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«Gli Usa hanno fregato Russia e Cina in Libia. Il veto alla risoluzione contro la Siria era scontato»

febbraio 8, 2012 Leone Grotti

Russia e Cina pongono il veto e bloccano la risoluzione dell’Onu contro la Siria. Intervista all’inviato del Giornale Gian Micalessin: «Neanche la mozione contro la Libia prevedeva un cambio di regime e l’impiego di truppe. Sappiamo com’è finita».

«Era ovvio che Cina e Russia avrebbero posto il veto per non far passare la risoluzione Onu contro Damasco. Gli Stati Uniti hanno sbagliato: li hanno fregati in Libia e ora loro come possono fidarsi che non riaccadrà anche in Siria?». L’inviato del Giornale Gian Micalessin non si stupisce del veto posto ieri da Russia e Cina per impedire l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu della risoluzione contro la Siria. La mozione prevedeva, secondo quanto proposto dalla Lega araba, che Assad cessasse il fuoco e che trasferisse «tutta la sua autorità al suo vicepresidente in vista di cooperare interamente con il governo di unione nazionale» durante il periodo di transizione, in attesa di «elezioni libere e trasparenti».

Perché Russia e Cina hanno posto il veto?
Partiamo dalla Russia. Ci sono diverse ragioni. Innanzitutto geostrategiche: tra Damasco e Mosca c’è un patto di ferro che risale agli anni 60/70, quando al potere c’era ancora il padre di Assad. La Siria permette alla Russia di usare il porto di Tarus, l’unico che garantisce al Putin un accesso sul Mediterraneo. Se cade la Siria, la Russia perde tutta la sua influenza sul Medio oriente. Ci sono poi ragioni di prestigio: la Russia non può lasciare così al suo destino un suo alleato. Infine, ragioni interne: se un domani ci fossero grandi proteste e manifestazioni contro Putin, l’Onu potrebbe approvare contro la Russia lo stesso tipo di risoluzione messo in campo contro la Siria.

E la Cina?
Anche qui, niente di nuovo. Il regime comunista ha sempre osteggiato qualunque intromissione dall’esterno nelle politiche interne di ogni paese. Inoltre, ogni accenno ai diritti umani dà fastidio a Pechino, visto che su questo fronte ha notevoli problemi. Poi ci sono anche motivazioni economiche. La Cina ha perso molti rifornimenti di petrolio a causa della guerra in Libia, in caso di un intervento in Siria, l’Iran non starebbe certo con le mani in mano e Pechino rischierebbe di perdere i rifornimenti degli ayatollah, importantissimi per il regime comunista.

Che cosa può fare l’Onu?
Niente, perché non ha altre soluzioni sul terreno. Non si può agire con il veto di Russia e Cina.

Il mancato accordo sulla risoluzione contro la Siria è anche uno schiaffo agli Stati Uniti. Perché, contrariamente alla Libia, non si è trovata una soluzione?
A parte i motivi già detti, a livello internazionale i rapporti sono molto tesi. Putin mostra il pugno duro perché è in campagna elettorale, ma bisogna dire che gli americani hanno fatto un’operazione unilaterale, sbagliando. E poi non dobbiamo mai dimenticare che la missione in Libia ha lasciato molti paesi insoddisfatti.

Cioè?
La famosa risoluzione 1973 dell’Onu non prevedeva il cambio di regime né l’impiego sul terreno di forze speciali da parte di Francia e Gran Bretagna. La no-fly zone doveva solo “proteggere i civili”. E invece sappiamo tutti come è andata e come è finito Gheddafi. I termini sono stati ampiamente violati. E chi assicura a Russia e Cina che questa volta non succederà la stessa cosa? Nessuno, infatti hanno posto il veto, non volendo farsi turlupinare per la seconda volta di fila.

Nel fine settimana i bombardamenti dell’esercito a Homs hanno provocato più di 300 morti. Assad è sempre saldo al potere?
Per ora sì. Il presidente è armato, ha un esercito che nonostante le diserzioni rimane molto forte e i suoi vertici sono stabili. Certo è difficile da governare, essendo composto soprattutto da sunniti, mentre i vertici al potere fanno parte della minoranza alawita, come Assad, che rappresenta appena il 10 per cento della popolazione. Diciamo che alla lunga è destinato a perdere, ma alla lunga.
twitter: @LeoneGrotti

 

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