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I giusti che ho incontrato tra i seguaci di Maometto. E che salveranno l’islam

novembre 24, 2015 Renato Farina

Non sto scolorando il sangue versato dai perseguitati. Ma bisogna dire tutta la verità. E la verità è che tra i musulmani io ho autentici amici, capaci di fraternità

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ci sono tanti morti a Parigi uccisi in nome di Allah. Voglio fare oggi un esercizio russo di ascesi scorticante. Vedere con lealtà tra chi ha fede in Allah e nel suo Profeta, e ho incontrato nel corso degli anni, qualcosa di diverso non solo dall’assassinio in nome del Corano ma addirittura amore verso di me, in quanto uomo e in quanto battezzato cattolico romano.

Oggi verrebbe più semplice a Boris trovare i versetti sempreverdi che impongono ai musulmani di dare la caccia all’infedele e di ucciderlo senza pietà. Ma in nome dei giusti islamici che ho incontrato, non lo farò. Beninteso non sto scolorando il sangue versato dai perseguitati. Ma a volte, proprio quando non viene naturale, bisogna dire tutta la verità. E la verità è che io ho incontrato tra i musulmani autentici amici, capaci di fraternità.

Sarò banale, compilo un elenco parziale di amici.

1984. Non avevo mai visto un musulmano in vita mia. Parto in gennaio per il Sahel. Ho 29 anni, sono sprovveduto. Ho letto su certi rapporti dell’Onu che sta per esplodere la carestia nei Paesi sub-sahariani semi-desertificati. Da Abidjan vado a Bouaké (Costa d’Avorio) in aereo. Da lì salgo su un treno che mi porterà a Bobo Dioulasso in Burkina Faso. Improvvisamente mi accorgo di essere l’unico bianco su un treno zeppo di etnie africane di ogni genere. I vagoni sono zeppi alla follia. Sono percorsi da bande di furfanti che estorcono denaro qui e là con il coltello in mano. Mi reputo morto. Allora mi comporto da matto. Tiro fuori il crocifisso d’oro, bello grande, regalatomi da mia mamma per i diciotto anni, e lo metto visibile sul petto, deciso a farmi passare per missionario. Un ragazzo mi guarda stupito. Mi dice: «Sei cristiano? Sei un prete?». Si chiama Karim, ha 20 anni e fa la spola in treno e carovana dal Mali alla costa atlantica, porta su e giù merci. Gli dico che non sono un prete, ma cattolico sì. Lui mi dice: «Sta’ tranquillo sei sotto la mia protezione. Il Papa è venuto a trovarmi, l’ho visto a Yamoussoukro, era una macchia bianca e parlava di Dio. Per ringraziarlo ti proteggo». Passano quelli della banda, e Karim li manda via dicendo che ero con lui. Il mio primo impatto con un musulmano è stato con un ragazzo che mi ha salvato la vita d’intesa con Giovanni Paolo II e il crocifisso. È un fatto. Non è un versetto del Corano, ma della mia vita.

1989 e dura ancora. Imad studia a Milano ingegneria. È amico di amici universitari. È futuro capo di una grande famiglia libanese musulmana, non ho mai capito se sunnita o drusa o sciita o alawita. In tutti questi anni di profonda amicizia, mai, dico mai, ho sentito venir meno l’affezione verso la mia persona, non a prescindere dalla mia (poverissima) fede, ma dentro questa fede. La verità è cattolica, apostolica, romana. Io credo questo. Lui no. Né io né lui abbiamo mai pensato che le religioni siano equipollenti. Ma è lo stesso Dio che ha messo in noi il desiderio di conoscerLo, e ha reso possibile un’amicizia, fino al rischio della vita, pur di salvare innocenti. E più non dico.

1999 e ancora oggi. Sharifa è una signora somala musulmana di etnia bravana. Incarcerata per mesi innocente, fuggiva dalla guerra. Grazie a Maryan Ismail, musulmana di altruismo totale, conosco la storia. Ne scrivo sul Giornale, con Berlusconi riusciamo a farle raggiungere i parenti a Londra. Le benedizioni di Sharifa dal letto di ospedale mi accompagnano ancora. Può Dio non averle ascoltate, così pure e gentili?
2000. Muore mio padre. Aveva assunto molti marocchini nella sua piccola ditta. Li aveva aiutati a fondare cooperative. A vegliarlo, inchinandosi in pianto per lui e pregando, ci sono loro. Per lui quasi figli.

