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Ho sognato il partito della Nazionale

febbraio 22, 2017 Luigi Amicone

Proprio al culmine della fase rem, mi apparirebbe in visione una formazione tipo la seguente: Renzi, Berlusconi, Grillo, Salvini, Parisi, Meloni, Di Maio, Orfini, Lotti, Toti, Maroni

Se facessi un sogno pazzesco su questa nostra povera disgraziata Italia, sono sicuro che lo farei così. Proprio al culmine della fase rem, mi apparirebbe in visione una formazione tipo la seguente: Renzi, Berlusconi, Grillo, Salvini, Parisi, Meloni, Di Maio, Orfini, Lotti, Toti, Maroni. Non vi sto a tediare, sulla panchina ce ne sarebbero altri 56 di giocatori appena sotto il livello di questi primi undici titolari che mi passano per la testa.

E comunque questo è, come si dice, quel che passa il convento nell’attuale fase del calcio politico italiano. Dunque, mi immagino gli undici più gli altri 56, tanto per dire un numero, in ritiro a Coverciano. Concentrati sulla preparazione atletica in vista delle elezioni. Tutti pezzi (più o meno) da 90. Non tutti col muscolo da attaccante di sfondamento come Beppe l’istrione. Proprio nessuno coi danè del vecchio Silvio. E nessuno neanche come Parisi col piedino alla Gianni Rivera. Però, piazzato il tridente Lotti, Grillo, Orfini, c’è bisogno anche di una difesa col Matteo leghista terzino destro, mamma Giorgia centrale e zio Toti a sinistra. Lotti si gioca il numero 10 con Renzi. Di Maio centrocampista avanzato e Maroni a metà, tra ala e libero fluidificante.

Ecco, apparendomi cotanto squadrone direi: “Ci manca il portiere, e siamo d’accordo che non può essere Brunetta. Ci sarebbe Emiliano, ha due spalle rubate all’agricoltura e una rapidità di cambiare gioco che è uno spettacolo. Non sarebbe un’idea?”. Però, il presidente non può che essere il Berlusca. Mentre  Davigo lo mettiamo a fare il medico sportivo. La Boldrini? A organizzare le ragazze pon pon. Grasso? Se non lo vogliamo dannare ad metalla, possiamo sempre farlo presidente del Coni. L’allenatore? Monti, Letta e Renzi mi pare che abbiano già dato. Perché non ripeschiamo un vecchio alla Zeman? Impossibile. E allora confesso che a me piacerebbe vedere sulla panchina il neanche tanto giovane Parisi.

Come ho già detto, il Parisi di Milano ha il piedino d’oro del Gianni rossonero, cervello fino, ragiona calmo e non promette di far giocare l’Italia contro il resto d’Europa e poi pensare di fare pure cappotto. Ma neanche arretra su quei due tre schemi – libertà di iniziativa dall’impresa alla scuola, controllo dei flussi migratori, flat tax – che prevedono di metter fuori gioco stupidate tipo più tasse per tutti (minoranza Pd), più attenzione ai diritti Lgbt (minoranza Pd), più Stato meno società (minoranza Pd). E più fenomeni alla Majorino, assessore alle politiche sociale giunta Sala, minoranza della minoranza Pd, alleato a SI e a Campo Progressista, che fosse per loro tasserebbero anche le suole delle scarpe, investirebbero solo sulle varietà di famiglie multisex e hanno appena lanciato una “grande” manifestazione di primavera – grande, pensate un po’, «grande come quella di Barcellona» ha detto Majorino, pensate un po’, detto da uno che non potrebbe scendere in campo neanche con la Pro Vercelli – per l’accoglienza in Italia di quanti più immigrati si può.

Insomma, passato in rassegna tutto questo ben di Dio (sempre con rispetto a quel che passa il convento), sarei costretto a delirare e a farmi prendere da una conversazione allucinante. Tipo, “volete riportare l’Italia in serie A, ma intanto giocate da far schifo”. “Siete disordinati, indisciplinati, veneziani e fallosi. Frignate e abbaiate come beagle, ma intanto non siete neanche capaci di una ripartenza”. “Visione del gioco zero e piazzamento in campo neanche a parlarne”. Brancaleoni, insomma. Fallaci, simulazioni, meline. “Per di più vi ringhiate e sputacchiate addosso anche fra compagni di squadra”. Ma dove volete andare?

