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Global Warming. L’Ipcc apre al fracking e al nucleare (anzi no). Poi la buona notizia: solo 17 anni per salvare il mondo

aprile 15, 2014 Leone Grotti

Nel 1989 Repubblica scriveva che ci restavano 10 anni per salvare la Terra. Ieri l’Onu ha detto che ce ne restano 17: è un buon passo avanti

Dietrofront, anzi no. Si scanneranno gli ambientalisti quando leggeranno la terza parte del rapporto Onu sul cambiamento climatico realizzato dall’Ipcc (Commissione internazionale sul cambiamento climatico) e presentato ieri a Berlino. Nella prima, pubblicata a settembre, si affermava che «l’uomo è la causa principale del surriscaldamento terrestre»; nella seconda, diffusa due settimane fa, si prediceva l’Apocalisse imminente; nella terza si fissano i nuovi obiettivi climatici per il 2030 e 2050 con una timida apertura al fracking e al nucleare.

OBIETTIVO IMPROBO. Timida, perché lo sfruttamento dello shale gas e dell’energia nucleare sono bersagli contro cui gli ambientalisti di tutto il mondo si scagliano rabbiosamente, anche se aiuterebbero nella battaglia contro il cambiamento climatico. Secondo l’Ipcc, per evitare il disastro descritto nella seconda parte del rapporto, è necessario tagliare le emissioni di gas serra del 70 per cento entro il 2050 e sostituirle con l’energia solare ed eolica.
Per raggiungere questo improbo obiettivo, secondo i 235 scienziati che hanno firmato il rapporto, nei prossimi 17 anni, entro il 2030, bisognerà investire 20 miliardi di sterline in meno all’anno nei combustibili fossili e 90 miliardi in più nelle alternative “green”.

SHALE GAS E FRACKING . L’investimento richiesto dalla Commissione Onu è pari al 4 per cento del Pil mondiale da qui al 2030, visto che per diffondere le energie rinnovabili ci vogliono corposi sussidi da parte dei governi, che farebbero aumentare ancora di più le salate bollette energetiche che già paghiamo.
Per non replicare il fallimento del protocollo di Kyoto, che prevedeva l’abbattimento delle emissioni di gas serra del 20 per cento tra il 1990 e il 2020 al modico prezzo di 180 miliardi di dollari all’anno, l’Ipcc ha suggerito lo sfruttamento dello shale gas come «tecnologia ponte» aspettando la diffusione globale delle energie alternative. Il gas naturale, infatti, inquina la metà rispetto ai combustibili fossili.

ENERGIA NUCLEARE NI. L’apertura alla contestatissima tecnologia del fracking è un colpo duro da digerire per gli ambientalisti di tutto il mondo, che vedono nell’Ipcc un profeta che grida inascoltato nel deserto. Forse è per non dargli il colpo di grazia che gli esperti dell’Onu hanno anche fatto larghe concessioni allo sviluppo dell’energia nucleare, una delle fonti più pulite al mondo, per poi rimangiarsi tutto in poche righe. «L’energia nucleare potrebbe contribuire in modo crescente all’approvvigionamento di energia» non inquinante ma ci sono «una varietà di barriere e rischi», tra cui «l’opinione pubblica sfavorevole».
Il nucleare sarebbe quindi un toccasana per sconfiggere il global warming ma appoggiandolo l’Ipcc non godrebbe più di buona stampa e ha preferito rimanere ambiguo sul tema.

rep-global-warmingGLI ANNI AUMENTANO. Riassumendo, l’Ipcc sembra dare pessime notizie ma come scrive Piero Vietti sul ilFoglio.it non è così: «Leggo – sollevato – nuove notizie dal fronte catastrofista. Secondo quanto riporta Repubblica, ci restano solo 17 anni per invertire la tendenza del riscaldamento globale, passati i quali non si potrà più salvare il pianeta. Finalmente una buona notizia: sempre secondo Repubblica, nel 1989 ce ne restavano appena 10, di anni». Senza contare che solo ad aprile 2013 in prima pagina Repubblica pubblicava questo articolo: «Il mistero della Terra che non si surriscalda più».

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