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La nostra giustizia? Carceri stracolme e processi lumaca. Lo dice la relazione del ministro Severino

gennaio 23, 2013 Redazione

Secondo la relazione 2012 sul sistema giudiziario sono aumentati i posti nei penitenziari italiani. Si allunga la durata media dei procedimenti penali

Undicimila e settecento posti in più nelle carceri italiane entro il 31 dicembre 2014. A tanto ammonta l’obiettivo dichiarato stamane dal ministro della Giustizia Paola Severino che ha inviato al Parlamento la relazione sul sistema giudiziario 2012. «Nel 2012 – ha spiegato il Guardasigilli – sono stati consegnati 3.178 nuovi posti, ai quali se ne aggiungeranno 2.382 entro giugno 2013». Si tratta di interventi finanziati dal cosiddetto Piano Carceri, voluto dall’allora ministro Angelino Alfano, e altri interventi ordinari.

DIMINUISCONO (DI POCO) I DETENUTI. «Nel complesso si è avuta – ha proseguito il ministro Severino – per la prima volta negli ultimi anni, una progressiva riduzione della popolazione detenuta». E la riduzione è davvero minima se è vero che è passata da 68.047 carcerati al 30 novembre 2011 a 66.888 del 31 ottobre 2012 (quindi ben oltre la capienza massima consentita). A contribuire alla riduzione dei detenuti sono stati, spiega la relazione, il decreto salva carceri (legge 211/2011) e l’ampliamento della detenzione domiciliare (legge 199(/2010). Diminuisce l’impatto del fenomeno delle “porte girevoli”: si è passati, infatti, da un’incidenza pari al 27 per cento del 2009 al 13 per cento del 31 ottobre scorso. Crescono in numero i detenuti ai domiciliari, pari oggi a 8.647, di cui 2.393 stranieri. Mentre le misure previste nel disegno di legge sulle pene alternative al carcere, passato alla Camera e che il Senato non ha approvato per la fine anticipata della legislatura, avrebbe potuto interessare fin da subito una platea di oltre 2.800 detenuti, oltre a generare benefici in termini di flussi carcerari.

PROCESSI PENALI PIU’ LUNGHI. Aumenta la durata media dei procedimenti penali. L’incremento delle pendenze nel settore penale «incide negativamente sulla durata media prevedibile dei processi che fa registrare un allungamento dei tempi», si legge nella relazione. Ma, mentre tale allungamento è «piuttosto limitato» in primo grado (342 giorni nel 2011 contro 326 nel 2010) e in Cassazione (218 giorni nel 2011 contro 204 nel 2010), risulta essere più significativo in Corte d’Appello, il «vero collo di bottiglia del sistema» (947 giorni nel 2011 contro 839 nel 2010). Ad essere diminuite, invece, seppur lievemente, sono le pendenze nel civile (-7 per cento negli uffici del Giudice di pace, -3,5 per cento nei Tribunali e -1,5 per cento nelle Corti d’Appello).

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