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Gli esuberi nelle banche salgono a 35 mila. La fine di una categoria

ottobre 17, 2012 Massimo Giardina

Nell’incontro tra banche e sindacati è emerso un tema che si prospetta di non facile soluzione. Si stimano 35 mila esuberi da prepensionare e la chiusura di molte filiali.

Nella sede della Associazione bancaria italiana (Abi) si è tenuto ieri pomeriggio un incontro con i sindacati di categoria e si è parlato di un argomento che preoccupa gli addetti del mondo del credito: gli esuberi.
Nei mesi scorsi il tema su esodati e prepensionamenti è stato più volte esaminato anche con interventi del governo, ma i valori che emergono dalle banche sul numero di possibili esuberi lasciano le parti sociali molto preoccupate. Presente all’incontro Giuseppe Mussari, a capo dell’Abi, insieme ai leader di Cisl, Uil, Cgil, e Ugl con i rispettivi segretari del settore bancario. L’abbassamento della produttività e della redditività delle aziende di credito porterà ad un grave problema occupazionale nel breve futuro.

DA 20 MILA A 35 MILA. Il numero dei prepensionamenti obbligatori è quasi raddoppiato, infatti fino a poco tempo fa si parlava di 20 mila dipendenti in eccesso, ora la quota è salita a 35 mila e non è detto che si fermi. L’Abi non ha ancora menzionato la possibilità di aprire procedure di prepensionamento per tale numero, ma è un campo che le singole banche stanno preparando con i sindacati. È un dato di fatto che il lavoro dello sportellista bancario è una mansione legata al passato. Le banche italiane, con molto ritardo rispetto alle europee, devono ristrutturarsi: troppe filiali sparse nel territorio che costano troppo e spesso non vengono utilizzate come un tempo a causa di un dato molto semplice: i clienti non vanno più in banca e fanno le loro operazioni davanti ad un computer. Costa meno per tutti, è più comodo e più efficiente.

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