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Fratello del numero 2 di Al Qaeda: «Noi musulmani non uccidiamo senza una buona ragione»

giugno 7, 2012 Leone Grotti

Abu Yahya Al Libi, numero due di Al Qaeda, è stato ucciso in Pakistan da un drone. Il fratello accusa: «Gli Usa sono disumani. Al Libi era un bravo musulmano. Noi non uccidiamo senza una buona ragione».

«Gli Stati Uniti parlano tanto di diritti umani e libertà per tutti, poi però usano metodi da selvaggi per uccidere la gente». Parola di Abu Bakr Al Qayed, fratello del numero due di Al Qaeda, Abu Yahya Al Libi, ucciso due giorni fa da un drone americano. «Il modo in cui gli americani l’hanno ammazzato è disumano, un’ignominia» ha detto all’agenzia Reuters dalla città di Wadi Otba, a sud della capitale libica Tripoli.

I droni sono diventati una delle armi più usate dall’amministrazione Obama per dare la caccia e sgominare i terroristi di Al Qaeda sulle montagne dell’Afghanistan e in Pakistan. «Siamo nel 21mo secolo e loro pretendono di essere civili ma questo è il modo in cui prendono la gente», insiste Al Qayed. I droni, aerei senza pilota telecomandati da migliaia di chilometri di distanza che possono sorvolare un paese e sparare missili premendo semplicemente un pulsante, sono un’arma molto efficace. In Afghanistan e Pakistan sono considerati “immorali” ma secondo la Casa Bianca non c’è niente nelle leggi internazionali che impedisca il loro utilizzo e uccidere pericolosi terroristi è un modo per proteggere non solo gli Stati Uniti ma tutto il mondo.

Secondo Al Qayed invece, e non solo lui, sono illegali perché i bombardamenti non avvengono su un campo di battaglia. Per questo insiste: «Mettiamo da parte l’ideologia di mio fratello e quello che pensava, era un essere umano e merita un trattamento umano». La sua posizione è sostenuta anche dalla maggior parte della Repubblica islamica del Pakistan che, ospitando sul suo suolo molti terroristi, subisce le incursioni dei droni americani.

L’uso dei droni è di certo controverso ma Al Libi non era un santo, come lo dipinge il fratello: «Veniamo da una famiglia che ha sempre studiato religione, abbiamo tutti studiato la giurisprudenza islamica a scuola. Io stesso sono un professore di studi islamici. Mio fratello era brillante e intelligente ed è stato costretto a scappare dalla Libia per colpa di Gheddafi». Al Libi ha partecipato all’organizzazione dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre (e le 2752 vittime non si trovavano certo su un campo di guerra) e a molti altri. E per quanto il fratello non l’abbia mai «sentito parlare di uccidere persone innocenti» e non creda che «avrebbe mai perdonato degli assassini», e per quanto Al Libi «fosse attratto dalla sua ideologia perché siamo stati oppressi dal regime di Gheddafi», Al Qaeda non è una Onlus benefica. E la difesa estrema del fratello non è affatto rassicurante e pacifica: «Al Libi è un martire e lo seppelliremo come tale. Lui era un musulmano e noi non uccidiamo mai le persone senza una buona ragione».

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