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Genocidio armeno. L’orchestra sinfonica di Dresda le suona alla Turchia (e alla molle Europa)

maggio 5, 2016 Leone Grotti

«Per settimane, tutti i giorni», Ankara ha fatto pressione sull’Ue, che ha cancellato dal sito la notizia del concerto-denuncia del genocidio. Intervista al solista Marc Sinan: «Scioccati e spaventati»

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Auditorium strapieno e 15 minuti di standing ovation. Non male come risultato per un concerto che la Turchia ha cercato di boicottare per settimane, facendo pressione sulla Commissione Europea «tutti i giorni». La prima 2016 del progetto musicale “Aghet – agit”, ideato per commemorare il genocidio degli armeni, è stato accolto con un bagno di folla a Dresda nella Festspielhaus Hellerau. E Marc Sinan, chitarrista e co-ideatore del progetto, è più che soddisfatto: «La risposta del pubblico è stata fantastica, la Turchia non l’ha avuta vinta».

LA VOCE DEGLI ARMENI. Insieme a Markus Rindt, direttore dell’Orchestra sinfonica di Dresda, Sinan ha ideato un concerto di musica classica contemporanea anni fa. «Volevamo incorporare in un concerto la musica europea contemporanea e quella tradizionale dell’Anatolia», racconta a tempi.it. «Per questo abbiamo realizzato il progetto Hasretim». Mancava però la voce degli armeni, così «ne abbiamo fatto un altro, ospitando per l’occasione musicisti turchi e armeni». Sono state commissionate opere al compositore armeno Vache Sharafyan, al turco Zeynep Gedizlioglu e al famoso compositore tedesco Helmut Oehring, prevedendo uno spazio per testi cantati e letti sul genocidio degli armeni. E in particolare sulla nonna di Sinan.

LA STORIA DEL GENOCIDIO. «I genitori di mia nonna Vahide sono stati costretti dai turchi ad abbandonare la loro casa nel 1915», anno in cui cominciò il genocidio nel quale morirono 1,5 milioni di persone, ricorda il chitarrista turco di origini armene e nato in Germania. «Lei è sopravvissuta e durante il concerto racconto la sua storia». La prima è andata in scena nel novembre del 2015, a Berlino, in occasione del centenario del genocidio. Quest’anno la replica si è svolta sabato sera a Dresda, anche grazie al sostegno della Commissione Europea, che ha finanziato il concerto con 200 mila euro. Ed è a questo punto che è intervenuta la Turchia.

«SIAMO RIMASTI SCIOCCATI». «Per settimane, tutti i giorni, la Turchia ha fatto pressione perché la Commissione Europea ritirasse il finanziamento al progetto ed eliminasse ogni riferimento al genocidio», continua Sinan. Il governo turco continua ufficialmente a negare il genocidio armeno stesso e punisce fino a tre anni di carcere chiunque ne parli. «La Commissione ha ceduto al governo turco e ha ritirato il comunicato in cui parlava del concerto e del genocidio. Noi siamo rimasti scioccati: l’Unione Europea non può essere influenzata dalla Turchia fino a questo punto».

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LIBERTÀ DI ESPRESSIONE VIOLATA. Non è la prima volta che Ankara interferisce con quello che accade in Germania, visto che il governo è riuscito a denunciare un comico tedesco colpevole di aver offeso il presidente Recep Tayyip Erdogan durante uno spettacolo televisivo. «La Turchia non ha mai provato a cambiare i testi del nostro concerto, questo era fuori discussione», spiega il chitarrista. Ma come affermato dal direttore dell’orchestra, Rindt, c’è stata «una seria violazione della libertà di espressione».

«ARRABBIATI E SPAVENTATI». Dopo un primo cedimento, la Commissione Europea è tornata sui suoi passi: «Non ci hanno tolto i finanziamenti e hanno ripubblicato il comunicato incriminato dopo il concerto, con le parole “genocidio armeno”», rivela sollevato. Ma il problema resta: «I nostri musicisti armeni e turchi erano molto arrabbiati e spaventati. Il problema è la politica accondiscendente europea: va bene essere in parte dipendenti dalla Turchia ma non si possono soddisfare tutte le loro aspettative».

GUERRA CON I CURDI. Soprattutto quando sono nettamente in contrasto con tutto ciò in cui crede l’Europa: «Secondo la Turchia, i cittadini devono essere servitori dello Stato. Per noi invece è lo Stato che deve garantire la vita libera dei cittadini. Guardiamo solo alla guerra con i curdi: la violenza che usano è incredibile, stanno continuando quello che hanno cominciato nel 1915». L’Unione Europea, per Sinan, «non può accettare che i membri di una minoranza vengano uccisi a centinaia, come avvenuto l’anno scorso. Se la Sicilia si ribellasse e l’Italia uccidesse centinaia di siciliani, che cosa accadrebbe? Sarebbe terribile, ma quando si tratta della Turchia, siccome la dipendenza è forte, si chiudono gli occhi».

«POLITICA EUROPEA MIOPE». Dopo l’accordo sui migranti, e la liberalizzazione dei visti, Unione Europea e Turchia si sono ritrovati più vicini che mai. «Credo che la politica europea sia miope. Dobbiamo trovare un diverso modo di collaborare con loro. Così è molto pericoloso». Ankara ha trasformato poi un progetto musicale ideato per riconciliare armeni e turchi in una nuova occasione di scontro: «Mi dispiace, noi volevamo solo tentare un riavvicinamento. A novembre dovremmo suonare anche a Yerevan (capitale dell’Armenia, ndr) e a Istanbul». Nel cuore della Turchia? «Sì, se ce lo permetteranno. È difficile fare previsioni ora, ma spero che capiscano l’obiettivo del concerto».

Foto Martin Morgenstern


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2 Commenti

  1. viccrep says:

    l’europa è cieca vuole dare 6 miliardi di euro alla turchia che è lo stato che insieme alla arabia saudita finanzia l’isis e la turchia fornisce armi e combattenti sempre all’isis.
    Come se non bastasse daremo libera circolazione ai turchi in europa senza visto d’ingresso.
    Non si può dare credito a uno stato che non riconosce i propri madornali errori e pretende che anche gli altri stati si adeguino.
    Povera europa

    • Menelik says:

      Questo fatto fa la coppia con la copertura delle statue classiche nude quando è venuto Rohani in visita ufficiale a Roma.
      Chi è stato? Nessuno è stato, fatto sta che gli Iraniani avranno riso di noi.
      Che è lo stesso del niente presepe e canti di Natale per non offendere i non Cristiani.
      Un’Europa retta da smidollati politicamente corretti non la sopporto più.

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