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Gli spartani del Pd vadano pure alle Termopili. Gli ateniesi hanno altre idee: «Il tacchino scenda dal tetto»

marzo 27, 2013 Chiara Rizzo

Chiacchierata con Vito Costa, animatore di un gruppo “non ufficiale” che sostiene la linea politica del sindaco fiorentino. E dice no a Grillo e sì a un accordo a tempo con Berlusconi

«Quando abbiamo visto che i giovani sostenitori di Pier Luigi Bersani si erano rinominati Trecentospartani, in omaggio ai trecento uomini di Leonida che morirono alle Termopili, abbiamo sorriso: Leonida e i suoi trecento comunque erano andati incontro ad una sconfitta, seppur piena d’onore. Ma la sconfitta come idea questa parte di Pd ce l’ha proprio nel dna, allora?»: Vito Costa se la ride. È un renziano di ferro, messinese trapiantato a Cuneo, e direttore responsabile degli ateniesi, un gruppo, per il momento virtuale, che vive sui social network e con un sito internet, ma che ha solidi radici anche nel mondo reale.

Costa, un passo per volta. Ci spieghi chi sono gli ateniesi.
Gli ateniesi sono parte di “Adesso! Torino”, uno dei movimenti renziani locali: abbiamo creato un blog e poi una pagina facebook, e attraverso questi è nato un gruppo intorno a noi. Siamo gli entusiasti della Leopolda. Siamo democratici, ma di quelli che lo erano prima che nascesse un partito con questo nome. Abbiamo sostenuto con impegno Matteo Renzi alle primarie del 2012. Ma non siamo “ufficiali”. Vogliamo continuare a presentare e discutere il nostro modello di sinistra “laica” e riformista, aperta, ambiziosa e progressista. Il nome è nato quasi per gioco, ci chiamavamo per gioco ateniesi ironizzando sui Trecento spartani del Pd.

E chi sono?
Gli spartani sono i giovani del Pd che hanno sostenuto la campagna elettorale sul web per Bersani, durante le elezioni politiche. Sono guidati da Tommaso Giuntella nella war room del Pd al Nazareno: Giuntella coordinava la campagna di Bersani nelle primarie, e dopo lo hanno messo a capo del settore web. Gli spartani sono nati prima di noi, e a Torino ci scherzavamo un po’ su. Perché seppure con onore, gli spartani di Leonida sono morti sacrificandosi alle Termopoli. Ci faceva sorridere pensare che quest’ala del Pd la sconfitta come idea ce l’avesse nel dna. Siccome c’era la necessità di un punto di confronto anche tra i renziani, abbiamo iniziato a farlo sui social network, e per canzonarci abbiamo deciso di chiamarci tra di noi ateniesi. A livello superficiale è più facile vedere contrapposizioni, ma noi siamo nati accanto a loro. Solo che noi vorremmo portare il Pd finalmente a vincere, a differenza di ciò che è successo agli Spartani.

Gli spartani sono almeno 300. Voi quanti siete?
In redazione siamo sei fissi, ma di fatto al nostro gruppo si stanno aggregando molti renziani, che ci inviano contributi, articoli, messaggi: attualmente abbiamo 500 persone che ci seguono su facebook, e 893 su twitter.

E Matteo Renzi che ne dice di voi?
Ci siamo connotati subito come “non ufficiali”. Siamo nati autonomamente, e a Firenze Renzi non sapeva nulla della nostra idea: ora lui e il suo staff può darsi che ci seguano con curiosità e attenzione, ma non ci siamo mai sentiti. Però Roberto Reggi ci segue su Twitter, Andrea Marcucci, senatore renziano, ha scritto un articolo per noi. La nostra linea è quella dell’indipendenza: non siamo un corrente, ma un’iniziativa culturale nata per ridare un po’ di vitalità al Pd, per mantenere lo spirito delle primarie, per continuare a discutere sui contenuti avendo un punto di riferimento sul web in cui ognuno possa dare il proprio contributo sia sui programmi sia sugli aspetti politici che si protraggono dopo le elezioni. Perciò il gruppo è diventato subito per ovvie ragioni nazionale, perché dalle “polis” di tutt’Italia, dalla Sicilia alla Sardegna alle Alpi, ci arrivano ogni giorno molti contributi. Su ciò che non va nei partiti locali, su ciò che si vorrebbe smuovere o cambiare.

