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I Maroon 5 si arrendono all’effetto jingle

luglio 6, 2012 Carlo Candiani

Il loro disco d’esordio, nel 2002, ci aveva piacevolmente sorpreso: con Song about Jane i Maroon 5 irrompevano nel panorama del rock funky con la forza dei veterani. Il felice debutto faceva leva su una serie di pezzi al fulmicotone, che s’incollavano ai padiglioni auricolari e non ti abbandonavano facilmente. Al funky stile Michel Jackson, […]

Il loro disco d’esordio, nel 2002, ci aveva piacevolmente sorpreso: con Song about Jane i Maroon 5 irrompevano nel panorama del rock funky con la forza dei veterani. Il felice debutto faceva leva su una serie di pezzi al fulmicotone, che s’incollavano ai padiglioni auricolari e non ti abbandonavano facilmente. Al funky stile Michel Jackson, aiutato dalla vocina di Adam Levine piuttosto simile a quella dello sfortunato re del pop soul,  si alternavano episodi più rock, così immediati da essere usati come jingle di successo per spot pubblicitari. Il tutto in una confezione lussureggiante, con arrangiamenti mozzafiato che mantenevano il prodotto a un livello di divertimento non banale. Insomma, nel suo genere, un gioiellino.

Dopo una prima prova di questo calibro, ci si aspettavano conferme e miglioramenti. Invece il gruppo capitanato si è impantanato subito nel déjà vu, deludendo con il secondo album (It won’t be soon before long, 2007) e incaponendosi nella pubblicazione di live alquanto inutili (che storia musicale puoi offrire in concerto dopo appena un cd ufficiale?). Nel 2010 il gruppo, sempre più fagocitato dal suo leader, più uomo immagine che autore, sembra ritrovare la strada smarrita con Hands all lover, ripubblicato successivamente inserendo il duetto con Cristina Aguilera, Move like Jagger, altro brano pensato per un ascolto usa e getta. 

Ed ecco il nuovo cd, uscito proprio in questi giorni, già consacrato tra i tormentoni dell’estate 2012. Non cadete nel trappolone: Overexposed è veramente brutto, con la voce di Levine costantemente filtrata in una fiera di suoni pop senza capo né coda, in cui a malapena si nota il singolo Payphone, ripetutamente “pompato” dai network radiofonici. È un peccato che i Maroon 5 anneghino in un pop insulso, smentendo tutte le promesse del loro esordio. Perché anche nella musica di puro intrattenimento si cerca la qualità ma quando quest’ultima viene pervicacemente disattesa, allora anche gli ascoltatori senza puzza sotto il naso si arrendono e passano oltre. Non rimane altro che riascoltare Song about Jane che in questi giorni viene pubblicato in confezione deluxe in occasione del decimo anniversario dall’uscita sul mercato. Due cd in cui si possono ascoltare, oltre a quelle originali, ottima versioni alternative degli stessi brani, con il rammarico che quello che poteva essere, non è stato.

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