa ufficiale”, che si potrebbe chiamare “Chiesa di Stato” o “Chiesa aperta” organizza messe, catechismo, ordinazioni vescovili come se fosse la Santa Sede. Ma è il Pcc che decide cosa si insegna a catechismo, chi lo frequenta, chi viene ordinato sacerdote o vescovo, che cosa si studia nei seminari e che cosa devono dire i parroci durante le omelie. Quindi è una Chiesa in senso lato, che rivendica la sua totale autonomia da Roma e dal Papa, considerato un capo di Stato straniero e ostile, che il governo comunista vuole sostituire con il «principio di gestione democratica» della Chiesa. Quanti sacerdoti e vescovi sono stati arrestati e uccisi perché si sono rifiutati di rinnegare il Papa e iscriversi all’Ap!

Una Chiesa fasulla, dunque?
In un certo senso sì. In reazione all’Ap in Cina è nata una Chiesa cosiddetta “sotterranea”, illegale e da sempre perseguitata.

Anche oggi la situazione è questa?
Sì ma con una grande differenza. Nel 2007 papa Benedetto XVI ha scritto una lettera molto potente alla Chiesa cinese, includendo in questa definizione sia quella di Stato sia quella sotterranea, sottolineando dunque che la Chiesa in Cina è una ma anche che l’Ap è illegittima. Dopo la lettera tanti vescovi, sacerdoti e proseliti della Chiesa di Stato hanno chiesto perdono al Papa e deciso di tornare in comunione con Roma.

Il Pcc come ha reagito?
In due modi: da una parte intensificando la repressione, mettendo in difficoltà anche i vescovi ufficiali, che vengono controllati, e poi ha cercato attraverso intimidazioni e minaccedi attirare sacerdoti e vescovi fedeli al Papa verso l’Ap. Per questo motivo c’è anche molta confusione in Cina, esistendo vescovi di Stato che hanno chiesto perdono e si sono riconciliati con Roma, spesso in segreto, e vescovi fedeli al Papa che hanno ceduto alle lusinghe del potere e dei soldi dell’Ap. Altri vescovi ancora sono fedeli al Papa ma sono stati ordinati da vescovi scomunicati. La situazione insomma è difficile e anche i fedeli hanno bisogno di chiarezza, che la lettera del Papa ha contribuito a fare.

Quanti sono i cattolici oggi in Cina?
Nonostante la persecuzione i numeri crescono di continuo: è in atto una rinascita religiosa senza precedenti che il governo comunista non si spiega e non riesce a fermare. Sono impossibili stime ufficiali, ma si calcola che il numero dei cattolici vada dai 20 agli 80 milioni. E il rapporto tra fedeli della Chiesa di Stato o aperta e quelli della Chiesa sotterranea è di uno a quattro.

Tu continui a parlare di persecuzione, ma non è qualcosa che appartiene al passato, alla Rivoluzione culturale?
Purtroppo no, e si è intensificata dopo la lettera del Papa. Senza contare che il Partito, terrorizzato dalla Rivoluzione dei gelsomini, che pure non ha toccato molto la Cina, ha scatenato una repressione tremenda contro dissidenti e religiosi. Ci sono molti vescovi e sacerdoti che finiscono in prigione. Di alcuni addirittura non si sa nulla: Giacomo Su Zhimin, vescovo sotterraneo di Baoding (Hebei), è stato arrestato negli anni 50, ha subito 30 anni di laogai e dal 1997 non se ne sa nulla: né il luogo di detenzione, né il capo d’imputazione. È stato visto per caso nel 2003 in un ospedale, poi è stato portato via di nuovo ma nessuno sa dove si trovi. Il secondo è Cosma Shi Engxian, vescovo sotterraneo di Yixian (Hebei), che ha passato 51 dei suoi 90 anni in carcere. Dopo essere sopravvissuto ai laogai nei campi e nelle miniere di carbone, è stato arrestato l’ultima volta nel 2001, il venerdì santo: da allora nessuno sa dove si trovi. Vorrei far notare che stiamo parlando degli anni Duemila e non degli anni 50.

Quanti sono in prigione oggi?
Non si può dire, perché abbiamo notizie parziali. La Cina è enorme e filtrano pochissime notizie. Noi sappiamo che in prigione ce ne sono almeno una quindicina. Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding, ultrasettantenne, continua a entrare e uscire di prigione. Secondo il direttore di AsiaNews, Bernardo Cervellera, è tra gli uomini più arrestati del mondo. Vogliono che si iscriva all’Ap ma lui si rifiuta. L’ultima volta che l’hanno rilasciato, è stato minacciato di iscriversi all’Ap altrimenti le autorità chiuderanno il suo orfanotrofio, dove accudisce bambini disabili e orfani raccolti dalla strada.

Nel tuo libro citi tantissimi casi. Quali sono quelli che ti hanno colpito di più?
C’è  ad esempio la storia di Giuseppe Fan Xueyan, anziano vescovo sotterraneo di Baoding, arrestato nel 1958 e morto probabilmente in prigione. Nel 1992, in pieno miracolo economico, il suo cadavere è stato lasciato sulla soglia di casa sua, avvolto in un sacco di plastica, con segni di tortura sul collo, un filo di ferro lo strozzava, diversi e larghi ematomi al petto e sulla fronte, e dei buchi nella schiena.
Un altro è Giacomo Lin Xili, della diocesi di Wenzhou, nello Zhejiang, arrestato nel 1999. È stato liberato all’inizio del 2002, ma rimane sempre sotto stretto controllo della polizia. Nella sua diocesi la Chiesa non ufficiale è sempre minacciata da arresti e distruzioni: in un solo anno sono state fatte saltare cinque chiese a Wenzhou. Nel villaggio di Linjiayuan la chiesa è stata costruita tre volte e tre volte distrutta dalle autorità. Ma sono davvero tantissime le storie incredibili, che adesso non posso riassumere.

Che idea ti sei fatta dopo questo studio della Chiesa cattolica cinese?
È una Chiesa molto viva e forte dal punto di vista della fede, altrimenti non potrebbe andare avanti in un clima tale di persecuzione. Se pensiamo che nonostante le pesantissime restrizioni e gli ostacoli messi dalla polizia, ogni anno 6 mila persone almeno si recano in pellegrinaggio a Sheshan, è un miracolo. Ma i cinesi hanno bisogno del sostegno di tutti, perché sono molto tentati: è facile infatti aderire alla Chiesa di Stato rinnegando il Papa, prendendo soldi, acquistando potere e facendo carriera. È davvero difficile non essere dei lapsi, i cristiani che durante le persecuzioni dei romani adoravano gli dei pagani per non morire. Io sarei sicuramente “lapsa”.

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