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Frontalieri, ristorni: Svizzera blocca tutto e la Lega prova a mediare

luglio 27, 2011 Chiara Sirianni

La Svizzera ha sospeso il pagamento di metà dei ristorni dei frontalieri, cioè la parte di tasse pagate in Svizzera ma che vengono distribuite ai Comuni italiani dove i frontalieri risiedono. La soluzione politica, che la Lega ha a cuore, passa dalla black list dell’Agenzia delle Entrate dove è iscritta la Svizzera

Estate calda, in Svizzera. Al centro del dibattito l’annosa questione dei frontalieri, cavallo di battaglia della Lega dei Ticinesi capitanata da Giuliano Bignasca. Forte del successo ottenuto alle ultime elezioni, Berna ha infatti sospeso il pagamento di metà dei ristorni dei lavoratori frontalieri sanciti dagli accordi (che risalgono al 1974). Ovvero di quella percentuale delle tasse, pagate in Svizzera, ma che vengono distribuite all’Italia, e precisamente ai Comuni dove i frontalieri risiedono. Le reazioni non si sono fatte attendere. Il sindaco di Varese Attilio Fontana (Lega Nord) non ha usato mezzi termini: «Il comportamento della Svizzera non è legittimo».

E tutti i primi cittadini dei Comuni al confine con la Svizzera sono in allarme: rischiano di non chiudere i prossimi bilanci. Tanto che in un documento, sottoscritto da tutti si chiede al governo un fondo di garanzia per i Comuni nel caso in cui il blocco deciso del Canton Ticino dovesse protrarsi nel tempo. Ed è già partita, nelle Province di Como e Varese, una campagna di manifesti anti-Lega. Sulla pelle dei lavoratori si gioca una partita ben più amplia. L’obiettivo ticinese, infatti, è che l’Italia (e nella fattispecie il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti) tolga la Svizzera dalla black list dell’Agenzia delle Entrate. L’attrito italo-svizzero è nato proprio con lo scudo fiscale del 2010. E oggi in è in atto un vero e proprio braccio di ferro, con la Lega Nord in mezzo a mediare.

«Ci penso io a fare da tramite fra Tremonti e la Svizzera. Dobbiamo smetterla di insultarci». Così diceva Umberto Bossi un mese fa, auspicando di risolvere tutto «con una cena e una birra». Il Senatur si è detto contrario al blocco dei ristorni (anche perché la zona limitrofa al Canton Ticino è tradizionalmente un ottimo bacino elettorale) e ha assicurato l’impegno a combinare un incontro con Tremonti. Un problema da superare “in casa”, tra leghisti: senza urtare la sensibilità dei ticinesi, quanto piuttosto facendo pressing sul governo italiano.

E ora la palla, necessariamente, passa per Roma. «La partita per la soluzione del blocco dei ristorni ai frontalieri si gioca su due campi: la rimozione della Svizzera dalla black list e la ridiscussione dei patti bilaterali. E la Lega Nord è al lavoro su entrambi i fronti» ha dichiarato il capogruppo del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni. «Ho già personalmente sollecitato l’attuazione dell’apposita mozione – ha proseguito – interpellando anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, e continuerò su questa strada affinché la questione posa risolversi nel più breve tempo possibile».

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