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«Gli affari sono affari. Punto». Ecco perché capitalisti tipo Schmidheiny di Eternit sposano la causa ambientalista

novembre 22, 2014 Matteo Rigamonti

«Ogni anno ha le sue mode e c’è chi sa sfruttarle bene. Ma sarebbe meglio investire soldi per sanare l’unica vera emergenza: il dissesto idrogeologico». Intervista al professore Franco Battaglia

Non c’è solo Stephan Schmidheiny nelle fila dei capitalisti “convertiti” all’ambientalismo. Il patron dell’Eternit, infatti, che è appena uscito indenne, causa prescrizione, dal processo che lo vedeva incriminato per omicidio volontario dei morti di amianto a Casale Monferrato, è dagli anni Ottanta che si è costruito una nuova immagine. «Ha fondato nuove industrie», scrive Vanity Fair, «si è creato la fama di architetto industriale. Ha costruito un patrimonio di 2 miliardi di euro, ma anche un ventaglio di fondazioni attivissime nella filantropia». E «nel frattempo è diventato un ambientalista tra i più potenti al mondo, presidente d’onore dell’Organismo Onu per lo sviluppo industriale» sostenibile. Come lui, poi, hanno sposato la causa “green” anche l’economista Georges Soros, il figlio del finanziere Warren Buffett, “l’oracolo di Omaha”, ma anche Tom Steyer, filantropo liberal che foraggia lautamente il partito di Barack Obama. Oppure, per restare in Italia, le famiglie Moratti e De Benedetti. Come si spiega questo nesso tra il verde dell’ecologia e quello delle banconote l’abbiamo chiesto a Franco Battaglia, docente di Chimica e fisica all’Università di Modena e Reggio Emilia, nonché esperto di ambiente.

Professore, come si spiega la svolta ambientalista di industriali e finanzieri?
Beh, gli affari sono affari e ognuno coltiva i propri, meglio se redditizi. Penso che un imprenditore e industriale come Schmidheiny, che ha sempre disposto di ingenti liquidità, abbia trovato nell’ecologia un business più valido di tanti altri. Tutto qui.

Non è il primo, però. Gli investimenti “green” convengono così tanto?
Sono una manna e per questo attirano chiunque, buoni e cattivi. Prendiamo l’Italia: pochi sanno che siamo il primo Paese per investimenti nel fotovoltaico. E ancor meno sono quelli che sanno che quella tecnologia non ha prodotto alcun beneficio: non in termini di costo del kWh elettrico che, in Italia, è il più elevato al mondo. Quegli impianti sono serviti soltanto ad arricchire alcuni e impoverire la collettività.

Ci sono stati altri casi simili in passato?
Ogni decennio ha la sua moda “green”: una volta è il fotovoltaico, un’altra è quella delle bonifiche ambientali e un’altra ancora quella della lotta all’elettrosmog. Per fortuna che di alcune di queste cose non se ne parla più.

Non saranno mica tutte bufale, suvvia…
Lo sono. Ad ogni modo, quella che io penso essere l’unica vera emergenza ambientale è proprio in questi giorni sotto gli occhi di tutti: si tratta dell’emergenza idrogeologica e allocare denaro pubblico per contrastarla è, sì, necessario. Lo dicevo già quindici anni fa, ma siamo ancora allo stesso punto di allora. Abbiamo allocato il denaro, tantissimo denaro, su cose finte; come, appunto, il fotovoltaico.

L’uomo della strada, quando sente parlare di ambientalismo, pensa subito al global warming e tanti summit che mai si capisce bene cosa concludano di concreto. È così?
Esatto, prenda il presidente Obama. Ha appena annunciato con fierezza di aver raggiunto con la Cina «un accordo storico su un problema urgentissimo». Tanto urgente che l’accordo prevede che la Cina cominci a ridurre le proprie emissioni non prima del 2030!

Anche la Chiesa, gli ultimi due Papi particolarmente, insiste molto sulla tematica ambientale e del rispetto del creato. Perché?
Credo che sulla questione ambientale quella della Chiesa sia stata la posizione più valida e scientificamente più curata con cui abbia avuto a che fare negli ultimi anni. Mi riferisco in particolare al capitolo dieci del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004).

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1 Commenti

  1. beppe scrive:

    mi sembra – dico mi sembra – che il processo in questione sia quello che si riferisce al DISASTRO AMBIENTALE e non alle morti causate dall’amianto, che sono ancora più gravi.. e visto il tema dell’intervista mi sembra giusto chiarire l’argomento corretto. dico ancora MI PARE di aver compreso così dalle notizie televisive. sul resto piena condivisione. a perchè non ricordare lo sponsor principale del fotovoltaico…..?

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