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Geninazzi (Avvenire): «Libia, siamo molto vicini all’intervento via terra» – Rassegna stampa/2

giugno 8, 2011 Redazione

Luigi Geninazzi ha commentato per Tempi la situazione della guerra in Libia e delle rivolte arabe in Yemen e Siria: «Vogliamo far cadere Gheddafi ma lui non se ne va, quindi non resta che ucciderlo ma questo non si può dire. Di ufficiale c’è solo che la Nato ha già detto che rinnoverà il suo mandato per altri tre mesi»

Luigi Geninazzi, inviato di Avvenire, ha commentato a Tempi gli sviluppi della guerra in Libia, Yemen e Siria: «Con i raid non si abbatte un dittatore a meno che non riescano ad ucciderlo per caso. Se Saleh non torna in Yemen si scatenerà, come sta già avvenendo, una guerra tra tribù. Diventerà un’altra Somalia con al Qaeda che è molto presente e potrebbe prendere il potere. In Siria è un caos totale. Chi va in piazza non ha un leader, un rappresentante, non ha armi né appoggi internazionali».

Ieri Gheddafi ha rilasciato un messaggio audio e uno video per dire che resterà a Tripoli «vivo o morto». Intanto continuano i raid Nato sulla capitale libica per stanarlo. Come si sta evolvendo la guerra?

La situazione è davvero ingarbugliata. Dobbiamo distinguere tra decisioni ufficiali e ufficiose. Quelle ufficiali sono che il 27 giugno scade il mandato della Nato e hanno già detto che lo rinnoveranno per altri tre mesi. I bombardamenti, quindi, andranno quasi sicuramente avanti per tutta l’estate fino a settembre. Anche se ovviamente si spera che finisca tutto prima.

E quelle ufficiose?
E’ un mese che il ministro degli Esteri Frattini dice che in Libia è questione di giorni, di ore. Il problema non è più “se” cade Gheddafi, ma “quando”. Il rais mostra resistenza anche sul piano militare e io temo che prima o poi si dovrà intervenire via terra. Inoltre, in pochi ne hanno parlato ma la Nato attacca anche con gli elicotteri, che evidentemente non rientrano nella logica della protezione dei civili. Anzi, si avvicinano molto all’intervento via terra. Con i raid non si abbatte un dittatore a meno che non riescano ad ucciderlo per caso. Bisogna farsi una domanda adesso.

Quale?

Bisogna chiedersi: come cadrà Gheddafi? Se non vuole andare in esilio l’unica cosa che resta è ucciderlo ma questo non si può dire perché noi stiamo solo “proteggendo i civili”. E poi dopo, anche se lo uccidi, che cosa succederà? Anche i ribelli si sono spesi in azioni di vendetta contro gli uomini di Gheddafi che poco hanno a che vedere con i diritti umani.

Perché i giornali parlano sempre di meno della guerra in Libia?

Da una parte per la difficile situazione politica italiana, dall’altra perché sono tutti imbarazzati da questa guerra, dai cambi di linea della Nato e del governo. All’inizio l’operazione era davvero umanitaria, ora invece è una guerra con i ribelli per uccidere Gheddafi.

Passando al mondo arabo e alla situazione di Yemen e Siria. Il dittatore yemenita Saleh è in Arabia Saudita, ha riportato ferite gravi e sembra che non tornerà nel suo paese. Questo può significare la fine della guerra civile?
Se per caso, ma non credo, Saleh tornasse a Sanaa la guerra civile continuerebbe tale e quale a prima. Nel caso più probabile che non torni, si scatenerà, come sta già avvenendo, una guerra tra tribù. Diventerà un’altra Somalia con al Qaeda che è molto presente e potrebbe prendere il potere.

In Siria invece Assad, nonostante sia contrastato da mesi, non sembra avere intenzione di cedere il potere.
Anche lì la situazione è davvero complicata, un caos. Infatti, se in Tunisia e in Egitto le rivolte hanno portato, non so se a un sistema democratico, ma di sicuro con più libertà, se in Libia c’è un comitato di insorti, in Siria è un caos totale. Chi va in piazza non ha un leader, un rappresentante, non ha armi né appoggi internazionali.

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