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Haiti esasperata. «Non abbandonate i nostri giovani, sono la vera speranza»

gennaio 10, 2015 Elisabetta Ponzone

L’isolo vive una situazione difficilissima. “La vera soluzione è in una prospettiva a lungo termine, cominciando dall’educazione”. Intervista a Fiammetta Cappellini, responsabile Avsi

Da oltre un mese le strade di Port-au-Prince, la capitale di Haiti, sono periodicamente teatro di manifestazioni, scontri, barricate, proteste più o meno partecipate. La città e i servizi sono spesso bloccati, l’apparato governativo è ridotto alla quasi inattività dalle proteste. Ci sono stati morti e feriti. In questa situazione difficile, i quartieri bidonville della capitale, da sempre bastioni della violenza delle bande armate, sono abbandonati a se stessi e vivono una importante recrudescenza della violenza. «Recentemente, a Martissant, un attacco delle bande armate contro un blindato della polizia ha generato uno scontro a fuoco in pieno giorno in zona di mercato, che ha lasciato diverse vittime e una popolazione esasperata. E’ una situazione molto difficile.» Afferma da Haiti Fiammetta Cappellini (in foto qui sopra), classe 1973, originaria di Treviglio (Bergamo), responsabile di AVSI, sposata, madre di un figlio, che dal 2001 vive sull’isola con fatica e con coraggio. E non se ne vuole andare.

avsi-haiti-7Cosa sta succedendo nel Paese?
Haiti attraversa un periodo di crisi molto grave, ormai da mesi. Per una serie di motivi, a volte contingenti a volte politici, le elezioni previste negli ultimi 18 mesi non sono state fatte, così man mano sono scaduti i membri eletti delle istituzioni politiche: due terzi del senato, tutti i deputati, la quasi totalità dei consigli comunali, che sono stati commissariati. Il presidente Martelly è da più parti considerato responsabile dell’impasse politico che ha condotto a questa situazione, che viene definita da alcune parti politiche nazionali e internazionali come una dittatura de facto. In effetti, non si può negare che il Paese in questo momento non è gestito democraticamente, ma per la maggioranza da persone designate, quindi non scelte dal popolo. L’opposizione e l’opinione pubblica protestano da mesi contro questa situazione, accusando inoltre il presidente, il primo ministro e il governo di corruzione e di essere responsabili della situazione economica di stallo e di povertà che affligge il Paese e che sembra senza soluzione. Al di là dei dettagli della crisi politica, il Paese soffre di una situazione socio economica difficile, di una gestione poco lungimirante e di una povertà estrema che affligge più della maggioranza della popolazione. Questi elementi acuiscono le responsabilità del governo ed esasperano il malcontento popolare.

Il resto del paese è coinvolto nella protesta?
I disordini interessano anche il resto del Paese, in particolare alcuni dipartimenti, politicamente più attivi. E’ però difficile dire quanto la protesta di piazza sia espressione del pensiero della maggioranza della popolazione, come è difficile scindere la protesta politica animata dall’opposizione dalla protesta spontanea di una popolazione che chiede semplicemente migliori condizioni di vita.

avsi-haiti-5La popolazione cosa chiede?
Le classi sociali più povere, cioè la maggioranza della popolazione, chiedono semplicemente migliori condizioni di vita, un miglioramento della situazione di povertà generalizzata, chiedono lavoro, servizi di base accessibili. Le classi sociali economicamente in condizioni migliori chiedono un miglior governo, la guerra alla corruzione, la possibilità di sperare in un rilancio del Paese.

Quali sono i principali problemi da risolvere?
La povertà intollerabile a cui la maggior parte della popolazione è condannata. Poi a seguire direi: l’economia del Paese e la produttività che non trovano rilancio, il mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è altissimo), la corruzione dilagante, la qualità e accessibilità dei servizi di base che sono ora tutti a pagamento, di scarsa qualità e quasi inaccessibili alle fasce povere della popolazione. Un altro problema urgente e grave è la situazione di degrado ambientale, che condiziona fortemente la produttività del Paese e che riduce fortemente i risultati positivi degli interventi sulle infrastrutture.

