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«Grazie all’art. 8 avremo docenti in aula dal primo giorno di scuola»

aprile 6, 2012 Carlo Candiani

L’approvazione della riforma della scuola in Lombardia genera perplessità tra i docenti. Pellegatta, presidente di Disal: «Gli insegnanti stiano tranquilli, le assunzioni da parte delle scuole averranno previo parere delle commissioni per il reclutamento».

“Con questa riforma è il preside a decidere chi lavora e chi no: se non gli vai più a genio l’anno dopo è libero di non chiamarti più. Questo mette in discussione la nostra libertà di insegnamento”. Così parla dalle pagine di Repubblica Olga Romano, 33 anni, precaria da sette, insegnante di Storia e Filosofia nel milanese, dopo aver appreso il voto positivo con cui il Consiglio Regionale lombardo ha sbloccato l’art.8 della legge “Cresci Lombardia” che permetterà, attraverso concorsi differenziati, l’assunzione diretta degli insegnanti (i supplenti per un anno) da parte degli istituti scolastici. «Non è così», afferma Roberto Pellegatta, dirigente scolastico e presidente di Disal. «Quello che introduce l’art.8 è che il reclutamento non avvenga più per semplice scorrimento delle graduatorie, ma attraverso le assunzioni da parte delle scuole dove opereranno commissioni per il reclutamento, non il singolo preside. Di conseguenza, non solo avremo la maggior garanzia che a essere assunti saranno docenti preparati, perché ogni scuola sarà interessata a valutare il merito e la preparazione degli insegnanti, ma saranno coinvolti anche i docenti anziani della scuola, i quali hanno tutto l’interesse della collaborazione con i nuovi reclutati. D’altra parte la stessa legge nazionale prevede che il cinquanta per cento dei docenti siano assunti per concorso e quindi nessuno può rivendicare che tutto il reclutamento avvenga semplicemente per scorrimento di graduatoria».

Però reclutamento e valutazione non stanno andando di pari passo.
Qui il passaggio è da un concorso a carattere nazionale a uno indetto nelle singole istituzioni scolastiche, come i comuni fanno con gli ospedali. Ogni concorso prevede una valutazione, chi cambia è il soggetto che indice il concorso. Per quanto riguarda il rapporto valutazione – reclutamento: in Italia, per valutazione s’intende un sistema complessivo fra scuole, dirigenti scolastici e docenti ed è effettivamente bloccato. Purtroppo, per i continui veti delle formazioni sindacali e anche per alcune associazioni dei docenti stessi, c’è molta ostilità nei confronti di una riforma in questo senso. Ogni sistema moderno, per esempio quello francese, prevede espressamente, con possibilità di verifica, che ci sia una valutazione delle prestazioni. Se vogliamo una scuola di qualità dovremmo introdurre questo sistema anche da noi.

Qual è la differenza tra un concorso indetto da singoli istituiti e uno indetto da reti di scuole?
L’art. 50 del Decreto Sviluppo imposta l’autonomia scolastica anche per reti di scuole. I concorsi per i singoli istituti saranno indetti nelle grosse realtà scolastiche, mentre i concorsi per una rete di scuole riguarderanno situazioni di dimensioni più ridotte e risolverebbero problemi di funzionalità, accorpando ore per cattedre intere.

Alcune perplessità sorgono dalla natura di questa sperimentazione, che riguarderebbe solo i supplenti chiamati annualmente.
Sui supplenti annuali c’è stato già stato anni fa un provvedimento del ministro De Mauro, che non applicò lo scorrimento annuale ma attuò le riconferme dell’anno precedenti. Anche negli anni 70 e 80 ci sono stati istituti maxi sperimentali, che reclutavano direttamente il venti per cento del personale della scuola. Il non funzionamento della scuola sta proprio nelle supplenze annuali: trasferendo agli istituti scolastici la facoltà di reclutamento si permetterà agli alunni di avere tutti i docenti disponibili dal 1° di settembre. Attualmente i provveditorati di Milano, Roma, Napoli e Palermo terminano le nomine dei supplenti annuali verso metà ottobre. 

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