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I Bluebirds di Cardiff vogliono volare alto. E difendono con gli artigli il loro nickname

maggio 10, 2012 Emmanuele Michela

La rondine gallese potrebbe perdere un pezzo della sua essenza. I Bluebirds di Cardiff rischiano di andare incontro a un drastico cambiamento, una decisione che violentemente cancellerebbe pure il loro mitico nickname. Il club è infatti in cerca di nuovi investitori e, vista la difficoltà a trovare qualche miliardario inglese o gallese che sganci un po’ […]

La rondine gallese potrebbe perdere un pezzo della sua essenza. I Bluebirds di Cardiff rischiano di andare incontro a un drastico cambiamento, una decisione che violentemente cancellerebbe pure il loro mitico nickname.

Il club è infatti in cerca di nuovi investitori e, vista la difficoltà a trovare qualche miliardario inglese o gallese che sganci un po’ di grana per le prossime stagioni, guarda con interesse a tutto ciò che si muove nell’Est estremo del mondo. Cina, India, Indonesia… Troppo anonime per questi mercati le divise tutte blu, fa sapere un comunicato della dirigenza. Quanto appeal potranno avere questi colori, che dal 1908 sono le uniformi di un club storico, nonché una delle poche squadre gallesi a poter vantare un successo tra le coppe dei fratelli maggiori inglesi (vedi la FA Cup del 1927)? Meglio cambiare, e meglio cambiare persino la rondine, stemma della squadra dalla sua fondazione, 1899 per la precisione. Ecco quindi l’assurda proposta del proprietario malese Chan Tien Ghee, che ha scatenato l’ira di tanti tifosi: far diventare dal prossimo anno le divise della squadra rosse, colore nazionale dello stato asiatico e tinta che da quelle parti rappresenta vitalità, felicità e buona fortuna. Ugualmente, si propone di cambiare l’emblema della squadra in un dragone: l’animale è sì l’emblema della nazione gallese, ma ancor di più è una creatura simbolica molto amata in Malesia.

Al momento sono solo proposte e resta ancora da capire se i tifosi le accetteranno o meno. Le prime reazioni sono state tutt’altro che positive: ingiusto pare a tanti che si debba rinnegare la propria storia, i propri simboli e i propri colori semplicemente per recuperare qualche fondo in più. La società sta cercando di mediare: ieri sera s’è svolto nella sede del club un incontro, nel tentativo di avvicinare le parti. Le prossime settimane saranno decisive e non è da escludere una presa di posizione netta della tifoseria, che screditerebbe la dirigenza.

Il calcio inglese non è nuovo a situazioni simili: se i tifosi non sono d’accordo con la proprietà e vedono minacciata storia e valore della loro squadra, sono anche capaci di rinnegare il club o addirittura di prenderlo in mano economicamente. È quanto successo qualche anno fa a Manchester, quando l’americano Malcolm Glazer ultimò la sua scalata nell’acquisto dello United: era il 2005 e un trust di tifosi contrario ai metodi dell’imprenditore s’unirono creando una nuova squadra, totalmente gestita da loro. Nacque lo United of Manchester, che in sette anni di vita ha già centrato tre promozioni dalle categorie inferiori della “Non-league” inglese.

Diversa, ma ancor più emblematica, è la vicenda dell’Afc Wimbledon. Era il 2002 quando la nuova proprietà decise di spostare la sede e lo stadio del Wimbledon FC a Milton Keynes, più di 50 chilometri a Nord dal quartiere londinese dove il club giallo-blu aveva sempre giocato. I tifosi protestarono e decisero di creare una squadra che sarebbe rimasta a Londra: al nome del club fu aggiunta la sigla Afc, che sta per “A football club”, a ricordo delle sue origini popolari. Tutti i tifosi si schierarono con il nuovo team, dimenticando il vecchio, ormai ribattezzata “MK Dons” e diventarono protagonisti di una nuova formula di proprietà, detentrice del 75 per cento del club. Anche loro sono partiti dal basso e lo scorso anno sono riusciti a centrare la promozione in League Two, la quarta serie inglese, dove quest’anno hanno ottenuto una tranquilla salvezza. Sono due esempi diversi, che però fanno capire bene quanto netta e radicale possa essere  l’avversione di una tifoseria alle strane decisioni della sua dirigenza.

A Cardiff, al momento, non si ragiona su nulla di simile, ma grande sarebbe comunque il risentimento: cambiare nome e stemma sarebbe un vero oltraggio alla città. Qui il grande calcio inglese si è fermato solo due volte, con quella coppa del 1927 e il successivo Charity Shield. Quest’anno invece c’è stata l’inattesa finale di Carling Cup dello scorso febbraio, persa solo ai rigori, e l’eliminazione dalla semifinale dei play-off di Championship per mano del West Ham. I Bluebirds sono sì un piccolo club, ma hanno voglia di volare alto. E di tenere ancora a lungo il loro leggendario soprannome.
colpodireni.wordpress.com 

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1 Commenti

  1. Falloppio scrive:

    Oggi alla radio dicevano che il progetto non andra’ in porto, ma anche che il proprietario Malesiano potrebbe togliere l’appoggio economico con possible bancarotta.
    Vedremo…secondo me in questa citta’ brucia di piu’ il fatto che lo Swansea abbia fatto cosi’ bene, negli ultimi due anni.

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