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Fronte del porto

marzo 31, 1999 Amicone Luigi

Possono stare insieme Papa, Lc, missioni, elezioni, sussidiarietà, rosari della nonna e “OK il prezzo è giusto”? Due popolari personaggi dicono di sì da pianeti lontani A spasso con Ernesto Olivero e Iva Zanicchi

Non è che se ci mettessimo a fare la rivoluzione in nome dei poveri o se ci trasformassimo in un centro sociale come usa oggi faremmo cose più intelligenti”. Chi parla così è un tale che, tra l’altro, ha fondato un monastero che attualmente ospita una ventina tra monaci e monache. Un laico che fonda un ordine religioso, ci sarebbe già di che stupirsi. Ma se il laico è per giunta sposato e ha tre figli?

Quel budozzer è un buldog Il suo nome è Ernesto Olivero, un ex bancario famoso per aver inventato un “Arsenale della Pace” e trasformato un antico deposito di armi torinese in 20mila metri quadri di cattedrale dell’accoglienza. Opera a cui hannno offerto – e offrono- manoddopera gratis architetti, muratori e migliaia di giovani volontari. La trasformazione delle lance in vomeri è un’iniziativa che ossigena un po’ il plumbeo polmone della capitale Fiat. Ma: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, dunque non è cosa da eroi, è semplicemente carità cristiana la formula con cui Olivero riassume tutti i principi di una società che voglia dirsi civile, alle cui basi, lo sapevano un tempo, non è la Legge, ma la legge della gratuità. Incrociamo il “fondator” Ernesto una sera come tante giù a Porta Palazzo, che non è propriamente la zona delle passeggiate serali degli intellettuali azionisti né dei tecnici di casa Agnelli, ma la suburra degli spacciatori e la casbah popolata ormai quasi esclusivamente da extracomunitari. Olivero ragiona ad alta voce sullo spettacolo quotidiano che offre del mondo il circo massmediatico e i cosiddetti opinion leaders. “Ci sono poche persone che vogliono ragionare partendo dai fatti e non ci sono parole vere che si possano pronunciare senza che siano veramente vissute. Il potere intellettuale chiude. Ma le cose buone sono come i fiori, si espandono nel mondo come il profumo nell’aria”.

Quelli che fanno il barbecue sulla collina sanno certamente che all’Arsenale ogni notte si attende all’ospitalità e alle cure di cento e passa uomini, cinquanta e passa donne, sbandati, emigrati, barboni, umanità varia a cui viene offerto un piatto caldo e un ricovero per la notte. Ma forse in questa casa di carità “il pensatore debole” non ha mai messo piede. “Ieri sera…” Olivero alza il braccio come se quella scena fosse lì, senza enfasi come se tu dovessi già sapere tutto di come gira questa casa “è venuta una donna col buldozzer e…”. Trilla il telefonino, ma il buldozzer, si capisce, è altra cosa da quell’affare meccanico che spiana terrapieni e carica terra sui camion. “Ieri sera dicevo…” riprende serafico Ernesto ” mi chiamano giù in accoglienza e mi dicono che c’è una donna, dice che ha subito violenze e forse non è neanche tutta giusta. Stava lì con un cane, sai quelli col muso così, sai quei buldozzer così, e purtroppo non avevamo più un buco dove metterla e perciò le ho spiegato che per la notte ci si poteva arrangiare ma il giorno dopo doveva tornare a casa. Ai miei amici ho detto: adesso capite cos’è l’angoscia. L’avete capito, no? È quando non potete accogliere una persona”.

“Paolo Vi e Madre Teresa mi dissero…”
Olivero è uno che annota diligentemente pensieri, incontri, letture. Scrive quotidianamente un diario che quando verrà pubblicato ci sarà da ridere, anche perché non è detto che non finisca nelle mani di qualche pezzo grosso in Vaticano. Nella memoria di Olivero c’è impresso l’incontro con Paolo VI, una circostanza che è della stessa pazzesca normalità di quella che gli ha fatto fraternizzare con Sofri “Ecco, mi son detto un giorno del 1976: “vado dal Papa per diventargli amico”. E così è successo con Adriano, tanti anni dopo, quando ho cominciato ad andare a trovarlo in carcere”. E per favore non toccategli l’ex leader di Lc, perché si deve sapere che Olivero è tra quei cattolici che non scriverebbero mai, nemmeno sull’Osservatore Romano o su Avvenire, che a Sofri e compagni si può al massimo offrire “solidarietà umana”. Olivero è amico e “Sofri è quello che ha scritto sul Sermig le cose più belle: chi avrebbe mai immaginato che un ateo ci capisse più di tanti prelati?”. Olivero Ernesto ha bussato alle porte di una cella così come, il 19 maggio 1976, aveva bussato alla Porta Santa di Pietro, chiedendo e ottenendo udienza da Paolo VI. Immginatevi un tale che si presenta dal Papa in blue jeans e camiciotto da lavoro, immaginate la scena (a cui è presente monsignor Montuzzi): “Paolo VI mi chiede chi sono. Io racconto. Poi lui dice: “i giovani sono strappati alla chiesa”, dice “i giovani! bisogna stare tra i giovani!” coprendomi con il suo mantello e le sue ultime parole: “spero tanto dal Piemonte, terra di santi, per una rivoluzione d’amore””. Madre Teresa di Calcutta è appuntata sul diario in data 15 luglio 1997. “Mi ha proposto per il Nobel della pace. Lo dico solo perché è già di pubblico dominio, quindi non mi autocelebro”. C’è un pudore, o forse una santa impostura nelle parole di Olivero. Sicuramente l’avvertita coscienza del semplice di Dio, che non allontana da sé, come fanno nella loro falsa umiltà i clericali, il proprio carisma.

