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Gesù, la samaritana e l’acqua che tutti cercano. Tre insegnamenti per la missione cristiana

marzo 15, 2017 Piero Gheddo

Il Vangelo della terza domenica di Quaresima presenta un incontro che molti credenti rivivono tutti i giorni con i familiari e i conoscenti

Padre Piero Gheddo tra i profughi ad Harare - Zimbabwe

Domenica prossima 19 marzo, nel rito romano è la III di Quaresima e nel Vangelo leggiamo l’incontro di Gesù con la donna samaritana che era andata al pozzo ad attingere acqua. L’episodio è molto bello e ricco di insegnamenti anche per noi oggi, che ci troviamo spesso nella stessa situazione. Tra Gesù e la donna c’era un abisso. Gesù è un giovane ebreo ed è Dio, la samaritana aveva peccato molto, era lontana da Dio, ma portava nel cuore la sete di Dio.

Molti di noi credenti in Cristo viviamo la stessa esperienza di Gesù. Forse nella nostra famiglia o fra conoscenti ci sono persone lontane dalla fede. Oggi non pochi giovani, dopo la Cresima, vengono travolti dall’onda laicista della nostra società e in chiesa non vanno più. Chi crede deve ringraziare il buon Dio che gli ha conservato la fede, ma ha la responsabilità di testimoniarla e comunicarla a chi l’ha persa. Papa Francesco vuole riformare la Chiesa e invita tutti i credenti ad essere missionari.

Il Vangelo ci presenta questa scena della vita del Messia. Tre momenti, tre passaggi del missionario Gesù nell’incontro con la samaritana al pozzo:

1) Gesù era Dio, noi siamo un popolo di peccatori in cammino verso l’amore e l’imitazione di Cristo, vivendo secondo il Vangelo. Nel 1964 nella casa madre delle Missionarie della Carità di Madre Teresa a Calcutta, ho visto un grande Crocifisso con queste parole: «I thirst». Ho sete. Sete di amore, sete di anime. La samaritana sentiva nel profondo questa sete di Dio, che non riusciva ad emergere per una vita superficiale e le molte emergenze quotidiane. Basta un incontro con Gesù per portare alla superficie questa sete di Dio. L’incontro con Gesù cambia la vita di questa donna.

Cari fratelli e sorelle, anche noi incontriamo spesso Gesù nella Messa, nella Comunione, nelle preghiere. Ma «quanta poca preghiera c’è nella nostra preghiera», diceva Madre Teresa. Accendiamo in noi il desiderio di conoscere e amare Gesù. Noi crediamo di conoscerlo, ma non lo conosciamo, non lo contempliamo nel suo immenso amore per noi. Non sentiamo ancora profondamente il desiderio di far conoscere a tutti com’è bello amare Gesù.

Cari amici che mi leggete, noi tutti siamo orfani di Cristo. La Quaresima è il tempo opportuno per convertirci, con la preghiera, la mortificazione, la generosità per le opere di carità. Quanto più ci distacchiamo da noi stessi, tanto più ci avviciniamo a Gesù e ci innamoriamo di Lui. Viviamo tutti una vita superficiale, il mondo ci travolge con le sue informazioni, distrazioni, preoccupazioni. Dobbiamo dare il suo tempo a Dio, al suo amore, rinunziare a qualcosa per esplorare il mistero di Dio, Padre misericordioso e di Gesù Cristo, Messia e Salvatore dell’umanità.

2) Gesù si mette al pari della donna. Non fa valere la sua superiorità di uomo, né di ebreo, né rivela sua divinità. Anzi dice alla samaritana: «Dammi da bere». Le chiede un favore, suscitando l’interesse della donna: «Come mai, tu che sei un ebreo, chiedi da bere a me ce sono una samaritana?». Gesù vedeva in profondità nel cuore umano e conosceva la vita disordinata di quella donna, ma vedeva anche in lei la sete di Dio, il desiderio di purezza, di perdono, di incontrare Dio. Le chiede da bere l’acqua materiale, poi le parla dell’acqua spirituale che disseta per sempre e quella donna gli chiede di darla anche a lei. Prima si è fatto accettare, poi le a rivelato di essere il Messia.

