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Gotterdarmmerung liberale

aprile 7, 1999 Da Rold Gianluigi

Bokassa

Nel giro di 24 ore, nella terza settimana di marzo, il Corriere della Sera, ha dedicato due aperture di giornale a problemi sulla giustizia, in modo tale che un grande scrittore di questo secolo, Arthur Koestler, avrebbe descritto come “Gotterdarmmerung liberale”, la “caduta degli dei liberale”. Non è una novità in assoluto, ma è un vero salto di qualità di via Solferino. La prima mattina si è assistito alla “santificazione” di Francesco Saverio Borrelli, promosso alla Procura generale. È vero, mancava un supplemento a colori, con accluso “santino”, oppure un gadget, un compact con le Valchirie di Wagner interpretato dal nuovo procuratore generale. Ma c’è un limite a tutto, anche nei ringraziamenti ufficiali. La seconda mattina, invece, il titolo più importante, il “nerone” di prima, come si dice in gergo, era dedicato alle pene più severe proposte dal guardiasigilli, il comunista Oliviero Diliberto, in materia di scippi e furti nelle case. Il Corriere era compiaciuto, rassicurante verso i suoi lettori, che vogliono “legge e ordine”. Il problema è questo: che cosa c’entra la “beatificazione borrelliana” e l’entusiasmo per il pugno di ferro contro ladri e scippatori nella tradizione di grande borghesia liberale del Corriere? A nostro parere, assolutamente nulla. Sarebbe come affermare che uno stato di diritto si riconosce dal minor numero di reati commessi, non dalle procedure rispettate e dai principi della pena come momento di redenzione-reinserimento o recupero nella società. Questi principi, tipicamente liberali, non interessavano certo Hitler, oppure Stalin o altri spregiudicati fautori della realpolitik: sotto il regno di quei signori si commettevano infatti pochissimi reati. In Germania, ad esempio, per tutto il periodo della Repubblica di Weimar, non fu mai applicata la pena di morte. Nel 1932, quando si avvicinava la grande tragedia del nazismo, per compiacere un’opinione pubblica sempre più “confusa e imbestialita”, i grandi giornali borghesi (la catena Ullstein) decisero di appoggiare la richiesta di pena di morte per un tale Harman, assassino omosessuale. Principi difesi per decenni furono abbandonati in pochi minuti. Pochi mesi dopo, il nazismo salì al potere e il giornale dei comunisti francesi “L’Humanité” poté intitolare a tutta pagina: “È il male minore”. Koestler quando pensava ai liberali Ullstein scriveva: “Gotterdammerung liberale”.

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