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Gaudí spiega la Creazione alla Gmg di Rio. La Sagrada Família come il libro della Genesi

luglio 24, 2013 Silvia Guidi

Gli organizzatori della Giornata mondiale della gioventù hanno voluto a Rio la mostra dedicata all’artista catalano, intitolata: «Antoni Gaudí, the Days of Creation»

tratto dall’Osservatore Romano – Un giorno decide di chiedere una donazione a un conoscente molto ricco: «Faccia questo sacrificio». «Con piacere, non è affatto un sacrificio» risponde quello con un sorriso. E lui, subito: «Allora mi dia abbastanza perché lo sia!». Il protagonista dell’aneddoto è Antoni Gaudí, famoso tra i contemporanei tanto per l’allegria e la pazienza con cui seguiva personalmente i suoi cantieri quanto per la genialità e la perizia con cui progettava case, monasteri, scuole, giardini, cattedrali, arredi liturgici o ninnoli di metallo da regalare ai figli dei suoi collaboratori; la stessa cura, lo stesso amore per l’infinitamente grande come per l’infinitamente piccolo, scaturiti dalla gratitudine per l’immensità del bene ricevuto, la luce della Grazia.

Poteva mancare il padre della gigantesca festa del perdono di pietra chiamata Sagrada Família — ma il vero padre è san Giuseppe, ripeteva Gaudí, e il vero “cliente” è Dio — alla Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro? Ovviamente no. La mostra dedicata all’artista catalano, inaugurata al Museu de Arte Contemporânea de Niterói il 23 luglio dall’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Lluís Martínez Sistach, si intitola «Antoni Gaudí, the Days of Creation». Voluta fortemente dagli organizzatori locali, ripercorre in tre sezioni — «Luce», «Uomo e Natura», «Meraviglia» — l’arte e l’opera del genio catalano.

«In questa esposizione — spiega la curatrice, l’architetto Chiara Curti a Radio Vaticana — si racconta come Gaudí costruisce. Insisteva sempre sul fatto che era un collaboratore della Creazione, così abbiamo preso come spunto il libro della Genesi». La mostra, perciò, si divide in tre grandi capitoli. Il primo parla della luce, di come le architetture di Gaudí partano tutte da un principio: come entra la luce dentro gli edifici. Il secondo capitolo è dedicato alla osservazione della natura e alle relazioni con gli uomini. Il terzo sullo stupore verso la bellezza. Il riferimento continuo è alla Genesi e si ripercorrono i giorni della Creazione accompagnati da Gaudí e dalle sue opere.

Un’altra mostra dedicata a Gaudí è stata allestita due anni fa a Madrid, nel Parco del Ritiro, ed è stata la più visitata in assoluto, con settantamila visite in quattro giorni, «avevamo anche aperto reti sociali in internet legate alla mostra — continua Chiara Curti — per avvisare man mano varie personalità che potevano visitarle e che avrebbero tenuto anche piccole conferenze ai ragazzi e in queste reti sociali sono state raccontate tante conversioni e momenti particolari. A me ha colpito molto vedere una guardia notturna, tanto commossa dalle spiegazioni che ascoltava — la mostra restava aperta fino alle due del mattino — che ha deciso di portare le sue due figlie: le ha tenute lì tutta la notte per spiegargli la mostra. Vale la pena portare avanti questi progetti anche per queste piccole grandi cose che succedono».

Del resto «il più grande capolavoro di Gaudí non fu tanto la Sagrada Família in sé — scrive Luca Nannipieri in un recente saggio in cui legge l’arte di Gaudí come una sfida alla mentalità contemporanea — quanto l’avere concepito l’opera come una cattedrale dell’Europa moderna e avere costruito con essa e insieme a essa un popolo composto da credenti e non credenti, che ha contribuito e contribuisce ancora, a quasi cento anni dalla sua morte, al lavoro del genio catalano». Antoni Gaudí era consapevole di non poter riuscire da solo nell’impresa e sapeva che essa richiedeva il popolo, la massa, la massa dei credenti, ma anche dei non credenti, che riconoscevano in quella chiesa non ancora sorta, in quell’ipotesi di cattedrale, qualcosa di importante per loro. Per la loro identità, per il loro avvenire.

Ed è proprio la creazione di questo popolo la vera utopia realizzata di questo grande genio cristiano. Che continua a generare bellezza, speranza, fede. «Commossa dalla bellezza di quei giorni a Madrid — spiega Shiho Othake, da anni collaboratrice dello scultore Etsuro Sotoo nella Fabbrica della cattedrale, che ha lavorato all’allestimento della mostra «Sagrada Família. Moved by Beauty», alla Giornata mondiale della gioventù del 2011 — ho deciso di chiedere il battesimo. Mio padre è cattolico, mia madre no; mi ha sempre molto incuriosito la felicità e la serenità che vedevo sul volto di mio padre. Volevo essere felice come lui. Il mio nome significa camminare; da quando, a Barcellona, ho iniziato il mio cammino ho voglia di correre». Un cammino che si rinnova, nella sua proposta, anche in questi giorni di Rio.

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4 Commenti

  1. Remo scrive:

    Ma lo sapere che Gaudì era sospetto per avere rapporti con la massoneria, vero?

    • ROX scrive:

      e allora? pecunia non olet e tu sei sospettato di scarsità intellettiva

      • Giulio Dante Guerra scrive:

        A quel che ne so io, Gaudí era andato a ricercare i manoscritti e gli statuti delle autentiche corporazioni muratori e medievali. Delle quali, la massoneria fondata a Londra nel 1717 si limitò a copiare linguaggio e “gesti”. Volete sapere qual era lo scopo originario della “stretta di mano massonica”? Era una, chiamiamola così, “indagine tattile” per controllare che l’uomo presentatosi al cantiere come “mastro tagliapietre” avesse veramente sul palmo della mano i calli provocati dall’uso corretto e prolungato di mazza e scalpello. Tutti i significati “esoterici” attribuitile nella massoneria “speculativa” ci sono stati “appiccicati sopra”.

    • ftax scrive:

      L’albero si riconosce dai frutti.

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