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Gli «altri prelati» in piazza San Pietro hanno una fretta che nun ze pò vedé

marzo 19, 2016 Correttore di bozze

«Seduta sul gradone» della basilica vaticana, la cronista del Fatto osserva «oscuri presagi dei giorni di fine impero». Barboni che dormono nelle fioriere e preti che «non guardano nessuno»

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Il Correttore di bozze ieri mattina sfogliando il Fatto quotidiano si è imbattuto in un titolo ed è rimasto paralizzato. “Piazza San Pietro, i barboni e gli alti prelati che guardano altrove”. Impossibile, si è detto il cialtronazzo, non ci credo, non può essere. Qualcuno, ahilui, gli aveva rubato l’idea della vita: svergognare i vescovoni e i cardinaloni che fanno tante prediche e dicono fate i bravi ma poi si scopre che sono ricchi e se ne fregano dei poveri.

Erano anni, lustri, decenni che il Correttore di bozze meditava su questa intuizione assolutamente inedita nel panorama del giornalismo internazionale. Pazienza. Tanto di cappello all’ottima Veronica Tomassini che ha realizzato questa scomoda inchiesta prima di lui.

Cercate di non fermarvi al titolo, per favore, perché qui non siamo mica davanti a una facile denunzia, ma a una vera e propria rivoluzione, un autentico capolavoro di reportage. Il pezzo è giustamente accompagnato sulla destra dal caratteristico boxino “informativo” che i quotidiani seri spesso propongono ai lettori per aiutarli nella comprensione, soprattutto quando, come nel nostro caso, ci sono in ballo tanti dati, nomi, numeri. Fatti, non pugnette. Titolo del boxino: “Roma”. Dice il boxino: «Nell’anno del Giubileo i barboni continuano a dormire e a vivacchiare sotto i portici di piazza San Pietro» mentre i «sacerdoti e alti prelati che passano, tutti molto indaffarati, non si curano di ubriachi e mendicanti». E qui il Correttore di bozze è già morto di invidia.

Capite bene che si tratta di roba rovente. Cose mai dette prima. Materia da terremotare il Palazzo, da farlo crollare con tutta la sua corruzione e le sue sconce ingerenze vaticane. Un articolo da leggere a voce alta, con tono compunto ma non privo della giusta venatura di collera, qualche punta di disperazione profetica e un pizzico della raucedine tipica delle invettive dopo il bianchino al bar.

«Seduta sul gradone in piazza San Pietro», che poi è la peculiare postura del cronista da battaglia, la Tomassini dice che «vorrei sentirmi nel centro della cristianità». È l’attacco del pezzo. Avete colto il sagace artificio retorico? In caso contrario, vi aiuta il Correttore di bozze. Il senso è: i preti sono ladri e puzzoni. E infatti, continua l’acuta osservatrice dal suo punto di visto privilegiato (il temuto gradone), «quel che accade intorno mi restituisce il presagio oscuro dei giorni di fine impero». Mioddìo, e che d’è? Cose pazzesche. «Intorno – nota Veronica – vedo solo i mercanti del tempio», che del resto sono facilmente riconoscibili dalla pettorina con su scritto “mercante del tempio”. Ma questo è nulla perché intorno a Veronica c’è anche «il caos» che «parla tutte le lingue», e dunque «mi chiedo chi parla la lingua di Dio». Domanda incomprensibile, risposta ovvia: nessuno in piazza San Pietro parla la lingua di Dio, poiché «chi dovrebbe», e cioè i dannati preti di cui sopra, «va molto di fretta».

Ahia, la fretta.

Adesso non state lì a fare embè, lo sanno tutti che la fretta è il classico «presagio oscuro dei giorni di fine impero».

Infatti a questo punto comincia il diluvio. Rosica pure, Correttore di bozze, tanto il Fatto quotidiano non si fermerà. Ed ecco che la Tomassini, implacabile, rovescia su questi depravatissimi chierici di fine impero una pioggia devastante di accuse. Non accuse a capocchia. Denunce puntuali, circostanziate, sostenute da solidi elementi probatori. Per esempio: mentre «sotto i portici rotolano o dormono i barboni», nei pressi del famoso gradone «i prelati sono sfuggenti, ispirano severità e distacco». Eccome se ne ispirano. Ancora: la signora sul gradone individua «uomini che dormono nelle fioriere in prossimità del Vaticano» eppure ci sono «i principi della Chiesa che non guardano nessuno, che tirano dritto».

