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«Gli hanno tolto i reni e l’hanno lasciato morire». Eritreo sopravvive ai rapitori e racconta il traffico di organi e uomini

febbraio 12, 2014 Redazione

Assalom, intervistato da Avvenire, racconta un anno di torture e abusi nelle mani dei trafficanti di uomini che l’hanno rapito dopo che era riuscito a disertare il regime e scappare dal paese

Assalom è un eritreo scappato dal regime schiavista di Isaias Afewerki, rapito e finito nel vortice della tratta di esseri umani come molti suoi connazionali ma, al contrario di migliaia di altri come lui, uscito vivo un mese fa da un inferno fatto di torture e abusi a cui è quasi impossibile sopravvivere. Con un nome fittizio ha raccontato la sua storia ad Avvenire.

FUGA DAL SERVIZIO MILITARE. Per sfuggire a un governo che impone a tutti un servizio militare obbligatorio di circa 20 anni, anche fino ai 50 anni di vita, il sottufficiale alle forze della Difesa eritrea Assalom è scappato seguendo la rotta usuale dei disertori eritrei: fuggire in Sudan, soggiornare nei campi dell’Acnur di Shegarab, dove si cerca di racimolare soldi per andare a Khartoum e da qui in Libia nella speranza di arrivare poi in Italia senza essere prima rapiti.

IL RAPIMENTO. Ma già a Shegarab si rischia di essere rapiti dai nomadi Rashaida, che organizzano insieme alla mafia beduina il traffico di esseri umani dal Sudan al Sinai. Nell’ottobre 2012 Assalom ha visto un pickup eritreo carico di armi «e ho fatto l’errore di dire in giro che l’Eritrea e i Rashaida trafficavano anche in armi», oltre che in esseri umani. La voce arriva anche ai militari sudanesi, che rapiscono Assalom insieme alla compagna e li consegnano ai trafficanti.

TRAFFICO DI ORGANI. Dopo un viaggio attraverso il Sinai i due finiscono a novembre vicino a El Arish, al confine nord con Israele, dove una banda chiede per il loro rilascio 75 mila dollari. Una cifra impossibile da racimolare. Così Assalom, come gli altri rapiti, subisce pestaggi, sprangate, abusi, stupri, bruciature con la plastica fusa e il 13 gennaio 2013 assiste al brutale pestaggio di un 27enne di nome Mohamed.
«Nella stanza dove eravamo incatenati è arrivato un medico che ci aveva visitato altre volte – racconta – Ma stavolta aveva una borsa frigorifera. Ha addormentato Mohamed e davanti a noi gli ha tolto i reni, poi li ha messi nella borsa ed è andato via su un Land Cruiser. I carcerieri hanno portato via quel poveretto mentre stava morendo. Non ho più saputo nulla di lui».

LIBERTÀ IN CAMBIO DI UN RENE. Nel deserto dove è stato imprigionato anche Assalom sono morte ottomila persone, di cui cinquemila eritrei negli ultimi cinque anni. Tra il 2007 e il 2012 il traffico di esseri umani ha coinvolto tra i 25 mila e i 30 mila eritrei. Assalom invece è sopravvissuto, dopo essere stato venduto per due volte ad altre bande, usanza dei predoni per ridurre i rischi e dividere i proventi del traffico di organi e uomini, e aver cambiato covo tre volte. Gli ultimi sequestratori gli hanno offerto la libertà in cambio dell’asportazione di un rene ma prima di dover compiere un gesto disperato, l’uomo è stato liberato dall’esercito egiziano che ha scoperto e distrutto il covo.
Finito in carcere a El Arish, è stato salvato dall’ong Gandhi, che l’ha portato in Etiopia nel campo profughi di May Aini, dove lo aspettava anche la compagna , che era riuscita a scappare dalla prigionia in precedenza grazie al pagamento parziale del riscatto.

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2 Commenti

  1. ragnar scrive:

    Eritrea, un inferno sconosciuto. Peggio dell’Eritrea c’è solo la Nordcorea.

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