Vi rendete conto che sugli spalti è già bordello? E non mi riferisco solo a quella storiaccia degna della Roma dei Borgia del direttore di quell’ente inutile di Palazzo Chigi che mangia a ufo e che ha proprio un nome da Ufo, Anar, o come diavolo si chiama. Unar, ecco. Ma lo vedete cosa sta succedendo in curva? Piovono bombe carta di disoccupati. Bottiglie vuote di imprenditori. Sputi di tassisti. E cori di “vaffa” da cittadini comuni. Anche sulle tribune destinate ai terremotati son lì tutti in piedi a mimare di farvi un sedere grosso così se non mettete la palla nella rete della ricostruzione.

Non sentite i fischi da tutte le parti, palmette bruciacchiate, ubriaconi che se le danno di santa ragione in ogni angolo dello stadio? Che scene sono queste mentre voi continuate a mettere la palla nel corner del governo Gentiloni e continuate a fare catenaccio al resto d’Europa (che tra l’altro, ha un tale Pil in attacco che vi infila da ogni parte)? Stante che non funziona la ripartenza. Non funziona la difesa dal debito pubblico. Non giocate d’anticipo con la produttività. Vi chiudete a riccio sulle tasse. E come pensate di portare a casa almeno un pareggio di bilancio, con sceneggiate che fanno pena anche all’arbitro della Commissione Ue? Dite che l’arbitro è un venduto. Vabbè, ma questo è un altro paio di maniche. Cominciate a giocare voi. L’arbitro, venduto o cornuto che sia, lo si manda via poi.

Insomma, ovunque si sente pianto e stridore di denti in questo Stadio Italia. Vuoi perché interi settori sono invasi da immigrati, zingari, vagabondi. Vuoi perché, se ti capitasse di avere davvero bisogno di un ospedale, non è che puoi avere sempre in tasca un volo per Linate, e zac, correre al San Raffaele, Monzino, Niguarda, a farti curare perbene in uno qualunque degli ospedali di prim’ordine che ci sono in Lombardia (ma anche in Veneto o in Emilia Romagna), e non hai che scegliere.

Ma infine, fuori di metafora calcistica, diciamoci la verità: la nazione è infetta, gli anziani se ne vanno a grappoli mentre i giovani sono così depressi che non avendo lavoro si tirano su una sera con le canne, l’altra col beverone alcolico. E così buttiamo via pure le energie più fresche tirando ancora più giù il già sfiancato sistema paese.

Lo so. I tifosi che hanno l’abbonamento sono meno irrequieti. Timbrano o non timbrano il cartellino, loro se ne fregano. Hanno il posto sicuro e vengono allo stadio non per diletto, ma per passatempo. Si accontentano di quel che passa il convento e non fanno il tifo per nessuno. Semplicemente si astengono da ogni passione perché sicuri che nessuno possa toglier loro il pannolone statale.

E qui sbagliano anche loro. Perché se vien giù la curva e si incazzano su ai popolari, succede una Bastiglia come quella che non è ancora successa al Sud. Ma che da un giorno all’altro potrebbe anche succedere. Come una volta capitarono i moti di Reggio Calabria. Perché quando tutto diventa insopportabile e si comincia a non avere né giusto pane né vera libertà, quando si comincia a sbattere la testa contro il muro del caos burocratizzato e non si sa più a che santi appellarsi per curare gli anziani genitori in casa o per l’ansia di non sapere più in che mani finirà tuo figlio a scuola. Beh, allora può succedere di tutto.

Oddio. Ho fatto un incubo. Ma mi sveglierò. E giuro, non sognerò mai più una nazionale così. Dove tutti si uniscono, ciascuno secondo le proprie diversità, i propri umori, idee, inclinazioni. Ma tutti insieme per fare gol alla recessione, allo scompiglio, al dolore e alla rabbia pazzeschi che investono il popolo. In effetti va così. Non vedremo mai giocare, in favore di popolo invece che di telecamere, un grande grandissimo Partito della Nazione.

Foto Ansa

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