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Grillo: «Nessuno uscirà di qui senza una pena». I militanti: «Ci fai paura»

aprile 18, 2012 Chiara Sirianni

Il leader si scaglia contro la classe politica. Tra i suoi militanti c’è la spaccatura: da una parte gli apprezzamenti («mi ricorda “J’accuse” di Émile Zola», «è la più maestosa dichiarazione di guerra degli ultimi 150 anni!»), dall’altra le critiche («tutto giusto, ma servono proposte concrete e nuove»). E c’è persino chi si dice spaventato: «Mi sembra l’anticamera della dittatura».

«I partiti sono polvere, stanno lì da trent’anni. Devono solo andarsene, con una lettera di scuse, magari passando per un Tribunale del perdono come quello che c’era in Sudafrica». In un periodo in cui la distanza fra cittadini e classe dirigente non fa che crescere, Beppe Grillo cavalca entusiasticamemte lo scontento. Anche al sud, nella Puglia di Nichi Vendola: a Trani, Taranto, Lecce ha parlato di crisi economica, banche, del «finto Pil che si calcola sulle morti» e di «politiche di crescita fondate sul cemento». No ai termovalorizzatori, sì alla raccolta differenziata e a un efficiente trasporto pubblico. Grillo piace e per questo fa paura sia a Sel sia al Pd. Il presidente nazionale di Sel, Vendola, ha commentato i sondaggi favorevoli al Movimento 5 Stelle parlando di «fiume sporco dell’antipolitica» e di «onda melmosa». Massimo D’Alema (Pd) a Palermo ha scelto un lessico meno metaforico, ma non per questo meno incisivo: «Grillo? Un impasto tra il primo Bossi e il Gabibbo».

Ma il movimento non è un monolite e la frattura interna cresce soprattutto in Emilia Romagna, dopo che un Meetup a Rimini ha scatenato una serie di polemiche e di epurazioni da parte del blogger genovese. Le quali, ovviamente, sono rimbalzate sulla rete. Lo strappo, difficile da recuperare, ha generato una vera e propria guerra fredda tra i fedelissimi alla linea («Beppe, hai fatto bene, fuori a calci») e chi si mostra preoccupato per la deriva eccessivamente autoritaria del partito: «Pare che ci siano telefonate tagliate ad arte da qualcuno che ne ha fatto uso a danni dei singoli». «Non sei nemmeno venuto a Rimini, ti saresti accorto che abbiamo lavorato per il bene del movimento. Vergogna! Ormai sei come tutti gli altri». E ancora: «Questo è un episodio buio e amaro. Per il M5S e quindi anche per l’Italia». Nonostante i sommovimenti interni, il movimento punta a diventare addirittura la terza forza politica nazionale, anche se i numeri sono ancora bassi.

Ma anche volendo ipotizzare una presenza significativa di grillini al governo, cosa cambierebbe in Italia? Cercando lumi sul blog di Beppe Grillo, ci si scopre distratti da una foto di Jim Morrison. Peccato che il comico genovese si riferisca alla classe politica italiana: «Non pensate di cavarvela così. Con qualche comparsata televisiva e un Rigor Montis radiocomandato, mantenendovi a distanza di sicurezza dai cittadini sparando frasi fatte sull’antipolitica. Lo so che confidate nella memoria breve degli italiani». Si parla del finanziamento pubblico ai partiti: «Vi volete ripresentare, riverginati dai media, alle elezioni 2013. Avete il terrore di perdere il controllo delle operazioni. Sapete bene cosa vuol dire non disporre più di giornali e televisioni infarciti di servi e senza le forze dell’Ordine ai vostri comandi. Vuol dire essere messi sotto processo dalla Nazione che avete distrutto».

Il blogger genovese ne ha per tutti: «Nessuno uscirà di qui, parafrasando Jim Morrison, senza un pubblico dibattimento. Senza una pena esemplare. L’Italia ha un debito spaventoso creato dalla corruzione, dalla dilapidazione di soldi pubblici in Grandi Opere Inutili, dalla contiguità omertosa con le mafie che fatturano 130 miliardi all’anno e anche dell’evasione, naturalmente, ma i grandi evasori protetti dallo Scudo Fiscale sono stati premiati con il 5% di tassazione, mentre ai pensionati e ai disoccupati per qualche centinaia di euro viene pignorata la casa».

Cosa ne pensano i militanti? Sui social network si trovano tre tipi di posizioni. C’è l’adepto entusiasta: «Mi ricorda J’accuse di Émile Zola». «È la più maestosa dichiarazione di guerra degli ultimi 150 anni!». «Ragazzi non si fanno prigionieri! Piazzale Loreto per ‘sti maiali che hanno ridotto il popolo alla fame!». C’è la critica velata: «Beppe, sono buoni tutti a sparare proclami facendo leva sugli argomenti che suscitano più indignazione». «Tutto giusto, ma servono proposte concrete e nuove». Infine, c’è lo sconcertato: «Signor Grillo, lei mi fa paura. Mi sembra l’anticamera della dittatura».

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