2008 fino alla fine dei giorni. Özlem Piltanoglu è una deputata turca che lavora con me in Consiglio d’Europa. È musulmana laica, non pratica. Decidiamo di aiutarci nella serietà della nostra fede. Decidiamo di pregare sempre in comunione. Piange con me per i cristiani perseguitati.
Per molti meno giusti, Dio avrebbe salvato Sodoma. Spero salvi il mondo grazie a questi amici.

Foto Ansa


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4 Commenti

  1. Aragorn scrive:

    Non dimentichiamo il Meeting del Cairo;dove è iniziata un’amicizia inaspettata.Purtroppo,ciò che accaduto dopo-guarda caso!- a limitato una “prima /vera” esperienza con l’Islam.

  2. Gabriele scrive:

    Grazie per avermi fatto pensare e,farmi piangere.
    In memoria di una passata conoscenza(sono di Seregno)mi permetto un abbraccio.

  3. Giuseppe scrive:

    Sono d’accordo con quanto è riportato (né potrei non esserlo dato che si riportano testimonianze che si ritengono vere naturalmente e non opinioni personali). Io stesso posso aggiungere che – in una speciale missione cristiana-cattolica, svolta a Genova, col permesso del parroco locale, e che feci molti anni fa girando di casa in casa con un amico, per annunciare l’amore di Cristo e la Buona Notizia, ossia il Vangelo – capitò che ci aprì la porta una giovane coppia di sposi musulmani…. l’accoglienza nella loro casa fu sorprendente. Ci ascoltarono con attenzione condividendo la ns esperienza di Dio che è Amore e la cui presenza è fondamentale nelle famiglie affinché crescano armoniose e serene. Anche loro sottolineavano la crisi delle famiglie e dei giovani che crescono senza una esperienza di Dio Parlammo a lungo e solo ci chiesero di non recitare una preghiera finale rivolta a Cristo e ovviamente rispettammo la loro richiesta. Ci salutammo davvero come fratelli anche se non ci accomunava la fede in Gesù.
    Una cosa però vorrei rilevare. Non entro nel dibattito “esiste un Islam non violento / non esiste / che dice il Corano etc”… infatti mi sono limitato anch’io a esporre una esperienza personale, non confutabile. Non entro nel dibattito ma resta vero che oggi i terroristi sono per la massima parte opera di persone che combattono in “nome di Allah”, quindi secondo una matrice mussulmana. Così resta vero che oggi i cristiani sono la popolazione più perseguitata sulla terra, in moltissime parti del globo.
    Resta anche vero che una dei pregiudizi più inossidabili e incancellabili nell’immaginario collettivo sono quelli riferiti alle presunte colpe e crimini commessi dai cristiani in nome di Dio, al tempo del “buio” Medioevo, fra roghi, condanne, esili e condanne. Una persona intelligente (e non tarpata dai propri pregiudizi) potrebbe informarsi correttamente e vedrebbe sfatate tutte queste menzogne create ad arte dalla cultura “illuminista” contro la Chiesa Cattolica, grazie a assodate e serie, insospettabili riletture storiche compiute ormai da tanti anni. Ovvio al di là di debolezze e errori inevitabili compiuti da uomini di chiesa (spesso di matrice protestante) ma che in ogni caso vanno letti e interpretati nel contesto della cultura in cui sono stati commessi.
    Detto ciò, mi sorprende come, dinanzi a tanti orrori che oggettivamente nascono da un brodo religioso islamico (ortodosso o deviato, non importa in questo àmbito), nella nostra cultura occidentale ci si curi con tanto scrupolo di capire e giustificare quasi, accettando tanti distinguo, un mondo estraneo che in questo momento certamente non è il più perseguitato del mondo…. Giusto capire e non fare di ogni erba un fascio, ma perché quest’operazione culturale, chiamiamola così, a noi “cultura occidentale” e (lo vogliamo o no) “cristiana” non interessa approfondirla per la storia cristiana e ancor più cattolica? Se un religioso (deviato, malato) si perverte e commette una colpa che sia la cosiddetta pedofilia (che poi spesso vera “pedofilia” non è, anche se condannabile egualmente…) che sia un presunto o meno reato finanziario o di tipo economico, allora apriti cielo: cominciamo a pensare che i preti sono in buona parte pervertiti, maniaci, corrotti, assetati di soldi e potere.
    Con buona pace dei tanti, tantissimi, che operano con umiltà, silenzio, spesso eroismo dimenticato a favore dei poveri, dei dimenticati etc.
    Se un mussulmano dichiarato, in nome del suo dio, sparge da decenni il terrore e semina centinaia di morti, allora il dibattito (in molti salotti e in molte nostre teste) è quello di cercare di capire che dice il Corano (che quasi nessuno ha mai letto) e la ns massima preoccupazione è quella di cercare di far risaltare gli islamisti “buoni” da quelli “cattivi”…… C’è qualcosa che non mi torna…
    Giuseppe R

