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Governo Letta, Berlusconi è ottimista: «Non ci sono problemi veri. Io non ne farò parte»

aprile 26, 2013 Redazione

Il leader del Pdl spiega di essere fiducioso nel lavoro di Enrico Letta. A Corriere e Repubblica illustra le richieste del suo partito sulle “sei cose da fare”

Silvio Berlusconi è ottimista sulla formazione del governo. Intervenendo questa mattina a Tgcom24 il leader del Pdl ha detto che «non mi è parso che ci fossero problemi veri. Certamente non possiamo pretendere un accordo al 100 per cento», ha detto Berlusconi, riferendo poi di aver sentito i suoi collaboratori e di averli sentiti «molto confortati e anche Brunetta era assolutamente convinto del buon esito dell’incontro. Ho sentito che da parte del Presidente della Repubblica c’è l’indicazione di membri del governo di nuova generazione con una notevole presenza di donne. Questo esclude il sottoscritto, che pero’ non ha mai avuto la voglia di entrare li. Se mi avessero chiamato a un impegno, dato che ho preparato io il programma della campagna elettorale, se ci fosse stato bisogno di me sarei stato a disposizione. Ma preferisco così».

NO VETI. Oggi su Corriere della Sera e Repubblica sono apparse due interviste allo stesso Berlusconi, in cui dice che «prima deve venire l’accordo sulle misure. Dei nomi si parlerà dopo». Imu, Equitalia, tasse sulle imprese, Fiscal Compact, riforme istituzionali sono gli ambiti di applicazione delle sei “cose da fare” che il centrodestra ha sottoposto al vicesegretario del Pd, incaricato da Giorgio Napolitano di trovare una maggioranza per formare un governo. Berlusconi, sui ministri che Letta sceglierà, non pone veti, anche se preferirebbe politici: «Abbiamo già dato con i tecnici, veniamo da un governo che ha fatto disastri con il suo rigore», spiega al Corriere della Sera. Quale nome per il ministero dell’Economia? «Se volessero le cose fatte per bene, chiamerebbero me», «ma non lo faranno mai».

SEI COSE DA FARE. «Non è che adesso noi andiamo lì e gli diciamo tutto o niente. Ci muoveremo con buonsenso», sottolinea Berlusconi a Repubblica. «Ci sono i nostri sei punti sull’economia che per comodità potremmo riunire in un unico disegno di legge». Niente norme “ad personam”, tranquillizza: «Sono state discusse a fondo con tutte le confederazioni, agricoltura, commercianti, Confindustria».
Innanzitutto, secondo il leader del Pdl, «Equitalia deve smettere di terrorizzare i contribuenti, di alimentare, coi suoi metodi vessatori, la sfiducia e l’ostilità dei cittadini nei confronti di chi li amministra». Spiega poi Berlusconi: «La lotta all’evasione va fatta ma con metodi liberali». Per questo, il Pdl propone la revisione dei poteri di Equitalia e l’introduzione di forme di rateizzazione delle sanzioni.

IMU E IMPRESE. Anche sull’Imu, Berlusconi non pone alcun veto a Letta, sebbene ricordi che si tratta di «una patrimoniale occulta che ha fatto calare il valore degli immobili del 5-15 per cento». L’abolizione della tassa sulla casa è uno dei punti fondamentali del Pdl, che vorrebbe l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole. Sull’accordo per la restituzione dell’Imu del 2012, sul quale la sinistra finora si è dimostrata scettica o contraria, Berlusconi si mostra più flessibile.
L’ex Presidente del Consiglio propone uno spostamento, almeno temporaneo, dei controlli burocratici da prima a dopo aver aperto un’impresa. Le aziende, spiega Berlusconi al Corriere della Sera, «sono sottoposte a un lungo processo burocratico fatto di 12 nulla osta preventivi che blocca o ritarda molte iniziative economiche». Detrazioni della durata di 5 anni per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati.

EUROPA E RIFORME ISTITUZIONALI. Il problema economico italiano è imprescindibile dalle decisioni europee. Secondo il leader del Pdl, forse non sarà necessario un “braccio di ferro con l’Unione Europea, per convincerla a cambiare politica sui paesi in difficoltà: «Non vedo leadership compatte», afferma Berlusconi, «e mi pare che anche a Bruxelles si stia convincendo che c’è stato un eccesso di austerity». «Bisogna spiegare che il tetto al 3 per cento del deficit sul Pil, sono giusti ma non quando già sei in recessione».
Infine, ci sono le proposte per le riforme sul piano istituzionale, conclude Berlusconi, che vorrebbe «il semipresidenzialismo con l’elezione a due turni per il Quirinale», la riforma elettorale, nonché «il rafforzamento dei poteri del premier che oggi non può fare quasi niente, nemmeno cambiare un ministro del suo governo».

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1 Commenti

  1. giuseppeburgio says:

    alla sanità, si parla di mario mauro o maurizio lupi. un ciellino o un ciellino.
    forse sono rimaste le briciole, dopo gli scandali della sanità lombarda, e volete anche quelle.
    povera italia.

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