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Giustizia e mala giustizia. Testimonianze “da pugno nello stomaco” alla giornata di Tempi e Panorama

dicembre 23, 2013 Lodovico Festa

Voci dal cuore di tenebra di un sistema capace di triturare le persone e minacciare la pace sociale e la stabilità dei governi. Così l’unico potere assoluto del nostro paese resiste da sempre a ogni tentativo di riforma

giustizia-renzi-tempi-copertina (1)Una sessantina di presenti, una trentina di interventi, dalle 10.30 alle 16.30 (con un breve break per un paio di tramezzini), cioè cinque ore e mezza di discussione: questi alcuni numeri sulla giornata di studio sulla “giustizia”, magari “ristretta” ma sicuramente massacrante, promossa sabato 14 dicembre alla libreria Mondadori di piazza Duomo da Panorama e Tempi, coordinata dai due direttori, Giorgio Mulé e Luigi Amicone, e da un principe del giornalismo giudiziario come Maurizio Tortorella, con l’affettuosa e produttiva collaborazione di Radio Radicale (la videoregistrazione integrale della giornata è visibile su radioradicale.it) rappresentata dal garantista per eccellenza Massimo Bordin.

Giornata di studio, ma certamente non tradizionale. Per comprenderlo bastano i potenti pugni allo stomaco che hanno inferto alcuni tra i primi intervenuti: da Marcello Gualtieri, manager di Telecom Italia tenuto in galera per mesi e poi assolto, a Mario Rossetti, manager di Fastweb anche lui a lungo incarcerato, spogliato dei suoi beni e poi assolto, ad Antonio Lattanzi, assessore di un comune abruzzese «arrestato quattro volte consecutivamente» e poi assolto. Nonché l’intervento (con un video) dell’ex ministro Corrado Clini che ha documentato come l’azione di settori della procura di Taranto contrapposta a quella delle varie istanze dello Stato ha determinato drammatici guasti produttivi impedendo insieme concreti interventi risolutivi delle questioni ambientali: più tardi Marco Boato, in un contributo per altri versi notevole, ha preso le difese dei pm sostenendo però una linea di intervento emergenzialista della magistratura che in tutti gli altri casi indicava come guasto decisivo. Emozionanti poi le parole di don Gino Rigoldi su come affrontare compiti di assorbimento e rieducazione delle devianze giovanili senza puntare tutte le carte sulla giustizia penale.

Insomma, tutto tranne che una discussione in punta di penna bensì radicata nella carne viva di uomini messi alla gogna dal circuito mediatico giudiziario scatenatosi in specie dopo il ’92, che accompagna ai comunque terribili effetti della carcerazione, la tortura psicologica più devastante per la consapevolezza che non sarai mai riscattato da media che dedicano titoli da nove colonne alla tua incriminazione e nove righe alla tua assoluzione.

Per superare le divisioni
Partire dalle persone: questa una chiave per superare quelle divisioni che hanno impedito di affrontare concretamente la crisi tra Stato e sistema giudiziario che tutti gli intervenuti hanno in qualche modo riconosciuto. In un’appassionata telefonata, Clemente Mastella ha ricordato le sue traversie (ancora più terrorizzanti perché altri guardasigilli nelle sue condizioni, da Filippo Mancuso ad Annamaria Cancellieri, hanno subìto lo stesso trattamento) quando nel governo Prodi tentò di avviare provvedimenti di riforma della giustizia. Parimenti terrificante la ricostruzione di Boato della Bicamerale del 1997, quando da relatore sulla questione delle garanzie presentò una bozza (gran parte delle questioni sollevate nella giornata di studio del 14 dicembre sul profilo dei reati – ricorda l’ex senatore – i ruoli di pm e giudici, la difesa della privacy erano nella bozza ben concretamente affrontate) che fu approvata a larga maggioranza (contro solo Rifondazione). Il giorno dopo – ricorda sempre Boato – si svolse il congresso dell’Anm la cui presidente Elena Paciotti disse di non approvare della “bozza” neanche le virgole. Poi intervenne il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che (preferendo il sindacato dei magistrati alla solenne commissione interparlamentare per la riforma dello Stato) disse di condividere le parole della Paciotti dalla prima all’ultima. Boato dice che alla fine decisiva fu la ritirata di Silvio Berlusconi: qualcuno dubita che vi fosse ancora un clima in grado di “riformare” alcunché.