E non è finita, anzi. In giro ci sono i poveri «nauseabondi» e «deformi», mentre i soliti «prelati», anziché fermarsi a fare del bene, appaiono «ligi» (ligi?) e «attraversano lo slargo di fretta, casomai». Ahia, di nuovo la fretta. Due indizi fanno quasi una prova. Ma prova de che? Di questo: «Sono molto severi, hanno faccende importanti da sbrigare». Che in effetti è un’accusa anche piuttosto grave, per un «prelato», ancorché «ligio». Meglio stemperare: non è detto che le abbiano davvero, tutte ‘ste faccende, i ligi prelati, però almeno un poco «restituiscono questa esatta impressione». Pazzesco, non trovate anche voi?

Ma non è che al Fatto ti infilzano così, senza uno straccio di conferma fattuale. Se ti inchiodano è perché hanno gli elementi. Per dire. Questi cafoni di prelati «hanno borse lucide e di pelle a tracolla o in mano». Le borse lucide, capite? E per giunta «sono impeccabili» (come si permettono?). Ma soprattutto, sentite qua, «non guardano nessuno», e non lo fanno perché – attenzione – «vanno di fretta». Proprio così. V-a-n-n-o-d-i-f-r-e-t-t-a, ‘sti bastardi.

Ma dico io. Preti del menga, non la vedete la signora sul gradone? E dài, fatele almeno ciao ciao con la manina ingioiellata. Ha ragione la gradona, non siete altro che maledetti «evangelizzatori, abituati alla miseria, ai postulanti, ai mercanti nel tempio, alla narrazione del dolore da gadget». Qualunque cosa ciò significhi.

Comunque. Il Correttore di bozze, talmente ammirato da risultare inebetito, vorrebbe riportarlo e sviscerarlo tutto, questo articolo capolavoro, ma non vuole privare i lettori del gusto di abbeverarsi direttamente alla fonte dell’eterna indignazione. Di seguito aggiungerà solo tre sciocche osservazioni che ovviamente appaiono davvero inutili dinanzi a cotanta perfetta filippica.

Dunque, per prima cosa, signora Tomassini, lei, giustamente avvilita da tutta questa intollerabile fretta prelatesca, scrive: «Fermatevi, gli vorrei urlare, nel mio bizzarro modo di sapermi cristiana. Non si ferma mai nessuno». E poi aggiunge: «Ai giovani del centro di preghiera che non vedono gli uomini nelle fioriere vorrei chiedere: perché? Almeno per loro la domanda sarà pure un sussulto». Epperò «non domando niente». Ebbene, fermo restando il diritto di ogni cronista di disprezzare qualunque prelato e/o giovane del centro di preghiera che gli si pari davanti, specie se munito di borsa lucida, ecco, magari però qualche domanda avrebbe pure potuto fargliela per davvero. Anche di fretta, casomai.

Due. Come ricorda correttamente al Correttore di bozze il suo vicino di scrivania (oh, come siamo attenti al prossimo in questo covo di mercanti del tempio), nella celebre parabola del buon samaritano, a dare una mano allo sventurato mezzo ammazzato di botte e ridotto a barbone sul ciglio della strada non è mica un sacerdote (leggi: un prelato), è invece appunto un samaritano (leggi: uno qualunque, chessò, un giornalista). Perciò la prossima volta, cara Veronica, anziché starsene lì a contare i poracci che dormono nelle fioriere e a fare le prediche ai prelati, potrebbe anche tentare di alzare il culone dal gradone e dare una manona in prima persona. Avrà mica anche lei troppe faccende importanti da sbrigare.

