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Guerra intestina a sinistra

marzo 31, 1999 Zottarelli Maurizio E Casadei Rodolfo

È dal ribaltino dell’autunno scorso che continua lo scambio di colpi proibiti tra prodiani e dalemiani. Ma la nascita del movimento dell’Asino sta facendo emergere tutte le contraddizioni all’interno della maggioranza. E se a Roma tutto potrebbe risolversi con
una poltrona europea per Prodi, in provincia la lotta in vista delle europee si sta facendo dura. Breve viaggio in alcune regioni simbolo del potere diessino-ulivista

Piemonte/Torino Uomo di punta di Prodi a Torino è Franco Pizzetti, docente di diritto costituzionale, già vicesindaco dc sotto la Mole tra il ’90 e il ’93 nella giunta Zanone, successivamente iscritto al Ppi e poi entrato a far parte dello staff del leader dell’Ulivo che per gratitudine lo ha fatto direttore dell’ente per la formazione dei quadri amministrativi statali. Il secondo uomo che ha aderito all’Asino a Torino è Gianni Vernetti, assessore all’Ambiente della giunta Castellani: da rutelliano ha aderito a Centocittà e i verdi torinesi l’hanno disconosciuto rimanendo senza rappresentanti in giunta. Prima di aderire al partito di Prodi e Di Pietro, la sua attività di assessore si era distinta per una politica ambientalista estremista dimostrandosi fautore convinto della raccolta differenziata al 50% sul modello tedesco. Una volta aderito all’Asino, trovandosi come compagni di partito alcuni tra i maggiori esponenti della borghesia industriale “della collina”, storicamente repubblicana e liberale come Salza, Mauro Marino e l’avvocato di casa Agnelli Chiusano, Vernetti ha improvvisamente ammorbidito le sue posizioni.

Basti ricordare che Marino, segretario del partito repubblicano fino al ’93 e attuale presidente del Consiglio comunale, era stato uno dei più strenui avversari della politica ambientalista di Vernetti che aveva portato il Comune di Torino ad acquistare in due anni circa 200 auto elettriche di produzione Fiat che giacciono inutilizzate.

Mentre Prodi ha perciò riunito sotto le sue bandiere mondo industriale ed ex sinistra protestataria, ora l’opposizione del centrodestra si trova a combattere affianco ai democratici di sinistra nel tentativo di bloccare le delibere sulle auto elettriche dell’assessore Vernetti che, nel frattempo, viene attaccato da sinistra dagli ex compagni dei Verdi e di Rifondazione con l‘accusa di aver tradito gli antichi ideali ecologisti.

Umbria/Perugia e Orvieto Anche Perugia tornerà alle urne il prossimo 13 giugno per il rinnovo del Consiglio comunale e la resa dei conti in seno alla vecchia coalizione (Ds, Rifondazione, Ppi e socialisti) che guida la città dal 1995 è già incominciata. Attuale sindaco perugino è Gianfranco Maddoli, docente universitario di greco con un passato in Azione Cattolica eletto nella cosiddetta “stagione dei professori” che portò anche Bruno Bracalente alla presidenza della Regione Umbria. Già da gennaio, però, i Democratici di sinistra, partito di maggioranza relativa, hanno incominciato a prendere le distanze da Maddoli con documenti ufficiali prontamente pubblicizzati dalla stampa locale, manifestando l’intenzione di presentare un loro candidato. Né il Partito popolare, impegnato nel tentativo di riaggregare il centro con l’Udr e Rinnovamento italiano e interessato alla poltrona della presidenza della Provincia per la quale sarebbe candidato Giulio Cozzari, segretario regionale del partito, ha fatto nulla per difendere il cattolico Maddoli. Si è arrivati così alla candidatura ufficiale da parte dei Ds di Renato Locchi, attuale assessore alla sanità della regione Umbria, uomo d’apparato molto conosciuto in città che già nel ’95 doveva essere candidato a sindaco prima di venir giudicato alla stregua di un relitto del passato. Ricevuto di fatto il benservito, Maddoli il 13 febbraio scorso ha partecipato al convegno romano di Centocittà e successivamente si è associato alla nuova formazione politica di Prodi e Di Pietro. Il 17 marzo, dopo un’interminabile sequela di accuse reciproche sui giornali tra Ds e Maddoli, l’ormai quasi ex sindaco ha annunciato la sua candidatura alle europee nelle liste dell’Asino mentre i democratici di Prodi presenteranno liste tanto per le comunali che per le provinciali. Da notare che mentre il Ppi si è apertamente schierato con la Quercia, “La Voce”, settimanale cattolico edito dalla Conferenza episcopale umbra, ha invece preso le parti di Maddoli. Di tutt’altro tenore i rapporti tra Ppi e Ds a Orvieto dove, per le comunali di giugno, gli ex diccì puntano sull’ex parlamentare europeo Sergio Ercini, mentre la Quercia ricandida l’attuale sindaco Stefano Cimicchi. Il Ppi era già uscito in precedenza dalla coalizione di centrosinistra che governa la città mentre un suo uomo, il vicesindaco Stefano Mocio, era rimasto in giunta fondando per di più un suo movimento di “cattolici democratici”. Ora nel corso degli accordi per le prossime elezioni, il Ppi aveva chiesto ai Ds, come condizione fondamentale per il loro ingresso in coalizione, l’estromissione del movimento di Mocio. Gli uomini della Quercia, essendo il nuovo movimento ben introdotto in ambienti cattolici e quindi funzionale alla loro politica, hanno rifiutato. Da qui la frattura Ppi-Ds, mentre già si vocifera che i “cattolici democratici” di Mocio, nel tentativo di trovare sbocchi politici fuori dalle mura di Orvieto, potrebbero confluire con i Democratici dell’asino.

