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Gli euroscettici hanno un problema comune: superare lo scetticismo gli uni verso gli altri

maggio 1, 2014 Michela Maisti

Quanto le formazioni politiche come Front National, M5S, Ukip e Partito della libertà olandese saranno disposti a passare sopra alle divergenze che li separano dal raggiungimento di un’intesa comune?

A poco meno di un mese dalla tornata elettorale che chiamerà l’Europa a decidere quale sarà la nuova rappresentanza nel parlamento di Bruxelles, è di sicuro il fronte neopopulista quello che sembra raccogliere sempre più attenzioni, almeno stando a quanto riportano ormai da mesi i sondaggi. Pur considerati i margini di errore, previsioni alla mano i vari Marine Le Pen in Francia, Geert Wilders in Olanda, Beppe Grillo in Italia e Nigel Farage nel Regno Unito si preparano a incassare un successo che potrebbe rivoluzionare gli assetti politici, ma soprattutto economici, di un sistema consolidato come quello europeo. Ma c’è un interrogativo al quale verrà data una risposta solo a urne chiuse: la forza euroscettica tanto enfatizzata a livello mediatico riuscirà poi a trovare una concretizzazione pratica tra i banchi dell’europarlamento? In altre parole: quanto le formazioni politiche come Front National, Movimento 5 stelle, Ukip e Partito della libertà olandese saranno disposti a passare sopra alle divergenze che li separano dal raggiungimento di un’intesa comune?

IL PROBLEMA DEL GRUPPO. Un ebook pubblicato lo scorso febbraio da Guido Bolaffi e Giuseppe Terranova intitolato Marine Le Pen & co. – Populismi e neopopulismi in Europa cerca di anticipare le mosse delle principali formazioni che potrebbero mettere i bastoni fra le ruote del progetto Ue per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi. Se è vero che le istanze no-euro raccolgono le simpatie di gran parte di un elettorato soverchiato dalle politiche improntate all’austerity e al rigore fiscale, la prova decisiva sarà nella capacità di rappresentanza delle formazioni politiche contrarie alle regole attuali. Fra gli ostacoli principali che i propulsori del cambiamento si troveranno ad affrontare, fanno notare gli autori dell’analisi, c’è quello del raggiungimento del numero necessario di parlamentari. Per costituire un gruppo politico nell’europarlamento infatti occorre arrivare alla soglia minima di 25 deputati, eletti in almeno un quarto degli stati membri (ovvero sette).

QUANTI SONO? Al netto del rifiuto ricevuto dal duo Le Pen-Wilders da parte del Movimento 5 stelle e dell’Ukip del britannico Farage (che nella scorsa tornata elettorale ha portato a Bruxelles ben 13 parlamentari) di far parte di un gruppo unitario, la squadra neopopulista, come si mette in evidenza nel libro, può ancora contare sull’appoggio del Fpo austriaco, del Vlaams Belang austriaco, della Lega nord in Italia e dello Swedish Democrats in Svezia. Partendo da questo assunto, Bolaffi e Terranova sottolineano tuttavia lo scarso peso di una partnership così articolata. In particolare dal punto di vista dei numeri: anche qualora superassero tutti lo sbarramento, quota 25 rimarrebbe lontana, almeno a giudicare dalle previsioni di voto attuali. E per quanto dell’asse neopopulista dovrebbe far parte anche la Lega nord (l’Italia ha a disposizione 73 seggi in tutto), il partito guidato da Matteo Salvini secondo le ultime stime porterà in Europa al massimo 5 deputati. L’eventualità di una mancata formazione di un nuovo gruppo autonomo a Bruxelles d’altronde è fra i principali problemi che assillano la leader del Front National. Che nell’intervista rilasciata agli autori dell’ebook non nasconde quale sia l’obiettivo in cima ai suoi pensieri: «Non esiste nessun programma, né alleanza pre-elettorale. Tutti i nostri incontri riguardano esclusivamente la possibilità di formare, dopo le elezioni, un gruppo autonomo nel Parlamento europeo». Intanto la strada che porta al prossimo 25 maggio è sempre più breve e lastricata di buone ambizioni.

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