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I giornali spiegano ai ciellini come comportarsi da bravi cristiani

maggio 3, 2012 Renato Farina

Analisi della crociata mediatica antiformigoniana. Dove abbiamo appreso come essere bravi cattolici. E dove uno slippino da spiaggia è diventato il legno su cui inchiodare le coscienze dei loschi ciellini.

È  stato molto istruttivo leggere sui quotidiani e i settimanali come deve comportarsi il buon cristiano, specialmente il ciellino. Qui proviamo a mettere in fila una specie di rassegna stampa, pensosa e meditabonda, cercando di attingere insieme lo stile da elegante scorticatore di pinguini di Ezio Mauro con quello di Beppe Severgnini, il quale prima di scrivere intinge il ditino nella cipria.

Cominciamo dalla citazione più importante e seria. La lettera di Alberto Savorana, capo ufficio stampa di Comunione e Liberazione, pubblicata sul Corriere della Sera. Su quel quotidiano era apparsa una certa notizia (notizia?). Vediamo come la sintetizza Antonio Di Pietro in una interrogazione presentata al ministro dello Sviluppo economico: «Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera del 26 aprile 2012, nell’inchiesta sulle commesse ottenute all’estero da Finmeccanica ci sono nuove accuse che i magistrati devono verificare. Esistono sospetti sull’amministratore delegato Giuseppe Orsi, indagato per corruzione internazionale e riciclaggio, sulla sua gestione di AgustaWestland e su nuovi possibili beneficiari dei suoi finanziamenti: (…) Comunione e Liberazione».

Insomma, ti impiccano al palo più alto, anzi ti inchiodano davanti all’universo, in nome di «sospetti» da «verificare». «Corruzione internazionale e riciclaggio»! Sei già morto, la tua reputazione sprofondata, tanto più che questa notizia (notizia?) non arriva solitaria, ma è stata covata, accarezzata al calduccio come un uovo di serpente perché coi dentini rompesse il guscio e avvelenasse il lettore. Scrive Savorana: «Oggi leggiamo sui giornali l’incredibile accusa di tangenti Finmeccanica a Cl… Quali saranno le conseguenze sull’opinione pubblica?… Il peso di menzogne contro un’esperienza che tanti – anche autorevolmente – riconoscono come “una risorsa per il nostro Paese” sta assumendo il volto di un calvario che sinceramente pensiamo di non meritare».

Si noti la tecnica di Di Pietro. Mostra in poche righe cosa sta accadendo. Con il suo linguaggio da toga torturatrice riflette perfettamente la lezione dei suoi amici cronisti di giudiziaria e di qualche ex collega pm che gli ha passato la roba. In un atto della Camera dei deputati il quale resterà inciso sulla pietra delle istituzioni per saecula saeculorum, il leader dell’Idv chiede chiarimenti al ministro sull’ipotesi riferita dal Corriere a proposito della rivelazione di un tale, ma è tutta da verificare ci mancherebbe, per cui si sospetta di Comunione e Liberazione, ma non sappiamo se sia vero, ci penseranno i magistrati, e pare ci sia di mezzo riciclaggio, corruzione internazionale.

Il ministro non può rispondere, non è il suo ramo, ma intanto le parole fintamente sussurrate sono sassate, linciaggio mediatico che diventa istituzionale. E se ti capita di essere un partito o un uomo politico sei già tramortito, ti accusano di tutto, anche del colore delle mutande, e in fondo ci sta nel gioco sporco del potere. Ma se sei un movimento che vuole educare le persone al senso religioso, che dici? Come puoi difenderti? Puoi dire solo come Savorana: «È incredibile».