I miliardi dell’antiquario e l’accendino di un negro.

Gli chiedi della donazione miliardaria ricevuta da un antiquario che avrebbe devoluto al Sermig una delle collezioni d’arte più ricche d’Europa? Lui preferisce parlarti della Provvidenza che incontra per strada. “Di quella donazione, che per il momento sta solo sulla carta, parleremo quando saranno cessati gli echi di certe parole cattive che si sono dette e scritte in questi giorni. Posso invece raccontarle di una barbona che mi ha dato 5mila lire questa mattina, o dell’immigrato che ieri sera mi ha regalato un accendino, “signor Sermig” mi ha detto “tieni, tu aiuti tanti”. Questa è per me Provvidenza”. Della storia di Ernesto sono certi particolari che colpiscono. Per esempio: “A 7 anni ho deciso di fare del bene. Ho detto “no” alla bugia”. E che sarà mai questo voto che di primo acchito sentiamo così infantile? Sarà l’anticipo della Lega missionaria a cui Ernesto dice di aver pensato già dall’età di undici anni, quando da un paese della provincia di Salerno segue i genitori emigranti a Torino. “Il Sermig, Servizio missionario giovani, è stata un’idea di mia moglie, che un gorno mi dice, “senti Ernesto è bene che non ti disperdi in mille rivoli, vuoi fare del bene? aiuta i missionari””. E così oggi il Sermig sbarca a san Paolo del Brasile e compie trentacinque anni. “Siamo cresciuti con la protezione del Signore. Ma noi non abbiamo bisogno dei poveri per dimostrare di essere cristiani”.

La terza guerra mondiale ” I più poveri in assoluto? I giovani. Li hanno addormentati con droghe e volgarità. Siamo alla terza guerra mondiale combattuta senza fronti”. S’adombra Olivero, quando passa dalla rievocazione della propria storia alla riflessione sul presente, drammatico, specie se vissuto in una metropoli come Torino. “Le dicono qualcosa 160mila siringhe distribuite in città negli ultimi sei mesi? E non sono per i diabetici. Ma a chi importano questi giovani persi sulla strada? Ah, sì, le Istituzioni, lo Stato! Quanti bei richiami all’ordine e alla legalità! E allora ascolti: due anni fa abbiamo accettato di collaborare col comune per la sanatoria agli extracomunitari e qui dal Sermig ne sono passati 111 mila. Solo di spese vive, questa operazione ci è costata 500milioni. L’allora prefetto di Torino (attuale capo del Sisde ndr) mi aveva detto: “Ernesto, per le spese poi ci aggiustiamo”. Ha visto qualcosa lei? Non ho nessun risentimento con le istituzioni, dico solo che è un peccato che un’opera così non riceva nemmeno una lira dallo Stato. Ho sottoscritto a petizione popolare sulla sussidiarietà, certo, perché opere come la nostra non servono il bene di tutti? Comunque noi non ci lamentiamo: è la Provvidenza che ha voluto questa casa per dire qualcosa al mondo. Pensi noi qui abbiamo messo al servizio di una sola ragazza, un’anoressica, ben quattordici donne: sa costerebbe allo Stato un servizio così?”. La cosa più bella della vostra esperienza? “Questi ragazzi straordinari che sono con noi ogni giorno. Hanno una dignità e una bellezza che neanche si immagina”. Cosa ne pensa di D’Alema? “Non so se sarà uno statista, glielo auguro, ma non lo sappiamo ancora”. E di Scalfaro? Un silenzio carico di un “fino a due anni fa il presidente che conoscevo era un altro”.

Ma la cosa che interessa di più a Olivero è questa storia della “terza guerra mondiale non dichiarata”. “Non ci resta molto tempo” dice “abbiamo al massimo due-tre anni per cercare di scatenare un pandemonio di speranza”. Proprio così consiglia ai tranquilli cristiani d’occidente, Ernesto Olivero: “scatenare un pandemonio”.

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