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Gestore di una pizzeria al trancio paga cara una gentilezza ai clienti: multa da 5 mila euro

luglio 24, 2013 Chiara Rizzo

A tanto ammonta la multa inflitta al gestore di un negozio di pizza al trancio che ha servito al tavolo due clienti: «Ho sbagliato, ma per un atto di gentilezza»

Due normali pizze al tavolo ad Albissola (Savona)? Cinquemila euro, ma per il gestore del negozio di pizza al taglio. È quello che è davvero accaduto lo scorso fine settimana sul lungomare della riviera di ponente a Massimo Abategiovanni (nella foto), gestore e pizzaiolo di origine campana di un negozio “al trancio”, Benvenuti al Sud. Vedendo gli unici due clienti di un intero pomeriggio che se ne stavano seduti al tavolo davanti alla sua pizzeria, Massimo ha deciso di servire loro le pizze direttamente, anziché dargliele dal banco. Due vigili lo hanno visto e multato, come prevedono le norme: 5 mila euro, 2.500 a pizza.

«LO PREVEDE LA LEGGE». Massimo ha quindi denunciato la vicenda sul profilo Facebook del suo negozio, e da lì la storia ha fatto il giro del web. Dal comando dei vigili di Albisola fanno sapere di aver salvato e stampato la pagina con tutti i commenti per presentare una querela per diffamazione, e poi si sono limitati ad aggiungere che tutti i commercianti del borgo marittimo erano stati pre avvertiti di controlli a tappeto per il rispetto rigoroso di tutte le norme per gli esercenti. Al posto loro ha parlato il sindaco Franco Orsi, che ha spiegato: «Le attività come bar, ristoranti o appunto pizzerie, devono avere locali idonei e bagni, inoltre l’Asl verifica tutte le attrezzature usate, compresi le stoviglie, la lavastoviglie o i frigoriferi. L’attività di pizza al taglio può invece essere svolta da un semplice artigiano, e gode di alcune agevolazioni: gode di regimi semplificati verso il fisco, ma non può svolgere attività di somministrazione, cioè servire ai tavoli. Sono tutte regole a tutela della concorrenza e dei consumatori, e per questo le sanzioni sono molto salate».

«CI METTONO IN GINOCCHIO». Giuste le parole del sindaco, accolte anche da Abategiovanni, il quale però ha offerto anche un altro punto di vista sulla vicenda: «Abbiamo sbagliato – ha ammesso Massimo, titolare di Benvenuti al Sud insieme ai fratelli Luciano e Nunzia. La nostra licenza non permette di servire al tavolo, il cliente può sedersi ma deve prendersi la pizza al banco. Il nostro errore è stato aver fatto una gentilezza agli unici due clienti di quel pomeriggio. Mai avremmo però pensato di incorrere in una sanzione del genere». Racconta poi Massimo: «Abbiamo fatto un consistente investimento per affittare il locale, rimetterlo a posto e avviare l’attività dallo scorso aprile. Io prima lavoravo a Nizza, ma sono tornato qui in Italia perché mio fratello aveva una pizzeria a Savona, e voleva aprire un’attività anche in questo centro. Ma quest’anno il turismo non esiste qui ad Albisola. Non siamo in condizione di pagare, rischiamo di finire in ginocchio». Dura lex, sed lex.

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4 Commenti

  1. ragnar says:

    Per me certa gente viene dall’isola di Pasqua. Sapete, lí ci sono tante teste. Vorrei tanto capire qual é quella piú di c***o.

  2. Matteo says:

    Per me l’errore alla fonte e’ il dividere la produzione e vendita di alimenti con la loro somministrazione al pubblico. Perche’ mai dovrei avere 2 permessi separati per fare un’attivita’ di produzione alimentare artigianale ed una per permettere ai miei clienti di mangiare in loco.
    Comunque l’articolo ha un errore: la multa non e’ per la gentilezza di aver consegnato al tavolo del cibo ma per aver un tavolo a cui consegnare il cibo.
    La legge dice che per essere un artigiano con le sue agevolazioni non puoi permettere “ai consumatori che acquistano i prodotti alimentari di consumarli nel luogo di vendita/produzione o area antistante” [D.lgs 147/2012]. Comunque come sempre in queste leggi che non hanno nulla a che vedere con le “tradizioni nostrane” e’ una attuazione di una direttiva UE [2006/123/CE]

    • Giulio Dante Guerra says:

      Questo fatto non toglie che i due testi – della legge e della direttiva UE di cui è attuazione – andrebbero sottoposti all’esame di uno psichiatra competente e privo di pregiudizi, per una diagnosi clinica nei confronti di chi ha avuto un’idea così folle e di chi l’applica; se non per altro, almeno per sapere se si tratta di schizofrenia o di paranoia. Qui, a mio modesto parere di incompetente in materia psichiatrica, si sta uccidendo il buon senso.

  3. Mappo says:

    Summa Lex, Summa iniuria

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