E come risolverli?
E’ difficile dire cosa fare in una situazione che presenta punti critici cosi vasti e correlati. A volte si ha proprio l’impressione che non ci sia un punto sano e positivo da cui cominciare. Naturalmente non è cosi: Haiti è ricco di risorse – umane – positive da cui “ricostruire”. Noi di AVSI pensiamo che la vera soluzione sia necessariamente nella prospettiva a lungo termine, cominciando dall’educazione (non dalla semplice scolarizzazione), cominciando dalla valorizzazione dei valori positivi che sono i pilastri della cultura haitiana. La vera speranza del Paese son le nuove generazioni. Vediamo dei risultati importanti, a volte al di là delle nostre aspettative, negli interventi che hanno i giovani come protagonisti. Alcuni interventi di AVSI in supporto alle organizzazioni di base e alle associazioni comunitarie, hanno prodotto una nuova azione di responsabilizzazione. Giovani e mamme si sono attivati e si sono fatti loro stessi protagonisti delle iniziative, nella scolarizzazione comunitaria dei bambini, nelle attività di prevenzione e presa in carico della malnutrizione, per esempio. Più specificamente, rispetto all’educazione, abbiamo visto degli ottimi sviluppi negli interventi che hanno promosso e rafforzato il partenariato pubblico-privato: le istituzioni pubbliche e governative con cui AVSI lavora hanno ora un rapporto diretto con le iniziative comunitarie, le scuole di quartiere per l’educazione, ma anche le attività di protezione dell’infanzia realizzate dalle associazioni locali. Si comincia a rendersi conto che queste iniziative hanno un ruolo importante e che andrebbero ulteriormente valorizzate. Infine, Haiti non è solo la capitale Port-au-Prince, ma è soprattutto la campagna, le zone rurali. Questo molto spesso viene dimenticato. Il rilancio d Haiti potrebbe e dovrebbe partire proprio dalle zone rurali. I nostri interventi in sostegno di iniziative innovative come la trasformazione e miglioramento nutrizionale dei prodotti agricoli locali, hanno portato risultati enormi e molto interessanti anche dal punto di vista scientifico, recentemente valorizzati dal progetto Aquaplus, in partenariato con Expo 2015, Rotary e Università di Milano. E’ un modo di valorizzare le tradizioni e i prodotti locali, apportando un miglioramento scientifico che viene dalla ricerca più avanzata.

I giovani saranno mai in grado di governare il Paese, prendendosene cura?
Certamente, ma solo se vengono educati e accompagnati a farlo. Se quello che vedono attorno a se è malgoverno, corruzione, individualismo, questo impareranno. Se non si interviene urgentemente, con convinzione, sulle nuove generazioni, il rischio che gli errori di oggi si perpetuino domani è evidente. Le risorse positive, tra i giovani ci sono. La volontà di impegnarsi anche. Recentemente, nel quadro di uno degli interventi di AVSI a Martissant, quartiere bidonville della capitale, in ragione della situazione di violenza grave, con diversi scontri a fuoco recenti e con morti e feriti, i coordinatori di progetto hanno interpellato lo staff per una valutazione sul da farsi: le feste di Natale si avvicinavano, ma la situazione di violenza sconsigliava di organizzare festeggiamenti con i bambini, per non esporre loro e lo staff a rischi evidenti. I ragazzi di una associazione comunitaria, che spesso lavorano con noi come volontari, sapendo delle nostre esitazioni, si sono presentati in ufficio e si sono offerti di prendere in carico l’iniziativa. Sono andati a incontrare sia le bande che la polizia, hanno spiegato che i bambini avevano bisogno di un momento di svago, che garantissero la sicurezza della zona. Sono state le tre ore più tranquille da due mesi a questa parte, bambini e adulti hanno partecipato attivamente, e la comunità ha salutato con entusiasmo questo momento di festa. Alla fine dell’attività, lo staff AVSI e i volontari del quartiere hanno accompagnato a casa i bambini e le loro famiglie, uno per uno.

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