Intanto sul Fatto quotidiano, per la penna di Marco Lillo, c’è un salto di qualità. Le accuse sono «tutte da provare», Lillo è meno malizioso dei colleghi del Corriere ma avvicina meglio il colpo. Comunione e Liberazione è definita «movimento politico-religioso». Sottile spostamento di essenza, mutazione di identità per rendere credibile l’incredibile. E qui è il calvario, ti portano su, non puoi scendere, al massimo puoi sperare in una parola gentile del buon ladrone. Ed io come politico (?), uomo della casta e dunque ladrone a prescindere, qui lo giuro: «Io me lo merito, ma quello che inchiodate qui accanto non ha fatto niente. Fa solo del bene». Come si noterà ho evitato di citare troppo il Vangelo, anche se mi farebbe comodo sentirmi dire che oggi-sarai-con-me-in-paradiso.

Polvere di stelle da Severgnini

Scusatemi, ma non è facile ridere e scherzare mentre si sta sul Calvario. Ahia, mi rendo conto adesso. Ho scritto Calvario, per di più maiuscolo, dunque ho evocato Gesù, e per di più fuori contesto, evidentemente tirandolo dalla nostra, dalla parte dei ciellini, e coinvolgendolo in risate inopportune, anche se numerose barzellette sul buon umore del Nazareno persino in quella circostanza ci perseguitano sin dai tempi dell’oratorio, e ce ne scappa ogni tanto qualcuna, con il risultato di meritarci le reprimende scandalizzate di Beppe Severgnini e di altri teologi.

Picchiano i chiodi e si scandalizzano, fantastico. Martellano e poi scassano i nostri umanissimi zebedei perché siamo portati a citazioni evangeliche. Però anche i ciellini hanno un cuore e una mutanda. Ma non quella lì. Non quella attribuita a Roberto Formigoni. Ecco, giuriamo insieme con il Fatto quotidiano, che in prima pagina l’ha esposta alla costernazione del popolo: noi non indossiamo assolutamente e lanciamo anatema contro il ridicolissimo slip color cravatta di Fini che l’Espresso ha pubblicato per mostrare che Roberto Formigoni un giorno camminò sulla spiaggia dell’isola di Anguilla. Tra il Trota e l’Anguilla qui siamo alla pesca miracolosa del pirla. Non ci sono reati, ma va rosolato, possibilmente cannibalizzato dai pescecani.

Colpiscono, tra gli squali, i dentini gentili di Beppe Severgnini. Sto citando una potenza vera. Su Twitter ha circa trecentomila persone che lo seguono momento per momento. Le sue parole esaltano o feriscono perché sono fini come polvere di stelle, leggere come escremento di microbo: penetrano dove state pensando.

L’articolo è apparso sul Corriere il 25 aprile. Ce l’ha con Formigoni, con la tecnica del dolore malcelato. Non lo accusa di narcisismo perché lì Roberto è un dilettante rispetto a Beppe. Ma gli imputa la colpa più grave che esista. Severgnini fa il Savonarola da sala da tè, infila il cucchiaino d’argento della sua zuccheriera nell’occhio, così perché gli viene. Scrive che chi «usa vessilli cristiani, poi, è ancora più triste… L’importante è la meta! ci sentiamo ripetere. Ma neppure Machiavelli ha scritto la frase “il fine giustifica i mezzi”: figuriamoci Gesù Cristo. “Anche lui ha sbagliato collaboratori”, ci sentiamo dire. Una chiamata di correo che lascia senza fiato. Ma ormai in Italia la religione è diventata, per molti, una tessera, una clava e una chiave: utile per riconoscere gli amici, tener lontani i nemici ed entrare dove serve. E poi qualcuno si stupisce delle chiese vuote?».

Il peso morale di Riotta

Il secolarismo, l’avanzata del nichilismo, le chiese vuote, perché Formigoni è andato in vacanza ai Caraibi, pur essendo cristiano dichiarato? Ha osato una volta dire che persino Gesù sbagliò un collaboratore, e Severgnini addirittura dice che chiama Cristo a complice. Più semplicemente ha ripetuto un battuta di Enzo Biagi, che chiese a Berlusconi: «Non è una domanda provocatoria, capitò perfino a Gesù. Non pensa di avere in passato fatto qualche sbaglio nello scegliere la compagnia?» (Enzo Biagi, Il fatto, Rai Uno, 13 dicembre 2000). Questa teologia un tanto al chilo di borotalco fa impressione.