Emilia-Romagna/Bologna, Forlì e Rimini In Emilia-Romagna lo scontro più appariscente tra Ds e Prodiani si è avuto dopo la defezione del presidente della Regione Antonio La Forgia, che è passato con Prodi. I Ds sono rimasti tuttavia molto abbottonati, anche nei suoi confronti (il più duro è stato il segretario regionale Matteucci).

Il tono medio delle dichiarazioni (stereotipate) è stato di etichettare quella di La Forgia come “una scelta personale di un compagno che stimiamo”. Del resto nessun altro nel Consiglio regionale lo ha seguito, e non si è registrata nessuna defezione di rilievo nel partito. A Bologna il Ppi è oggi diviso tra prodiani e mariniani: il segretario Paolo Giuliani è un prodiano, nella minoranza fedele a Marini il capofila è invece Andreatta (che pure è il mentore di Prodi). Comunque, nonostante forti tensioni, ufficialmente lo strappo non c’è stato, anche se sulla candidatura del sindaco Ds di Bologna si sono posti in maniera un po’ differenziata. Fino a due settimane fa le liti con la maggioranza erano parecchie, oggi con la decisione di indire le primarie per il candidato della coalizione dell’Ulivo la situazione è tornata tranquilla. Tra le adesioni illustri a Prodi, oltre a La Forgia, ricordiamo l’europarlamentare uscente del gruppo di Rinnovamento Italiano, onorevole Filippi (che vuole garantirsi la ricandidatura). Poi c’è stata l’adesione di qualche presidente di provincia in giro per la Regione. Attualmente sul treno prodiano stanno salendo gli scontenti del Ppi, in particolare amministratori uscenti non ricandidati.

A Rimini sia il vice-sindaco, sia il presidente della Provincia del Ppi, non avendo trovato una collocazione nei nuovi organigrammi, si sono messi a fare i prodiani.

Don Tonelli invece, direttore de “Il Ponte”, settimanale diocesano di Rimini, e fratello del più noto giornalista televisivo Giorgio Tonelli “ombra” di Prodi, non sembra del tutto convinto dell’operazione del professore bolognese. Per questo mostra un cauto distacco, tanto da essere benevolente anche con candidati del Polo…

E il professor Stefano Zamagni, tradizionalmente legato a Prodi, come un po’ tutto il gruppo di Nomisma e del Mulino, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione da quando è nato l’asinello democratico.

A Forlì è ormai certo che il partito dei Democratici scenderà in campo, anche se ancora non si conoscono i nomi dei candidati. Si sa che Gianfranco Brunelli, redattore del Regno (rivista del cattocomunismo doc), legato agli ambienti delle Acli, si è convertito al prodismo. Con lui pure il diessino battitore libero Pier Antonio Zavatti e Ivano Natali della Cisl insegnanti, anch’egli vicino alle Acli.

Toscana/Firenze In una roccaforte diessina come Firenze, il fatto che una colonna del partito della Quercia come il senatore Graziano Cioni, ex assessore al traffico e popolarissimo a Firenze (anni fa fu anche coinvolto e denunciato, e poi assolto, per una rissa con i radicali fuori dalla commissione elettorale scoppiata per conquistare il primo posto nella fila di registrazione delle liste e quindi il diritto ad avere il proprio simbolo stampato in alto a sinistra) si fosse recato a San Sepolcro alla presentazione dell’Italia dei Valori di Di Pietro e ne avesse sottoscritto anche il manifesto, aveva suscitato non pochi timori tra i diessini. Tanto più che lo aveva seguito nelle sue trasferte a San Sepolcro anche Sabatino Cerrato, consigliere comunale e uomo di fiducia dello stesso Cioni a Palazzo Vecchio. Arrivati al dunque delle elezioni amministrative che si terranno il prossimo 13 giugno, Cioni (e di conseguenza Cerrato) è prontamente tornato sui suoi passi facendo tirare un sospiro di solievo ai molti, anche nella base, che aspettavano di vedere cosa facesse il compagno senatore. Di fatto sono passati con Prodi solo uomini di seconda, se non terza fila, come quel professor Riccardo Basosi, ex consigliere comunale Pci ed esperto comunale in materia di energia e ambiente o un consigliere di quartiere, tal Quarta, o ancora un certo De Gasperi che nella sua fallimentare carriera ha bussato alle porte di tutti i partiti senza riuscire mai a farsi eleggere. Per il resto il partito resta compatto. Ma in vista delle elezioni la preoccupazione per la presenza della nuova lista (che comunque sosterrà il sindaco uscente, il cattolico di sinistra Mario Primicerio che dopo aver annunciato di non esser più disponibile per l’incarico ha cambiato idea per tempo) in città si respira, soprattutto a giudicare dalle pagine locali dei quotidiani. La sensazione è che la lista dell’Asino possa raccogliere il voto dei più giovani, stanchi della gestione da soviet della politica cittadina in mano da sempre ai soliti noti.

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