Tre. Alla fine lei racconta: «Trovo la ragione della spiritualità nella chiesa della Divina Misericordia, è sempre e solo un fatto personale, un viaggio alla volta di Dio. Si compie lì. Però fuori inciampo nella rom, vecchia e grassa, seduta sul primo gradino del sagrato. Sta sempre nello stesso posto». Eccetera. Insomma, a parte l’aggettivazione velatamente sessista appioppata alla povera zingara diversamente gnocca, è proprio lei, gentile signora Tomassini, a notare che quella donna, così come i tizi nelle fioriere, alla fine sempre lì stanno. Intorno alla chiesa, o a piazza San Pietro. Ha mai provato a chiedersi perché invece non si sono accampati tutti quanti sotto la redazione del suo giornale così pieno di misericordia? Mejo la fretta del prelato che ‘na denuncia per vagabondaggio, no?


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17 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Caro Correttore, questo, come direbbe il (Kung Fu) Panda Po, questo pezzo è MITICO!
    E pensare che se quella là, oltre a scaldare il travertino con le mele, avesse letto i vangeli, ci avrebbe trovato pure l’agghiacciante frase: “i poveri li avete sempre con voi”…

    • Giannino Stoppani scrive:

      Ho scritto due volte “questo”.
      Dovrò assoldare un correttore di bozze.
      Alle tariffe che corrono me lo potrei permettere pure io.

  2. Rolli Susanna scrive:

    Aiuto, correttore di bozze!!

    Che se uno vuole vedere la Carità in atto deve recarsi in Vaticano? Ah! Ah!
    Vorrei ricordare alla signora tanto elogiata nell’articolo che tanto ha a cuore i poveri -la giornalista- questo
    fatterello capitatomi un paio d’anni fa a Firenze.

    Un de’ figlioli miei ricoverato al Careggi, nel pomeriggio io e mio marito , figliolo permettendo, ci siam fatti una scappatella in quel di Firenze..Ci ho provato a metterci l’anima ed il core e godermi l’incanto della città, ma proprio nun gliela feci. No. Apparte il fatto che proprio un posto per la nostra povera auto proprio non “s’aveva da trovare”, a nervi fior di pelle per questo “futile” motivo (provateci voi a girare avanti indietro in un posto sconosciuto per il parcheggio, mai provato?) ci ritroviamo, alla lunga, in una stupenda piazza che manco mi ricordo il nome tanto il mio cervello l’ha “annullata”. Per entrare in una Chiesa e vedere lo stupendo crocefisso di Cimabue scopro che ci vogliono sette euri a testa; se po’ fa, se solo una povera donna rom -donnona rom- mi prende di mira e non mi molla più: vuole l’obolo. Che non è che ne avessi tanti appresso ( non ne ho tanti mai!, e gli ultimi erano finiti nella macchinetta di in un parcheggio a strisce blu), mi avvicina con un’arroganza da urlo che mi viene una di quelle tentazioni forti -che so , di mollare un calcio nel posteriorone o di emettere grida alla Tarzan- che stai per esplodere dentro e senti che c’è qualcuno che ti trattiene..è il mio custode) che finalmente riesco a trovare gli spiccioli, ma la gentildama mi fa notare CHE SONO POCHI!! Poco dopo, da lontano accorre subito un’altra gentil dama invidiosa che inizia a discutere con la prima (ho capito dopo che si stavano contendendo la sottoscritta)..Tutta la piazza si volta verso di me (mio marito ,ovviamente, da gran gentiluomo se la svigna lasciandomi sola in una piazza di cui non ricordo il nome -File brain: annullato io lì immobile tra l’agrodolce, con il rancore di dover sborsare denaro per vedere un crocefisso e una vocina che mi diceva che “forse era meglio darli ai poveri” e due gentildonne da urlo di fronte.
    Lo so, lo so, ci sono anche i veri poveri in mezzo ai poveri, per questo mi trattengo….
    Ci sono anche tanti non rom, o non extracom, che non hanno più denari per le bollette, fanno fatica, non c’è più il lavoro…..
    Così, con la coda tra le gambe -come suol dire- lasciai, senza nostalgia, il crocefisso alla sua lunga coda di turisti, le gentildame ai vigili, la piazza NN., il marito fuggito chissà dove, con l’auto parcheggiata…..chissà dove.
    Felice, poco dopo, di aver fatto ritorno….ALL’OSPEDALE!!!
    Ma solo in Italia e in Vaticano succedono simili cose?

    • giovanna scrive:

      Anche tu turismo sanitario, eh, Susanna ?