Sulla Stampa si esercita sul tema Gianni Riotta, il quale a suo tempo riconobbe lealmente di essere una specie di gemello di Beppe Severgnini. Anche lui spiega chi dovrebbero essere i ciellini. «Devono rispondere, all’opinione pubblica, a don Carrón, a chi al movimento crede e per esso spende le migliori energie e speranze, della vistosa contraddizione aperta tra stili di vita di uomini pubblici, primo il governatore della Lombardia Roberto Formigoni e i suoi intimi, e gli ideali di don Giussani». Ancora: «Ai suoi leader può sembrare ingiusto, eccessivo, ma chi ha un futuro santo per fondatore, non un segretario o un intellettuale, ha uno status morale più grave da provare. È duro, è difficile, ma questa è la scelta di Giussani». Qui è tutt’altra cosa rispetto al gemello. Si vede che c’è stima. Ma c’è una cosa che in questa teologia non va bene. L’idea che se uno è cristiano diventa un super-uomo con una morale più alta. In realtà uno è più facile che diventi cristiano se è consapevole di aver bisogno mille volte del perdono. Come si fa a non capire? Semmai il cristiano ha più dolore se sbaglia perché ferisce un Dio che muore per lui. Ma meglio non si è senz’altro.

È questa la tragedia del nostro tempo: partire da una mutanda rosa dei Caraibi, da ricevute assenti di vacanze, dalla presunta corruzione di qualche amico per arrivare a distruggere la fonte di una speranza per tutti, imponendo pesi enormi sulle spalle di chi prova a farsene eco, invece che interrogare se stessi. Ratzinger prima di essere eletto papa scrive della «necessità della fede a dover affermarsi, nella sua stessa essenza, attraverso la rete dei fini politici. (Come la fede), dal momento in cui entra nella storia, si mescoli con tutte le debolezze dell’uomo». «L’audace balzo verso l’infinito, che la fede significa, si realizza solo tra le piccinerie umane». C’è grandezza in questo balzo. Ma l’uomo «resta miserabile». Aggiunge il futuro papa (il tutto sta in Introduzione al cristianesimo, Queriniana, pagina 78): per questo «la fede ha e deve avere a che fare con il perdono; la fede intende orientare l’uomo a riconoscere di essere la creatura capace di ritrovare se stessa solo nel ricevere e accordare a sua volta perdono, bisognosa di perdono persino quando si trova nelle condizioni migliori e più pure». Piccinerie di tutti: di me che ora scrivo, di Formigoni, ma anche di chi scrive di Formigoni.

Una sorgente di bene

Ed Ezio Mauro, direttore di Repubblica, che pure con genialità riconobbe essere Comunione e Liberazione la via italiana al cattolicesimo, cerchi di non soffocare per scopi politici la fonte di speranza che un giorno colse in ciò che veniva da don Giussani per l’Italia e per il mondo, e forse anche per se stesso. E comunque qui chiediamo perdono se abbiamo occluso per il 10, per il 20 o per il 90 per cento quella sorgente. Ma basta una goccia, giuro, per rivivere.

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11 Commenti

  1. Luca Decursu says:

    Per me l’unico giudizio che vale e’ quello di Don Julian Carron. Grazie e buon lavoro

  2. Benson says:

    Amicone, Farina, fatti, non piagnistei !! Giornalismo di inchiesta a confutare, non tiratori vittimistici!

  3. Paola Fabbiocchi says:

    Tutto vero. Ma noi abbiamo bisogno di questo continuo puntare il dito sulla cattiveria altrui? O piuttosto, non è più profondamente vera, umana e consona al carisma del Gius la posizione di Julian Carron?

