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Hai un’idea ma non hai soldi? Fatti finanziare da migliaia di persone

maggio 6, 2013 Daniele Ciacci

Così il giornalista perugino Andrea Marinelli si è pagato il tour delle primarie americane: con il “crowdfunding”

Siamo a Detroit. Qui i cittadini vogliono regalare alla città il monumento di uno dei suoi più celebri protagonisti. Così, si appoggiano alla piattaforma kickstarter.com e chiedono di essere finanziati perché il progetto diventi realtà. Fanno due conti e fissano una cifra – 50 mila dollari – con la quale si possono pagare artisti, decoratori, amministratori, materie prime e quant’altro e avvisano la folla del web, impostando un blog e facendosi conoscere sui social. Così, in sei settimane superano la cifra stabilita e portano in cassa 67 mila dollari: i lavori possono cominciare e il progetto prende vita.

Solo il buon gusto della gente di Detroit ha permesso al piano di non concretizzarsi: una statua di Robocop a grandezza naturale «per proteggere e servire» gli abitanti della capitale del Michigan. I finanziatori protestano e si chiedono (giustamente) perché ci sia un differente trattamento tra il cyber-poliziotto e il pugile Rocky Balboa, che, invece, una statua all’incrocio tra Pattison Avenue e l’Undicesima Sud, a Philadelphia, ce l’ha. Ma importa poco se la figura del mezzo-uomo-mezzo-macchina dalle movenze robotiche non sorgerà a intimare ai malandrini americani di fermarsi. Importa che più di 2.500 persone siano rimaste colpite dall’iniziativa e abbiano deciso di finanziarla – chi più chi meno – e l’abbiano attivamente sostenuta. È questo il crowdfunding, una nuova forma digitale di sussidiarietà orizzontale che, in America, riesce a realizzare progetti altrimenti destinati a rimanere nel cassetto.

«È un processo di finanziamento collettivo d’idee, progetti e start-up – ci dice Claudio Bedino, trentenne, fondatore di starteed.it, una delle poche e più convincenti piattaforme italiane – che si basa su alcuni princìpi: fiducia nella piattaforma e nel progetto, coinvolgimento (anche economico, creando una community di fan e investitori) e appagamento di un bisogno, specie quando l’idea comporta una realizzazione di un oggetto o di un servizio. È un processo relativamente nuovo di trasposizioni e donazioni on-line sia sociali, sia economiche. Al donatore-investitore, poi, è dato un reward che può essere simbolico (un ringraziamento) emotivo o funzionale».

Un mercato da 320 milioni
Claudio Bedino mastica il web da sempre, ma la sua passione è l’imprenditoria. Già a 19 anni aveva fondato la prima azienda – un’agenzia di comunicazione integrata – che a quanto pare non bastava a placare la sua sete di fare. Così, una cosa tira l’altra, e arrivano le prime elezioni americane di Barack Obama. Siamo nel 2008, e il candidato democratico chiede un aiuto fattivo da parte dei suoi sostenitori: una donazione minima per finanziare la campagna. Ci riesce, e sappiamo come prosegue la storia. Quello fu l’inizio del crowdfunding. O meglio, quello fu il momento di massima autorevolezza del crowdfunding, e la cassa di risonanza mediatica trasportò questa parola composta sino all’Europa. «La penetrazione del mercato è però molto più tarda», dice Bedino. «Prima del 2011 la parola “crowdfunding” non compariva nemmeno tra le ricerche fatte in Google».

La prima piattaforma crowd italiana, tuttavia, nasce abbastanza presto (ecco un altro strano primato del nostro paese). Siamo nel 2005 e si chiama produzionidalbasso.com. Ci vuole qualche tempo perché prenda piede. Le ragioni le spiega Bedino: «La cultura americana è ben diversa dalla nostra. Sono più avvezzi a questo tipo di strumenti, e questo origina fiducia. Cosa che manca in Italia. C’è timore. Una delle mission della nostra associazione International Crowdfunding Network (Icn) è far conoscere il crowdfunding, creare un’educazione. Spesso si fa confusione, credendo sia una specie di elemosina 2.0 oppure un investimento in start-up. Ma il crowdfunding è un’altra cosa: o meglio, è tutte queste cose insieme. Si stanno considerando come crowdfunding anche i prestiti peer to peer digitali. Insomma, è un mondo».