Nel 1990 ero a Kandy, la città sacra del buddismo in Sri Lanka, e ho chiesto a un prete locale se e come la Chiesa annunzi esplicitamente la salvezza in Cristo. Mi ha risposto: «In questa città l’annunzio di Cristo viene dopo. Prima dobbiamo farci accettare, mostrare di voler conoscere e apprezzare le loro ricchezze artistiche, morali, spirituali». Questo è il principio che papa Francesco mette in pratica nel “Dialogo con i lontani”, lanciato da Paolo VI e dal Concilio Vaticano II (1962-1965). Francesco vuol convertire il mondo intero a Cristo, non si mette mai contro gli atei, i persecutori della Chiesa, ma “va con i peccatori”, come faceva Gesù. Il profeta Ezechiele riferisce la parola di Dio (Ez. 18,23): «Io sono il Vivente, dice il Signore, non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva».

Papa Francesco ha telefonato e parlato bene di Pannella, di Dario Fo, di Veronesi e della signora Bonino, si è fatto intervistare da Eugenio Scalfari di Repubblica ed è stato criticato. Lui ha dato un esempio a tutti noi, per dimostrare come avvicinare chi non crede. Questo esempio va bene anche per noi come cristiani. Pensate a quante persone avviciniamo, che hanno bisogno partecipare ai suoi problemi, alle sue sofferenze, lodare le sue azioni e i suoi aspetti positivi.

Cito una mia esperienza. Alcuni anni fa, mi ha scritto Massimo Ages, avvocato romano ateo, marxista, contro la Chiesa cattolica. Ho risposto alla sua lettera, lui mi ha proposto di discutere, via computer, sulla Chiesa cattolica e il cristianesimo (credo una cinquantina di lettere ciascuno). Andiamo avanti per un anno circa a scambiarci lunghe lettere di botta e risposta, sempre con rispetto e a poco a poco con affetto. In quel tempo sua moglie era in ospedale per una difficile operazione. Gli ho assicurato la mia preghiera per lei, dicendogli che Dio può tutto. Questa lettera l’ha commosso, era la prima volta che un prete pregava per lui e la moglie. Alla fine mi scrive che ci siamo detti tutto, mi ringrazia e mi saluta con affetto, come anch’io l’ho ringraziato. Non ci siamo mai visti, ma siamo diventati amici. Il dialogo sincero è sempre utile, ha insegnato molte cose anche a me.

Questa è «la Chiesa in uscita» di cui parla spesso Francesco. Tutti siamo chiamati ad essere evangelizzatori, tutti possiamo dire una buona parola. Come prete, medito spesso le parole di Gesù si suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, voi siete il lievito che deve fermentare la pasta». Chissà quante persone hanno bisogno di Dio! Incontrando me che sono un sacerdote, da questo incontro può scoccare la scintilla che li porta a Dio, oppure un cattivo esempio che li allontana da Dio. Io prete, io cristiano conosciuto come tale, ho una responsabilità. Signore Gesù, rendimi un’immagine credibile di Te. La “nuova evangelizzazione” del popolo italiano passa proprio attraverso questa coscienza nuova del cristiano, di dover rappresentare Gesù alle persone che incontra.

3) Il terzo passaggio è di superare la barriera del laicismo, per cui parlare di temi religiosi è considerato sconveniente, quasi un tabù, che impedisce a molti di esprimere il sentimento religioso che tutti portiamo nel cuore. A Gesù è bastato un cenno sull’acqua spirituale, per toccare il cuore della donna. Anche noi possiamo dire una buona parola, ragionare se possibile sui temi della fede e della vita cristiana, ascoltare cosa dice l’altro senza fargli rimproveri. Se la fede e l’amore di Dio ci danno gioia e serenità di vita, se ci aiutano a portare le nostre croci, diciamolo. Viviamo in un paese di battezzati. E più facile che in un paese non cristiano. Con l’aiuto dello Spirito Santo, senza imporre niente a nessuno, possiamo farcela.

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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