  4. Leone P. says:

    io riconoscendo la mia miseria mi sento più uomo.

  5. marco53 says:

    Grande Farina! In realtà non punti il dito contro nessuno, chiami semplicemente le cose con il loro nome.

  6. matteo.matteo says:

    Continuate ad auto proteggervi, incensarvi, esaltarvi. Alla fine voi siete i migliori. E tutto il resto è niente. E’ incredibile come con voi il confronto sia letteralmente impossibile. Per voi non esiste etica, né senso dello stato o della legalità (e basta vedere chi ha scritto l’articolo). Esiste solo l’indirizzo dettato dal “movimento”: che vi dice chi votare, cosa dire, cosa leggere. Se lo seguite siete (a vostro parere) necessariamente nel giusto. Per definizione. Per natura.
    I miei amici ciellini (tanti a cui, nonostante tutto, voglio un bene incredibile) hanno in casa tutti gli stessi libri, hanno fatto tutti lo stesso viaggio di nozze, hanno tutti un sacco di figli da giovani (sembra quasi che facciano la gara..), vedono gli stessi film, dicono tutti le stesse cose. E spesso ti chiedi se la testa la usino. Se scelgano qualche cosa o semplicemente si facciano spingere e governare dal Movimento (molto più comodo e più sicuro, alla fine il movimento ti trova il lavoro, gli amici, i clienti, il dottore, l’avvocato, etc). Usano belle parole (avvenimento, infinito, esperienza, compagnia, etc. etc), ma poi ti accorgi che spesso sono vuoti dentro e che quel pensiero che esprimo con così tanto sicurezza non è affatto il risultato di un percorso interiore, ma semplicemente la “lezione” imparata alla scuola di comunità o simili. E ti accorgi anche che l’amicizia è un’altra cosa e l’esperienza cristiana altro ancora. Ma loro sono convinti del contrario…e lo rimarranno per sempre. Perché loro sono i migliori (come fanno a non esserlo, seguono l’esempio del Gius -ma sarà poi così vero?-) e chi osa contraddirli è nessuno. Questo è il senso di amarezza che vivo ogni volta che vi incontro, che vi parlo, che vi leggo. Ripeto, pur volendo bene a tanti di voi, e sperando che un giorno riusciate (cambiando però qualcosa anche in voi) a farmi capire che sotto c’è qualcosa di vero e di autentico. Oggi purtroppo non ci siete ancora riusciti.

    • Caro Martinelli says:

      Gentile Matteo.matteo,

      mi sto accorgendo che gli attacchi a Formigoni, a parte chi li fa per l’esclusivo calcolo politico di cacciarlo per mettere sé stesso al potere, – a prescindere dal suo penoso background e dalle sue pietose capacità – nascono spesso da una forte antipatia nei confronti del comportamento dei ciellini che si sono incontrati nel quotidiano.
      Effettivamente alcune cose che lei sostiene penso di poterle tranquillamente condividere, ma senza fare confusioni.

      Incontrai CL nella mia giovinezza. Fu un’esperienza utile, anche se ora definitivamente conclusa.
      Allora ero un democristiano militante e CL appoggiava la DC perché voleva riportare nel partito, come me, gli ideali emarginati della dottrina sociale della Chiesa, in un frangente storico in cui, peggio di essere democristiani, forse c’era solo il disprezzo e la persecuzione intellettuale verso il ” socialdemocratico ” .

      Solo intellettuale però, perché gli aderenti al partito di Saragat e Tanassi eran comunque quattro gatti timorosi e tranquilli.
      Che, in genere, non rischiavan nulla da parte della canaglia rossa della sinistra extraparlamentare che il PCI lisciava, prima della scoperta degli accoppamenti ad opera delle ” sedicenti Brigate Rosse ” .
      Poi li scaricò di brutto, perché al potere non ci sarebbe mai arrivato con una rivoluzione vera.