In bocca al lupo.
C’è molto entusiasmo, e c’è anche molta critica verso il Pd. Ma è costruttiva: molti di noi (non io) sono del partito. Ma non possiamo fare a meno di vedere delle cose che non vanno. Sul sito abbiamo criticato la forma, con questo uso di metafore incomprensibili e un linguaggio distante dalla realtà e dai giovani: ho scritto un articolo che ho ironicamente titolato “Scendi tacchino. Chi ti ha detto di salire sul tetto?”. Il vero problema però è che manca una nuova narrazione del centrosinistra. Il nostro centrosinistra si rintana, per una sorta di presunta superiorità morale o purezza, in un suo elettorato storico che al massimo però raggiunge il 34 per cento. Ma questo ci porta sempre solo a perdere. È quello che diceva Renzi già alle primarie: non possiamo porci come riferimento solo di persone che hanno sempre votato a sinistra. Ci sono anche quelli che non hanno per forza tutti i geni e le molecole di sinistra. Perché dimenticarli? Non significa non essere di sinistra, ma offrire un modello diverso, tenendo in considerazione che c’è un bacino dell’elettorato che vaga di volta in volta, che va effettivamente convinto, e che di fatto si trasforma in ago della bilancia.

E di quello che sta succedendo in queste ore, con l’incarico esplorativo a Bersani, cosa pensate?
Pensiamo che l’alleanza con Beppe Grillo non possa nascere per il semplice motivo che lui non vuole saperne. C’è incompatibilità totale a livello di programmi, storia e persone di M5S coi partiti tradizionali. È inutile il tentativo di cercare un dialogo anche solo con quei 20 senatori grillini più malleabili (quelli riferibili al gruppo delle Agende rosse di Salvatore Borsellino e a Gustavo Zagrebelsky). Dall’altra parte ci rendiamo conto che dopo la manifestazione di domenica, anche sull’accordo del Pdl ci sarebbe più che da tapparsi il naso: ma ci sono poche alternative secondo noi. Pensiamo possa servire un accordo a tempo determinato anche con il Pdl per fare delle riforme strutturali, a partire dalla legge elettorale e dall’abolizione delle province. Tornare a votare subito, poi, non sarebbe solo un fallimento e un suicidio per Bersani, ma anche per il Pd.

I retroscena dicono che con questa soluzione, Renzi potrebbe scaldare i motori e poi ricandidarsi a nuove primarie e vincere. È vero?
Ci auguriamo che dopo questa ipotetica breve legislatura, di 6-8 mesi, ci siano nuove primarie. Questa è la soluzione che auspichiamo.

Ma sul vostro cammino ci sono gli Spartani. Che poi sono la versione “social network” dell’ala denominata Giovani turchi, che fa riferimento a Stefano Fassina, Matteo Orfini, Alessandra Moretti. Che succederà?
Rudy Francesco Calvo su Europa ha parlato di una disponibilità di altri giovani bersaniani, cioè i lettiani e gli ex veltroniani, ad avere Renzi candidato premier e uno dei loro candidato segretario del Pd, per evitare il dilagare dei Giovani Turchi (e degli Spartani). Questa è un’ipotesi realistica a nostro parere. Anche nel Pd, e persino nell’area “non renziana”, c’è una parte dei giovani che vuole evitare che Fassina, Orsini, Moretti e compagnia bella – mettiamoci dentro anche i “vecchi”, Rosi Bindi, Massimo D’Alema – prendano troppo potere. Perciò non vedrebbero male Renzi. Questo ci lascia qualche spiraglio: quello che auspichiamo è avere delle primarie aperte, molto più e diversamente dalle ultime. In questo caso Renzi ha molte probabilità di farcela.

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