Di crowdfunding ce ne sono diversi tipi: il reward-based (ovvero le piattaforme basate su un ritorno oggettuale) sono il 52 per cento del totale, movimentano solo 700 mila euro; quelle sociali, ad esempio per progetti del terzo settore (è quello che in Italia va per la maggiore), arriva a formare capitali anche di 10 milioni, sono il 30,4 per cento; quelle basate su semplici donazioni (8,7 per cento del mercato) e quelle equity-based (anch’esso l’8,7 per cento), dove ogni investitore assorbe quote aziendali o azioni in relazione alla cifra che “dona”. Di fatto è un investimento, e come tale ha i suoi rischi. La Consob è quindi intervenuta per cercare di regolamentare garanzie e obblighi tra piattaforme equity-based, investitori e startupper. Inoltre, le piattaforme si distinguono per alcune peculiarità. Ad esempio: musicraiser.com si occupa di progetti musicali, concerti e band emergenti. Finanziamoiltuofuturo.com, invece, è una piattaforma innovativa volta alla promozione di nuove progettualità per lo sviluppo del territorio compreso nel triangolo tra Taranto, Brindisi e Bari.

Se nel mondo, fino a oggi, il crowdfunding ha movimentato quasi 2,7 miliardi di dollari (entro fine 2013 si stima una cifra più che raddoppiata), con oltre 1 milione di campagne portate a termine, i numeri del crowdfunding italiano sono molto meno suadenti. Ventuno sono le piattaforme attive, di cui due in fase di lancio. Kapipal, Prestiamoci, TerzoValore, Musicraiser, Starteed e altre, hanno generato in tutto un traffico di circa 13 milioni di euro, per 8.819 progetti pubblicati di cui circa 2.500 hanno raggiunto la cifra stabilita. Una frazione minima rispetto al colosso americano. «Quando scopri che Kickstarter riesce da solo a movimentare in un anno 320 milioni di dollari, ti senti come una goccia nel mare», sintetizza Bedino. «D’altronde, l’Italia sta cominciando solo adesso a giocarsi veramente la partita. Non ci sono ancora big player come Kickstarter, e spesso chi vuole proporre un’idea ricorre a piattaforme straniere come Indiegogo». Ma il crowd è anche un modo interessante di validare le proprie idee: «Per accedere al capitale bisogna fare marketing della propria idea, strutturando un business plan che possa convincere i futuri investitori che il progetto sia utile e possibile».

Cosa fare se rimani al verde
Un esempio? «In America è stato prodotto un orologio digitale. Il capitale raccolto via crowdfunding ha superato i dieci milioni di dollari. Così, si è stimolato l’interesse di futuri acquirenti i quali, facendo una donazione, ricevevano l’orologio a un prezzo inferiore e in anteprima. In una parola: marketing. Si raccoglie il capitale stimolando la possibilità dell’appagamento di un bisogno. E in questo modo si crea impresa».

Andrea Marinelli, via crowdfunding, è riuscito a girare l’America seguendo lo spettacolo itinerante delle primarie. E pensare che, a metà strada, aveva finito i dollari. «Sono un giornalista – dice a Tempi – e le mie storie le racconto sul blog andreamarinelli.wordpress.com. I primi tempi, per risparmiare, m’inventavo qualunque escamotage, viaggiavo in autostop. Finché i soldi si sono prosciugati del tutto e, sul web, ho spiegato i miei problemi economici. A quel punto molti lettori, per continuare a essere informati, mi hanno offerto del loro. Ho raccolto in quattro e quattr’otto quasi 4 mila euro, e ho seguito le elezioni fino alla fine» intervistando, tra gli altri, anche Rick Santorum, candidato cattolico alle primarie repubblicane.

Adesso Marinelli vuole continuare: «Sto sponsorizzando un viaggio in America per scrivere di come è cambiata la percezione dell’omosessualità. Obama si sta spendendo molto perché entrino nella Costituzione americana unioni diverse da quelle tra uomo e donna. Le città più grandi, come New York, San Francisco o Miami sono perlopiù favorevoli a questa svolta. Ma nell’Oregon o nel Mississippi cosa ne pensa la gente del matrimonio gay? Cosa credono sia giusto?». E anche questo progetto sarà finanziato «tramite crowdfunding. In sé è un ottimo strumento, ma va pubblicizzato. A me hanno dato una mano alcuni amici giornalisti, che ricordavano ai loro followers la mia condizione. Insomma, se fossi stato da solo, sperso nelle campagne umbre, nulla di tutto ciò si sarebbe generato».

È un esempio di sussidiarietà orizzontale unico nel suo genere, «possibile anche in Italia – profetizza Bedino – perché stanno crescendo progetti interessanti che raccolgono consensi e finanziamenti. L’ultimo è stato indetto da Palazzo Madama per riportare in Italia il servizio di porcellana di Meissen appartenuto alla famiglia Taparelli d’Azeglio. L’obiettivo era recuperare 80 mila euro: ne hanno ricevuti quasi 90 mila». Anche per l’Italia c’è un futuro nel crowdfunding, basta «superare la diffidenza e alcuni problemi tecnologici e burocratici sui pagamenti online». Il quadro normativo non è ancora chiaro, la tassazione delle movimentazioni è elevata: insomma, siamo nella direzione giusta, ma c’è ancora strada da percorrere.

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