      Non so politicamente come lei la pensi – e non m’importa, anche perché è ininfluente sul discorso che voglio fare – però le assicuro che furon tempi duri.
      Una volta rischiai veramente di finire male in uno scontro non platonico, dove ne ricevetti, ma ne restituii a mia volta.
      E, come diceva Qualcuno, c’è più soddisfazione nel dare che nel ricevere.
      Qualcun altro, un po’ scherzosamente e un po’ no , invece suggeriva che era ora di formare le S.A.P.S. ( Squadre d’Azione Paolo Sesto ) .

      Penso che CL abbia un indistruttibile grande merito storico: aver fortemente contribuito a salvare la democrazia italiana negli anni di piombo, quando quasi tutto il resto dell’associazionismo del mondo cattolico, annacquata o snaturata la sua identità cristiana, si schierava a sinistra per edificare il socialismo.

      E, soprattutto, quello di aver radicalmente propugnato – in una Chiesa indebolita da tanta apostasia – l’essenza dell’identità cristiana, in cui Cristo è il riferimento non solo per una Fede personale e comunitaria da professare tra le mura di una chiesa, ma anche la bussola per un giudizio sulla società e per un impegno pubblico con cui affermare i valori cristiani della Dottrina sociale della Chiesa.

      Che poi fu la lezione di Giovanni Paolo II, – il grande, indimenticabile, poderoso Papa Karol – con cui ci fu il cambiamento radicale, anche se ancora non predominante, nell’istituzione ecclesiale.
      E nel mondo la caduta clamorosa della casa madre del comunismo.

      Indubbiamente in quel periodo difficilissimo per la società e per la Chiesa italiana erano estremamente utili le caratteristiche del movimento di CL, tratteggiate così bene – al punto 3°- dal Decreto Pontificio del riconoscimento della Fraternità omonima:

      ” La coerente ed entusiastica affermazione del proprio ‘carisma’ e la profonda ‘afectio societatis’ che ne deriva, sono indubbiamente premesse fondamentali per lo sviluppo creativo e fecondo di ogni associazione.
      Tale affermazione è per essa ( la Fraternità, n.d.r. ) un dono di Dio.
      L’associazione fonda così radicalmente la propria identità e originalità.
      Non invano l’esperienza mostra che i tempi di crisi e di confusione dell’identità e degli obiettivi di un’associazione si manifestano nella debolezza e nella sterilità delle sue realizzazioni e dei suoi contributi.
      All’altro estremo per l’esaltazione euforica e smisurata della propria identità e contributo possono manifestarsi all’interno di un’associazione tentazioni di autosufficienza aggressiva.
      E’ certamente importante … mantenere un equilibrio fecondo tra l’ ‘identità’ associativa e la docile ‘apertura’ a quanto lo Spirito di Dio suscita nel cuore degli uomini, e, specialmente, nella loro multiforme e diversa presenza nella vita ecclesiale ” .

      E i ragazzi del Don Giuss, ometti cresciuti con i tratti psicologici citati, poco dopo la metà degli anni 80 cominciarono ad occupare posti importanti nella società.
      A quel punto, come in qualsiasi acquisizione di un po’ di potere gli ideali si opacizzano e la povertà di spirito non brilla più come nella fase iniziale della spinta propulsiva.

      Certamente, come lei afferma, oggi può essere conveniente diventare ciellino e certi comportamenti anche a me non hanno dato più l’impressione di essere il frutto di scelte interiori combattute e sofferte, molto più evidenti un tempo, ma di scelte comode e convenienti con cui ci si assicura il futuro, anche se solo Dio vede dentro il cuore dell’uomo.

      Ma questo rischio c’è per CHIUNQUE raggiunga un po’ di potere.

      E qui salta fuori la mia visione cattolica e la mia esperienza umana.