    • Raider scrive:

      Che gli islamici, come tutti gli uomini, possano essere brave o cattive persone è 1°), ovvio e 2°), non c’entra. Anch’io ho conosciuto, di straforo e perché li trovi dappertutto, ormai, islamici: la maggior parte dei quali, a prescindere dalla fede, strafottenti, arroganti, ipocriti, diciamo in Sicilia, “traggidiaturi” e “calamittara”: che, approssimativamente, possiamo rendere con vittimisti ipocriti e attaccabrighe piantagrane: finché tutto va come dicono e vogliono loro, bene, tutti amici e fratelli. Quando la cosa, per un ragione o l’altra o perché hanno un po’ bevuto, non gli gira bene, si ricordano del Corano e che se qualche straniero o infedele gli “fa guerra” ovvero un torto vero o presunto, gli altri islamici sono tenuti a fare guerra con lui, se le condizioni lo consentono: o a cercare soluzioni alternative, finché i rapporti di forza cambiano e si passa all’ostilità aperta. E non ho dubbi che questo non valga solo per gruppi e gruppetti di immigrati appena arrivati: se le cose non vanno, per un verso o l’altro, come gli garba, com’è che dicono tutti per fare capire che siamo ostaggio di questi “nuovi europei, nuovi italiani e Islam “moderato”? “Non possiamo metterci contro 1 miliardo e 600 milioni di islamici, nel mondo: 20-30 milioni, nell’Ue; due milioni e rotti, in Italia” (e se è così, chi ce li ha portati, chi ce li ha messi in casa? Perché abbiano voluto dare la cittadinanza a gente che, oggi due milioni, fra ventanni, quanti? Cinque o dieci milioni o quindici milioni?, ci sottometterà): slogan che non sembra promettere nulla di buono.
      A Parigi, dove trascorsi quasi due mesi un paio di estati fa, non ho conosciuto persona migliore di un tunisino che aveva un bar sotto l’appartamento dove alloggiavamo. Somigliava a uno dei miei cugini emigrati a Gand: aveva anche lui parenti in Belgio e Germania, come me – ne ho anche altrove: Olanda e Inghilterra, per restare in Europa. I parisiens erano irritanti, spocchiosi, distanti, con noi italiens: ma questo tunisino era una persona semplice, austera, ma di modi gentili, un vero signore. Il vero parigino mi pareva lui.
      Però… Nel suo caffé non trovavi né alcolici né salumi – vietato l’ingresso a beaujaulois e jambon -: e si ascoltava solo musica araba. Sembrava di essere a Tunisi. E fosse stato lui solo o qualche altro, okay. Ma i miei parenti mi spiegarono che, fino a dieci anni prima, 7 negozi su 10 erano francesi, in quella via: ora, la percentuale si era ribaltata. E fra dieci o ventanni?
      Non parlo di religione di proposito, dico solo che non vedo perché dovrebbero esserci special relationship con gli islamici, le differenze sostanziali mi sembrano evidenti, le somiglianze apparenti nascondono equivoci, il non detto falsa quello che viene detto in fatto di “fratellanza abramitica”, “religioni del Libro”, “Islam, religione naturale dell’umanità” e altra aria fritta: e lasciamo pure da parte la storia, se non si estirpano le radici cristiane perché rovinano il giardino d’infanzia dell’Ue sempre più anziana e rimbambita al netto di immigrati. Ma la sostituzione di popolazione è una specie di pulizia etnica soft, indolore incruenta. E la prospettiva di un’Europistan o in altenativa, un’Ue di gente omologata, non mi sta bene. Pace con tutti, ma Parigi – come Londra e Palermo, Stoccolma e Milano, Roma e Catania – non può diventare Tunisi o Dakar o altrimenti, “Non possiamo metterci contro 1 miliardo e 600 milioni di islamici.”
      Forse, come scriveva Rodolfo Casadei qualche articolo fa, “è troppo tardi.” Ma non per dire
      – all’immigrazione/invasione,
      – all’islamizazione,
      – al progertto eurocratico di porate il numero degli immigrati allacifra di 259 milioni di persone entro il 2060,
      – all’ipocrisia del politicamente corretto e dell’ecclesiasticamente corretto,
      – all’integrazione a rovescio predicata da sora Boldrini, “Guardate dagli immigrati e inmparate da loro, perché vivremo come loro”
      NO!

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