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Gingrich vuole la Luna ma la Florida ha i piedi per terra e preferisce Romney

gennaio 31, 2012 Benedetta Frigerio

I sondaggi danno Mitt Romney avanti di 16 punti rispetto a Newt Gingrich, che ha trionfato in South Carolina. Decisivo uno degli ultimi confronti, con il cattolico che ha proposto un investimento per la creazione di una base sulla Luna. Romney ha replicato: «La Luna è bella ma non possiamo permettercela. Costa troppo».

A poche ore dal voto in Florida di martedì, Newt Gingrich torna secondo, in calo netto rispetto a una settimana fa quando anche i sondaggi del Sunshine State lo davano vincente su Mitt Romney. Questa settimana Romney avrebbe speso ben 6,8 milioni di dollari in spot elettorali. Ideandone alcuni mirati solo ad attaccare lo sfidante Gingrich sulla sua vita passata, non proprio ordinata ma per cui l’ex speaker si era dichiarato pentito dopo la conversione al cattolicesimo nel 2008. Ma se la South Carolina lo aveva già perdonato, portandolo in cima al podio dei repubblicani, alla Florida il redento Newt sembra proprio non andare giù.

Durante l’ultimo dibattito, poi, Gingrich non è stato brillante come negli ultimi. Ha confuso diversi piani, ha giocato più in difesa che in attacco ed è caduto dopo aver proposto un investimento per la creazione di una base sulla Luna entro otto anni. Romney, infatti, lo ha ridicolizzato così: «La Luna è bella ma non possiamo permettercela. Costa troppo». E Gingrich, cosciente di una crisi economica particolarmente sentita in Florida, ha taciuto. Per ora sono 460 mila i repubblicani che nel Sunshine State, dove si può votare in anticipo, hanno già espresso la loro preferenza. E secondo gli ultimi sondaggi Romney ha recuperato di molto, superando Gingrich di ben 16 punti. Dalla parte dell’ex speaker resta il volto patriottico e le posizioni decise su cui punta per unire i conservatori e porsi in netto contrasto rispetto al presidente Obama. In effetti Gingrich ha appena ottenuto anche l’appoggio di Herman Cain, dopo quello della deputata del Minnesota Michele Bachmann, di Rick Perry e Sarah Palin. I sondaggi in Florida danno Rick Santorum, l’altro candidato repubblicano più simile a Gingrich, al terzo posto. Santorum ha però abbandonato i comizi per raggiungere la sua ultima figlia, affetta da una sindrome rara, ricoverata in ospedale. L’ex senatore della Pennsylvania ha comunque chiarito che non si ritirerà dalle primarie, «che non corre per essere secondo» e che tornerà a fare campagna elettorale in Nevada. Gingrich, però, chiede a Santorum di ritirarsi, dato che «i nostri voti sommati sono superiori a quelli di Romney».

La Florida è considerata un campo di battaglia decisivo non solo per le elezioni del Gop, ma in generale per i presidenti in corsa, essendo uno di quei cinque paesi insieme a Nevada, Arizona, Michigan afflitti maggiormente dalla crisi edilizia e che in generale mutano spesso orientamento partitico. È possibile che quest’anno cresca l’astensione alle urne: secondo i sondaggi molti di quelli che hanno votato Obama nel 2008 sono delusi dall’incapacità del presidente di risolvere il problema delle migliaia di famiglie sul lastrico per via dei pignoramenti, ma tanti si rifiutano di votare un candidato repubblicano, increduli su una possibilità di risoluzione da parte dei conservatori in corsa. La sensazione che questo non sia solo il sentimento di uno Stato trova conferma nelle proiezioni pubblicate ieri da Rasmussen Reports che registrano il distacco maggiore da novembre a oggi tra il presidente in carica e i candidati repubblicani: Obama ha il 47 per cento delle preferenze rispetto a Romney che ne ha invece 41. E se paragonato con Gingrich la differenza cresce ancora di più: il presidente è al 47 per cento mentre l’ex speaker al 35.

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