Un’associazione unitaria
Forse “la giornata di studio” può vantare un risultato nell’avere introdotto un piccolo elemento di pacificazione, un invito a disarmare in parte le reciproche fazioni (garantisti/giustizialisti, destra/sinistra, magistrati/avvocati) per aprire uno spiraglio agli interventi più necessari: preziose in questo senso le parole del sindaco di Milano Giuliano Pisapia (da sempre garantista ma particolarmente sbilanciato alla ricerca di pacificazione). Di due parlamentari, uno del Pd (Enzo Carbone) e uno di Forza Italia (Luca D’Alessandro); di due principi del foro considerati particolarmente “duri” come Maurizio Paniz e Grazia Volo, di due magistrati come Luigi Bitto e Nicola Cerrato nonché di Stefano Dambruoso, già magistrato e ora parlamentare di Scelta civica. Forse proprio questa apertura a un clima nuovo è la cosa più preziosa di questa “giornata” anche se, se sono rose si vedrà solo quando e se fioriranno.

Peraltro, poi, va evitato il rischio di dimenticare tanti specifici contributi di particolare qualità: da quelli di avvocati come Vittorio Spigarelli (presidente delle Camere penali) che ci ha ricordato come i diritti non sono indivisibili (neanche quelli dei “mostri”), di Claudio Caiazza sulla custodia cautelare, di Filippo Dinacci sul rapporto codice/reato, di Carlo Cerami su giustizia e amministrazione pubblica, di Domenico Aiello sulla volatilità del concetto di obbligatorietà dell’azione penale, di Giuseppe Lucibello sul segreto istruttorio.

In parte un po’ meno conciliante è stato lo splendido intervento di Nicolò Zanon su come la pervasività della magistratura nello Stato italiano (il ministero della Giustizia finisce di fatto nelle mani dei magistrati distaccati e anche i membri laici del Csm sono condizionati dai loro “segretari” magistrati distaccati e naturalmente ben divisi tra le correnti del sindacalismo togato) sia elemento decisivo del carattere “chiuso” del nostro Stato evidentemente in crisi. A lui ha risposto Cosimo Ferri, magistrato e oggi sottosegretario alla Giustizia del governo Letta, con la massima cortesia, con diverse aperture riformiste ma mantenendo ben ferme le classiche posizioni conservatrici della Anm su separazione delle carriere e mantenimento della sezione disciplinare all’interno del Csm.

Infine tre interventi di grande interesse: Fulvio Giacomassi della segreteria confederale della Cisl che ha richiamato alcune perplessità sollevate da Raffaele Bonanni su decisioni di tribunali o della Corte costituzionale, ricordando una delle caratteristiche fondamentali del sindacato fondato da Giulio Pastore: le sue radici sono in fabbrica e negli accordi, mentre la via giudiziaria alle lotte porta solo a svuotare il sindacato. Poi Valentino Maimone, venuto da Roma insieme a Benedetto Lattanzi, ha spiegato l’esperienza del suo sito errorigiudiziari.com, la migliore banca dati in Italia sui casi di malagiustizia, base anche per proposte immediate e in un certo senso “minime” (come “la patente di innocenza” o condizioni razionali per i risarcimenti da errore giudiziario). Rilevante l’intervento di un leader storico dei radicali milanesi, Lorenzo Strik Lievers, che ha ricordato le basi delle grandi battaglie garantiste dei pannelliani impegnati anche questo Natale in una marcia per l’amnistia.

Un punto è un po’ mancato nel dibattito: quello del rapporto impresa/giustizia, fattore critico delle difficoltà economiche nazionali. Comunque va ricordato come questa giornata costituisca l’avvio di un lavoro che recupererà – almeno si spera – i temi tralasciati.

Infine non è male sottolineare come il successo di una giornata di questo tipo non si misuri solo da chi parla ma anche da chi viene ad ascoltare e così si predispone a interloquire, tra questi segnaliamo: Gabriele Albertini, Paolo Barbi, Cesare Cavalleri, Franco Debenedetti, Emiliano Ronzoni, Ugo Finetti, Mariastella Gelmini, Stefano Parisi, Antonio Pilati e il giurista torinese Michele Rosboch.

Non finisce qui, hanno assicurato i due promotori, Amicone e Mulè, dalla «giornata sarà ricavata una piattaforma che sarà inviata ai partecipanti per cercare di dare vita a un’associazione unitaria». A occhio la prossima iniziativa potrebbe essere organizzata per febbraio 2014.

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3 Commenti

  1. giuliano scrive:

    il problema è uno solo: i magistrati comunisti sono il braccio militare della sinistra politica. Pertanto anche se i magistrati fossero eletti dal popolo non cambierebbe nulla, poiché gli stessi magistrati comunisti verrebbero eletti e il problema rimarrebbe

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