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Hitler è un paladino dei diritti umani, ecco l’altra faccia dell’integrazione in Germania

luglio 3, 2012 Carlo Candiani

Un sondaggio tedesco svela le lacune storiche dei liceali: per i ragazzi il Terzo Reich non era un dittatore. Punzi (Avvenire): «La responsabilità è della mancata integrazione dei gruppi etnici presenti in Germania».

Inatteso o meno il dato è preoccupante, anche se la stampa italiana l’ha segnalato tra le pieghe delle notizie superflue: secondo un sondaggio, coordinato dalla Freie Universitat di Berlino, su settemila studenti tedeschi interpellati, la metà non sa che Hitler era un dittatore e un terzo ritiene che sia stato un difensore dei diritti umani. La domanda sorge spontanea: c’è di che preoccuparsi? «La sintesi giornalistica parla genericamente di tedeschi, senza chiedersi esattamente chi siano veramente” chiosa Vito Punzi, corrispondente dalla Germania del quotidiano Avvenire. «Il numero è importante, si parla di 7500 giovani: lo stesso coordinatore del sondaggio Klaus Schroeder, in una lunga intervista ha commentato i risultati. Ebbene, nelle sue considerazioni afferma chiaramente che sia giustificata una certa preoccupazione, soprattutto perché la percentuale dei ragazzi che hanno risposto positivamente su Hitler e l’ideologia nazista aumenta quando a rispondere sono figli di immigrati turchi, curdi o arabi. C’è quindi un problema dentro la scuola tedesca».

Un problema di trasmissione del sapere?
Non solo, è la capacità di mettere in fila gli avvenimenti, leggere i dati. E non è solo la scuola a incidere, anche la famiglia d’origine aiuta allo sviluppo di questa pericolosa ignoranza.

La scuola rimane un passaggio importante?
Lo stesso Schroeder ammette: tutti i ragazzi tedeschi, prima o poi, visitano i campi di concentramento. Purtroppo non basta la visita durante il periodo scolastico, c’è bisogno di un lavoro culturale che probabilmente non si sta facendo a sufficienza. Il nodo però rimangono le risposte dei figli degli immigrati.

Esiste, allora in Germania, un problema d’integrazione?
Non a caso un paio d’anni fa Thilo Sarrazin, già ministro socialdemocratico delle Finanze della città-stato di Berlino, fece molto clamore con la pubblicazione del libro: “La Germania distrugge se stessa”, mettendo a tema il problema dell’integrazione che se non è fallita del tutto, pone questioni ancora irrisolte. Un milione e mezzo di copie parlano chiaro sull’attualità del tema. Ricordiamo che l’immigrazione in Germania, specie quella turca, è piuttosto rilevante.

È stata interpellata la politica?
Non solo. C’è anche un problema di ordine pubblico. Schroeder, il curatore del sondaggio, sottolinea il contesto delle frequentazioni che questi giovani vivono. Fuori dalla famiglia il loro ritrovo spesso è racchiuso in gruppi etnici ben definiti. Questa realtà crea un fenomeno che in Germania danno per assodato: quello delle società parallele.

Quindi la mancanza di memoria storica non è un problema del popolo tedesco.
È la conferma, in una certa misura, del fallimento dell’integrazione in Germania. Ricordiamo che gli immigrati in terra tedesca godono di vari aiuti, non a caso la Germania è la meta europea preferita: c’è lavoro, è una società che accoglie e che dà opportunità sociali che non sono rappresentate solo dal posto di lavoro, e di questo bisognerebbe darle merito. Con il tempo, però, una certa permissività, una certa generosità economica, sta creando società chiuse.

Un fenomeno, quindi, a cui prestare attenzione?
Assolutamente si, nei termini corretti.

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1 Commenti

  1. Mappo says:

    Perché stupirsi? Hitler ed il nazismo a suo tempo avevano un vastissimo seguito nei paesi arabi e mussulmani in genere, un po’ in chiave anti inglese un po’ (tanto) perché la società prefigurata dal Fuhrer rappresenta il paradiso in terra per ogni buon seguace di Maometto.

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