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Grillo promette una “piattaforma in rete”, ma ai dissidenti emiliani non basta. «Chiediamo un incontro»

settembre 19, 2012 Chiara Sirianni

Dopo il caso Favia, il comico annuncia la scelta on line dei candidati. Parla Raffallea Pirini, consigliere comunale M5S di Forlì: «Un mezzo passo, ma non è una risposta concreta»

«Per le prossime elezioni politiche i candidati del M5s saranno scelti on line e il programma sarà discusso e completato attraverso una piattaforma in rete. In modo trasparente». È l’annuncio di Beppe Grillo direttamente dal suo blog, in cui prova a replicare alle polemiche sulla democrazia interna sollevate dal caso Favia. Un segnale che il dibattito interno si è rivelato salutare per il Movimento Cinque Stelle? Lo abbiamo chiesto a Raffallea Pirini, consigliere comunale M5S di Forlì, che aveva puntato il dito contro Casaleggio, co-fondatore del Movimento, e le sue telefonate «a molti esponenti».

Pirini, giudica positivamente le parole di Grillo? È un primo passo?
In parte. Sicuramente non è una risposta concreta: abbiamo chiesto un confronto diretto con lui proprio per questo motivo. È dal 2009 che si parla di queste cose, per cui staremo a vedere. Inoltre non mi è chiara la tempistica: si pensa di realizzare una piattaforma sul modello dei pirati tedeschi nel giro di qualche giorno? Dubito sia possibile. E non possiamo arrivare impreparati a ridosso dalle elezioni.

Quali sono le vostre richieste a Beppe Grillo?
Crediamo sia fondamentale, più che stabilire in che modo si possono votare i candidati, una maggiore trasparenza in quanto alle nomine. Chi potrà candidarsi? Chi andrà in Parlamento? Qualche fortunato? Si devono auto-proporre? Non è chiaro. Dobbiamo cercare novecento persone, più o meno. E sarebbe auspicabile che si trattasse di persone che godono dei gruppi che operano sul territorio, non da oggi.

Finora come ha funzionato, a livello locale?
Ci sono stati casi in cui si sono presentate alle elezioni amministrative una serie persone che non condividevano affatto quelli che sono i principi del Movimento, proprio perché basta inviare un CV sul web e proclamarsi un attivista. È rischioso e penalizzante rispetto a chi, viceversa, ha un programma che scaturisce dall’esperienza maturata nel corso degli anni, a contatto con la cittadinanza.

Chi dovrebbe occuparsi di questa piattaforma?
Tecnicamente non saprei rispondere, sono un’anti-tecnologica. Dovrebbe trattarsi di una piattaforma libera, senza nessuno che la gestisce. Senza proprietario, completamente auto-governata. Solo così le istanze di molti attivisti saranno soddisfatte, assieme al principio fondante del Movimento, per cui “uno vale uno”.

A Milano, il 19 settembre  a partire dalle 21 si terrà un primo incontro dedicato al sistema di Liquid Feedback sviluppato dai Piraten tedeschi, e tradotto da alcuni attivisti del M5S di Bergamo. Un incontro in rete, con utenti identificabili per nome e cognome, che si svolge in uno spazio privato “messo gentilmente a disposizione da un attivista”. Anche in Emilia Romagna vi state muovendo in questo senso?
Il 30 di questo mese Valentino Tavolazzi ha organizzato un incontro proprio si questo tipo di piattaforma, per capire come funziona.

Nonostante l’epurazione”?
Nonostante l’epurazione.

Il M5S milanese ha specificato che gli iscritti su liquid Feedback provengono anche dal resto d’Italia, e qualcuno dall’Europa. Soprattutto, spiegano che i media «vogliono far passare l’utilizzo di liquid feedback a Milano come una presa di posizione del M5S di Milano a favore di Giovanni Favia e contro Casaleggio e Grillo, colpevoli (a dir loro) di non volere uno strumento di democrazia all’interno del movimento». Mentre lo strumento non vuole essere alternativo al portale nazionale.
Se anche loro ne sentono il bisogno, in attesa del portale nazionale, mi sembra pacifico che l’attesa vada avanti da un po’. E chi doveva fornirci questa piattaforma avverte che agli attivisti manca qualcosa. Mi sembra una conferma ulteriore del fatto che tanti di quelli che ora demonizzano Favia, e il suo sfogo, avevano fatto da tempo le stesse richieste. Anche il Sicilia usano questo strumento, in maniera autonoma. Non sono spinte dal basso contro Casaleggio, ma il riconoscere una carenza. Al tempo stesso, lo ripeto, non mi sembra affatto un’iniziativa in contrasto con le questio sollevate da Giovanni Favia. Anzi, rubate a Giovanni Favia.

Mattia Calise, giovane consigliere del M5S a Palazzo Marino, ha pubblicato sul suo canale Youtube un video in cui si ironizza sul fuori-onda di Favia, con tanto di microfono che pende tra lui e il giornalista. Seppur ironico, sembra seguire la linea (e l’ipotesi, pubblicata sul blog di Grillo) per cui l’intervista a Piazzapulita sarebbe stata concordata e fintamente “rubata”.
Non ho visto il video. Mi auguro che non sia l’ennesimo tentativo di isolare Favia, se così fosse sarebbe francamente imbarazzante. Anche perché mi sembra del tutto evidente che una cosa del genere, oltre a essere difficile da pianificare, ha scatenato attorno al nostro consigliere una battaglia poco serena. Sia dal punto di vista umano che politico.

Favia ha fatto bene a chiedere a Grillo il reintegro di Tavolazzi?
Ha fatto benissimo. È stato corretto e coerente: se vogliamo fare politica con onestà, non possiamo accettare che qualcuno venga eliminato dai giochi senza uno straccio di spiegazione. Constato che chi sta portando avanti certe battaglie, per il bene del Movimento, di un progetto in cui crede, ne sta pagando le conseguenze a livello personale. Mentre dovremmo focalizzare il punto di crisi, e andare avanti uniti, per migliorare.

Il 22 settembre ci sarà un incontro pubblico a Parma a cui Grillo ha confermato la sua partecipazione. Sarà un’occasione per parlare anche del caso Favia-Tavolazzi?
Pizzarotti è molto impegnato nella gestione della città, e il tema dell’incontro è appunto l’inceneritore. Che possa esserci un momento, a margine, di discussione, può succedere. Ma non basta: chiediamo un incontro ad hoc, e faccia a faccia.

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