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Gli Usa e il matrimonio fra uomo e donna. La legge colpita a suon di sentenze

novembre 26, 2012 Benedetta Frigerio

Venerdì prossimo la Corte Suprema metterà in discussione la legge federale sul matrimonio naturale. Il caso Golinski e il ruolo del presidente Obama

«Il presidente [Barack Obama] ha concluso che la sezione 3 del Doma (Defense of marriage act), applicata alle coppie omosessuali sposate legalmente, non riesce a rispondere alla loro situazione ed è perciò incostituzionale. Data questa conclusione il presidente ha dato ordine al Dipartimento di giustizia di non difendere la legge in questi casi».
Sono le dichiarazioni del Procuratore generale, Eric Holder, rilasciate il 23 febbraio 2011, che videro per la prima volta il prevalere dell’opinione di un presidente degli Stati Uniti su una legge del paese. Sotto attacco è la sezione della norma i cui si dice che il matrimonio è solo tra uomo e donna. E grazie a ciò, Karen Golinski è riuscita ad includere nella propria copertura sanitaria la compagna sposata in California nel 2008. Ma Golinski, dipendente del governo, che da quattro anni combatte per la causa, non si è fermata qui. Il riconoscimento, già esistente per i conviventi, deve essere esteso a tutti gli sposi, quindi il Doma deve essere dichiarato incostituzionale. «Non penso che abbiamo mai avuto un’occasione come questa in cui così tanti diritti gay bussano alla porta della Corte Suprema», ha dichiarato l’avvocato dei diritti omosessuali, Jon Davidson. Dopo le parole di Obama, infatti, i ricorsi alla Corte Suprema sono aumentati fino ad arrivare a 13 e venerdì prossimo si terrà un incontro a porte chiuse per analizzare il caso Golinski, insieme ad altri quattro che mettono in discussione il Doma.

L’ATTACCO DURA DA 10 ANNI. Ma il tentativo di cambiare la legge che alla sezione 3 stabilisce che il matrimonio è solo tra uomo e donna è ormai antico. La legge in difesa del matrimonio fra uomo e donna, votata a larga maggioranza e firmata da Bill Clinton nel 1996, è stata attaccata fin da subito per via giudiziaria. Il primo colpo al Doma risale al 2003 quando la Corte Suprema aveva stabilito, nel caso Lawrence v. Texas, che la legge dello Stato contro le unioni omosessuali non era costituzionale, mettendo indirettamente in discussione il divieto esplicito al matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Nel 2010 la Corte si era spinta più in là, tollerando la discriminazione al contrario di gruppi che non riconoscono la pratica omosessuale come accettabile al proprio interno. Infatti, i giudici federali con una maggioranza di 5 a 4 avevano confermato la decisione di una corte della California la quale aveva dato ragione a una scuola che non aveva accettato fra i suoi tanti club quello di alcuni giovani cristiani perché non approvavano le pratiche omosessuali.
Nello stesso anno, dopo che il governo si era rifiutato di coprire le spese sanitarie della compagna di Golinski, la donna aveva deciso di appellarsi alla Corte. Il dipartimento di giustizia, chiamato in tribunale, inizialmente si era opposto alla richiesta, ma dopo le parole di Obama il Procuratore generale ha chiarito che non avrebbe più difeso il Doma. Un gruppo di senatori ha quindi denunciato le attività delle corti per le continue sentenze pronunciate a prescindere dalla legge federale, chiedendo al Procuratore generale di correggere le sue dichiarazioni contrarie alle norme federali. Mentre gli ex procuratori generali, John Ashcroft e Edwin Meese, hanno fatto notare alla Corte Suprema la gravità delle posizioni prese dal presidente Obama, il quale ha travalicato i propri poteri creando un precedente pericoloso. Tanto che, benché la legge non lo preveda a livello generale, Golinski ha comunque ricevuto i benefici federali richiesti creando un precedente che influenzerà la discussione della Corte prevista per venerdì prossimo.

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