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Giannino: Monti? Se vi aspettavate Lutero, eccovi un oculato domenicano

dicembre 12, 2011 Oscar Giannino

Nessuna rottura della sacra ortodossia. Nessuna trovata da riformatore rivoluzionario. Nessuno scisma. Ma il Pdl ci pensi bene prima di farsi sedurre dai toni revanscisti che covano in alcuni. La linea del governo non taglia affatto le ali a una sana forza liberale, che torni domani a battersi per guidare il paese

Anticipiamo la rubrica “Non sono d’accordo” di Oscar Giannino, che apparirà sul numero 49/2011 di Tempi, da domani in edicola.

La chiave me l’ha data un folgorante ascoltatore di Radio 24. Ce lo avete presentato come un Martin Lutero, ha scritto, ma quando mai? Alla prova della arciattesa manovrona, Mario Monti si è rivelato al più un abile e oculato domenicano che sa fare i conti. Nessuna rottura della sacra ortodossia. Nessuna trovata da riformatore rivoluzionario. Nessuno scisma. Mi è venuto da ridacchiare. Perché in realtà anche a me pare proprio così. Ed è proprio per questo che ho sostenuto con convinzione il professor Monti, e continuo a farlo. In questa decisiva serie di giornate che ci separano dal Consiglio europeo in cui bisogna augurarsi che Dio misericordioso stenda una pietosa mano sul capo degli euroleader, per evitare che la crisi epocale che viviamo sfondi in tragedia vera facendo saltare l’Europa intera, purtroppo il centrodestra non aveva più credibilità e la sinistra sarebbe stata esiziale.

Ne valeva la pena?
Ma, detto questo, le misure appunto non rivoluzionarie di Monti e della sua squadra potrebbero forse essere agevolmente tradotte in “banalese” dall’ex centrodestra e dal centrosinistra. Cominciamo dal primo schieramento. Valeva la pena davvero consumare la propria credibilità e farsi scavallare, invece di ammettere che l’abolizione dell’Ici sulla prima casa si era rivelata un lusso che non potevamo permetterci, oltre ad aprire un vulnus per l’autonomia finanziaria dei Comuni di qui al troppo di là da venire orizzonte del federalismo fiscale? Davvero valeva la pena andare a casa, invece di avviare energicamente alla scomparsa le pensioni di anzianità e alzare al contempo il tetto anagrafico per i trattamenti di vecchiaia? Attenzione che sono esattamente questi, sotto il punto di vista della cassa, i due pilastri essenziali della manovra del domenicano Monti.

Io mi dico di no, ma io non conto niente. Capisco che la Lega non la pensi come me. Perché è evidente dal tono durissimo immediatamente assunto dai leader leghisti che in realtà l’apparente lealtà a prova di bomba manifestata fino alla fine verso Berlusconi celava sempre più a fatica disillusione e scoramento, con qualche punta di rancore e anzi di pressoché totale avversione verso il declino personale del Cavaliere e l’ostinazione di Giulio Tremonti a stare sulle sue, cioè a staccare la spina a un governo di cui misurava il fine corsa compiuta, in Europa.

Per il Pdl il problema è un altro. Nessuno ha tappato la bocca ai leader e agli esponenti parlamentari e di governo del partito. Potevano benissimo dirlo e proporlo, di innestare una sana marcia di correzione sull’Ici e sulle pensioni. Se non lo hanno fatto, o lo hanno fatto solo alcuni a voce non troppo alta, è perché hanno mostrato di non aver eccessiva abitudine con il libero e responsabile esercizio delle proprie opinioni. Che in un grande partito devono dispiegarsi a voce alta, quando i momenti diventano difficili e aspri. Mica vorrete che sia un caso che tra tutti i leader del Pdl sia ancora il fondatore Berlusconi colui che usa toni e parole più aperte verso Monti.

Idem dicasi per la sinistra. Ha senso continuare a invocare patrimonialone abbattidebito e dire no alle pensioni in età più avanzata? Per poi – se pensiamo al Partito democratico – essere comunque e sempre più scavalcati a sinistra da antagonisti e dipietristi, pronti a disegnare scenari irreali di tipo chaveziano, in cui lo Stato non si capisce come ha denari per tutto e per tutti in nome di più assunti nelle scuole e nelle università, nella sanità e negli enti locali? Vedremo presto sul mercato del lavoro, se il Pd imbocca la strada del riformismo oppure se sceglie di seguire la via della Fiom.

Lo spazio per il gran partito riformatore c’è
Infine: il buon domenicano non taglia affatto le ali a una sana e moderna forza liberale, che torni domani a battersi per guidare il paese. Il Pdl ci pensi bene prima di farsi sedurre dai toni revanscisti che covano in alcuni. Nella manovra Monti c’è il grande riequilibrio fiscale con meno imposte su lavoro e impresa e più imposte indirette, per crescere di più con molta meno spesa pubblica? No che non c’è. C’è il grande abbattimento del debito pubblico, attraverso la cessione di immobili per almeno 20 punti di Pil attraverso un fondo chiuso a questo destinato? No che non c’è. C’è la solita via degli avanzi primari da ottenere attraverso strette fiscali sanguinose. C’è la maxidismissione da avviare del perimetro dello Stato, cominciando dalle migliaia di società in perdita controllate dalle Autonomie? Non che non c’è. C’è la scelta a favore della famiglia e dei figli da tornare a far nascere? No che no c’è. La via di un partito liberale di massa resta più che mai aperta, per chi vorrà percorrerla. A patto che sia credibile, e che faccia ammenda.

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