      Vista la miseria comportamentale, politica e ideale degli avversari di Formigoni, io mi tengo strette le realizzazioni della sua giunta regionale e spero che – una volta che non si ripresenterà più, come ha detto – al governo della Lombardia subentri un altro personaggio – di CL o no – in grado comunque di consolidare e incrementare i suoi risultati e al quale dare il mio voto.

      Tutta la campagna contro il Presidente della Lombardia è solo aria fritta.

      CL adesso sta meditando sulla pubblica e ben pubblicizzata lettera di richiamo di Ms. Carron, magari ispirata anche dall’ineluttabile presa di coscienza della signora Vites ( ah, la potenza e la praticità delle donne! Inferiori solo a quelle di Dio ! ) .

      Quindi resti in attesa di un ravvedimento operoso in tanti aficionados, che lei conosce, di un possibile beato.

      Lei prova un senso di amarezza per quelli che incontra ?

      Perché non un senso di divertita tolleranza ?

      Se lei è credente, dovrebbe sapere che la Chiesa esisteva ben prima di Don Giussani, anche se lui e i suoi seguaci han dato una mano.

      Se non lo è, la storia fa ragionevolmente supporre che sarà ben difficile che scompaia, considerata la sua sorprendente capacità di riprendersi ogni volta che è in crisi e la lucida capacità di analisi dei suoi organismi più elevati.

      • Marina Sabetti says:

        Gent.li signori,
        Veramente io, da “ciellina” condivido il vostro giudizio, specialmente quello del sig. Martinelli e, tuttavia, restando pienamente nel seno del Movimento: aderirvi per me non ha, infatti, mai significato mandare il cervello all’ammasso, ma anzi usarlo meglio.
        Mi permetto solo due osservazioni, fatte veramente in amicizia:
        – al sig. Matteo.matteo: le assicuro che il modo un po’ ottuso che lei denuncia non è assolutamente quello che indica il movimento, ma anzi proprio ciò in cui ogni aderente è chiamato a convertirsi, per sè prima ancora che per testimoniare chissacchè ad altri o convincerli (anche perché la verità tende a difendersi magnificamente da sola).
        Se nei suoi amici riscontra questa povertà pensi a quanto sono fortunati ad avere lei per amico! Io lo penso spesso dei miei amici non di CL e specialmente non credenti, perché mi costringono a non raccontarmi favole.
        – Al sig. Martinelli: io ho 28 anni. Ciò significa che gli anni della mia vita che sto vivendo ora sono quelli che segnano il mio passaggio dalla giovinezza (a volte un po’ ingenuamente entusiasta) all’età adulta della personale responsabilità. Ciò vale anche per la mia adesione alla Chiesa e a cl: vissuta nella comunità ecclesiale la mia fede cresce come certezza personale e così arricchisce veramente l’ambiente sociale in cui vivo (anticlericale, materiale e spregiudicato quanto può esserlo l’attuale mondo di tribunali & affini).
        È un lavoro difficile. È un lavoro difficile oggi.
        Posso avere qualcosa di meglio di una divertita tolleranza?
        Con immutata stima

        • Carlo Martinelli says:

          Un po’ fuori tempo massimo, Le dirò che è umano aspirare al meglio e quindi la Sua è una rivendicazione perfettamente legittima, ma che può essere riconosciuta solo quando una connotazione sociologica ha l’occasione di essere superata attraverso una conoscenza diretta.
          Auguri per il suo difficile lavoro.

  7. Giuseppe Foresti says:

    allora:
    1) finalmente un tuo scritto che mi piace, anzi ti aggiungo che lo trovo sorprendente
    2) luca decursu commenta che per lui l’unico giudizio…… : non capisco cosa cacchio c’entri , non lo trovo in conflitto con quanto vien detto sopra (boh)
    3) un consiglio spassionato : il tuo amico Formi deve abbassare un po’ le arie, perche rischia di risultare odioso per non dire un presuntuoso , ed è un peccato.
    ciao ciao
    Giuse

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