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Grillo elogia Nigel: «Non è razzista»

maggio 30, 2014 Chiara Rizzo

In un’intervista al Daily Telegraph il comico genovese difende il leader Ukip. Ma sono numerosi i deputati contrari ad un’alleanza. Intanto esplode il caso di un documento interno che critica Grillo e Casaleggio

Beppe Grillo ha scelto un’intervista al britannico Daily Telegraph per difendere il leader dell’Ukip Nigel Farage, che il rappresentante del Movimento 5 stelle ha incontrato questa settimana a Bruxelles. Per Grillo «Non è vero che lui sia razzista, come io non sono il fascista e nazista che descrivono i giornali italiani».

«VUOLE CONTROLLARE I FLUSSI MIGRATORI». Grillo ha spiegato che ci sono diversi punti in comune tra M5S e Ukip, e che per quanto riguarda l’immigrazione «Farage vuole controllare i flussi migratori in Europa come noi». Grillo ha esemplificato con il fatto che il leader dell’Ukip nel parlamento europeo non ha scelto come alleato la Lega Nord, che in materia di immigrazione avanza proposte molto più dure. Inoltre Grillo ha spiegato che anche dal punto di vista umano Farage gli è piaciuto: «Ha senso dello humor e dell’ironia».

«DEMOCRAZIA DIRETTA PUNTO IN COMUNE». Grillo ha puntualizzato che non è stato ancora deciso l’accordo con l’Ukip, e che l’ultima parola spetta agli iscritti del M5Sm che voteranno una consultazione sul forum online, valutando se ci sono posizioni in comune: «L’incontro è servito per conoscerlo» ha spiegato, e poi ha aggiunto: «Non cambieremo il nostro programma, non cambieremo le nostre idee, ma se stiamo parlando di principi come la democrazia diretta allora abbiamo qualcosa in comune». Subito dopo l’incontro con Grillo, l’Ukip di Farage ha diffuso una nota in cui ha citato esplicitamente un motto dell’M5S: «Siamo ribelli con una causa». Farage ha chiuso la nota ammonendo: «Se le nostre due formazioni raggiungeranno un accordo causeranno non pochi problemi a Bruxelles».

MAL DI PANCIA INTERNI. Intanto però questa settimana il Movimento 5 stelle è stato attraversato da fortissimi malumori interni. Prima di tutto per l’analisi sull’esito delle elezioni, rese pubbliche con la diffusione di un documento riservato dell’ufficio di comunicazione del Movimento con critiche molto dure alla conduzione della campagna elettorale da parte di Grillo e Casaleggio. Subito dopo sono esplosi i mal di pancia per l’incontro tra Nigel e Grillo. Il deputato Aris Prodani ha scritto via twitter “Alleanza con Farage #dabrivido”. La collega Eleonora Bechis ha definito il leader dell’Ukip “uno speculatore finanziario con modi e idee di estrema destra. Un misogino, omofobo e xenofobo” e bocciato ovviamente qualsiasi alleanza: “#ukip antitesi #m5s #megliosoli” ha scritto in un tweet. Anche altri esponenti di spicco, come il deputato Tommaso Currò e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti hanno criticato la linea di Grillo. A difendere il leader invece una “taleban” dell’M5s come l’ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi che non ha escluso nuove espulsioni se il dissenso non si placasse. Alla Lombardi ha a sua volta risposto il dissidente Walter Rizzetto, sempre via twitter: “Immagino che qualcuna abbia commesso già troppi danni per avere ancora il fiato di parlare”. La Lombardi si è scusata con Rizzetto per i toni avuti, intanto però il fedelissimo “Diba”, il deputato Alessandro Di Battista su facebook ha cercato di difendere il leader Grillo attaccando “la stragrande maggioranza della stampa asservita come nell’Argentina di Videla». Oggi il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, altro fedelissimo di Grillo, ha commentato l’intervista spiegando: «Credo che si stia facendo molta polemica strumentale, non ci ho visto niente di sbagliato se non una consultazione con uno dei principali attori della politica europea che è Farage. Il gruppo se sarà con lui non sarà solo con lui, ma anche con una costellazione di altre forze di altri Paesi europei». L’alleanza per Di Maio «è una mossa tattica per calendarizzare provvedimenti e eleggere vicepresidenti del parlamento e presidenti di commissione che poi incidano nelle scelte».

IL DOCUMENTO “SEGRETO”. Resta sul tavolo dello scontro interno però anche il documento interno stilato dall’ufficio di comunicazione, che ha invitato ad andare nella direzione opposta a quella seguita fin qui da Grillo e Casaleggio, anzitutto aumentando le presenze in tv. L’ufficio di comunicazione bacchetta i parlamentari “saccenti, non umili e poco affidabili”. La tv-coach esterna al M5S, Silvia Virgulti, avrebbe rincarato la dose criticando severamente la comunicazione televisiva di Grillo per il messaggio “inquietante e non rassicurante” di Casaleggio. Nel documento tale critica è in qualche modo ripresa, insieme a quella per l’analisi post elettorale: «Il Movimento non è crollato, ma Renzi ha stravinto, con percentuali senza precedenti nella storia della Repubblica se si escludono i risultato della Dc del dopoguerra», questo perché «Gli italiani in questa fase difficile hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi ad un uomo forte. E Renzi ha saputo trasmettere serenità costruttiva». Invece il voto ha dimostrato «l’effetto perverso della scelta del #vinciamonoi, che ha spinto gli altri partiti a crederci e quindi a reagire con la chiamata alle armi”. Una delle critiche più significative del documento è anche ai contenuti proposti in campagna elettorale: «Se non si ha una soluzione a un problema non lo si può denunciare», meglio puntare a «una squadra di governo» per studiare e concretizzare proposte. Inoltre occorrerebbe «rafforzare quantitativamente e qualitativamente l’attività legislativa».

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