      Per quanto riguarda la signora gradona, ricordo una discussione che ebbi anni fa on line con un giovane che stigmatizzava indignato le grandi ricchezze della Chiesa e che si scoprì poi che non aveva mai visto un povero da vicino ,anzi, nemmeno da lontano.

      • Rolli Susanna scrive:

        E quei poveri preti che si sentono bussare sempre più spesso con richieste di denaro….come faranno!, perchè se una volta si presentava qualcuno , oggi si presentano TUTTI!!

        • Giannino Stoppani scrive:

          Piazza Santa Croce?

          • Giannino Stoppani scrive:

            E comunque, se ti molestano, chiama un vigile senza esitare, perché i poveri son poveri, e i ladri sono ladri.
            Dopo sessantanni di buonismo sinistronzo Firenze è diventata una cloaca.
            Quand’ero piccino, in certi quartieri popolari la gente lasciava ancora l’uscio di casa aperto.
            Oggi se ti azzardi a lasciare l’allarme disinserito…

            • Rolli Susanna scrive:

              Da me si usa ancora lasciare le chiavi nella porta…Forse lo faccio solo io.

      • Rolli Susanna scrive:

        Si, è quella. Incredibile. Mi son rifatta i giorni a seguire in giro per la città: ponte Vecchio, S. Maria novella ecc ecc. una MAREA di turisti: l’Italia si regge sul turismo, ma si fa ancora troppo poco. Di più, bisogna fare di più. Che belle città in Italy!!, che belle costruzioni nel “buio” Medioevo!

        • Rolli Susanna scrive:

          Beh!, un po’ più in là di un paio di secoli, il rRnascimento (mi pareva di avere toppato!), l’epoca Rinascimentale; resta il fatto che sempre italiani furono, speriamo che continuino ad esserne loro i custodi per l’avvenire, non i cinesi od altri…. chi ci capisce più niente!

      • Rolli Susanna scrive:

        Si, Giovanna, sai, non è che puoi svegliarti la mattina e dire:”Toh!, oggi mi va di fare un giretto a Milano! E prendo il treno!”….Quindi ho imparato ad approfittare delle situazioni, dei momenti “vuoti” per così dire.
        Il mio dentista lo sa bene: stesa sulla poltrona in attesa ( anche se sono solo pochi minuti) tiro fuori un libro da leggere!! Dalla faccia che fa ho capito di essere una tra le poche..forse l’unica.

        • Giannino Stoppani scrive:

          In sala d’attesa del dentista io recito il rosario, ma in qualsiasi giorno della settimana capiti, medito i misteri dolorosi…
          A volte pure la Via Crucis…

          • Rolli Susanna scrive:

            Giannino, mahatma!!
            Si, si prega molto bene anche in macchina ! Poi,il mio libretto-inseparabile è “pane quotidiano” di D. Benzi, gira con me nella mia borsa.
            Non solo in sala d’attesa del dentista ma anche sulla poltroncina della tortura…sai, quando tarda ad arrivare il “torturatore”!, dei denti e del portafoglio!, urca!! Sempre a bocca aperta, io :) .
            Ogni tanto mi chiedo come facessero quando non esistevano le iniezioni di anestetico. Una clavata in testa?

  3. Menelik scrive:

    Non c’è niente di più viscido degli atei che si fingono cattolici per fare propaganda anticattolica, anche mettendo in bocca al Papa frasi decontestualizzate per dargli significati che mai il Papa avrebbe in mente di dire.

    • Lucia scrive:

      Devo ammettere che le migliori sono donne.Purtroppo!Godono un mondo a scrivere pezzi insulsi come questo.

  4. EquesFidus scrive:

    Il fatto, sì… di quale sostanza? Questa dell’articolo sull’ “eccessivo zelo” (ché poi a questa gente non va mai bene niente, se il prete fa ciò che è deputato a fare, cioè amministrare i Sacramenti, “sta perdendo tempo”, se è affaccendato “non sta facendo il cristiano”; praticamente la favola del leone e dell’agnello versione XX secolo) fa ridere i polli, comincino ad occuparsi di cose serie e la smettano con la loro vomitevole crociata contro la Chiesa (meno il Papa, ovviamente).

  5. marco scrive:

    Direi che la profondità dei commenti dei due Bell è quasi all’altezza dell’articolo della seduta.

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