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Francia. «Voleva decapitarmi, gridava Allahu Akbar. Perché non è terrorismo?»

luglio 21, 2017 Redazione

Yves è un agricoltore scampato di poco a un attentato in Francia. L’aggressore era sotto osservazione come potenziale terrorista, ma il caso è stato declassato come reato comune

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È ormai passato un mese, ma Yves è ancora scosso. Il 18 giugno si trovava come ogni giorno nei suoi campi con un altro agricoltore nel dipartimento di Lot-et-Garonne, nel sud della Francia, quando è stato aggredito da un musulmano armato di coltello che gridava «Allahu Akbar!».

“FICHÉ S”. Ieri la Corte criminale di Agen ha cominciato ad occuparsi del caso, ma prima dell’inizio della prima udienza l’agricoltore si è lamentato, non riuscendo a capire perché il processo non sia stato preso in carico dalla procura anti-terrorismo. Il terrorista infatti era uno dei tanti “fiché S”, le persone cioè schedate dalle autorità come estremamente pericolose per la sicurezza nazionale.

«VOLEVA DECAPITARMI». Yves è riuscito a reagire all’attacco e ha rimediato solo una ferita alla spalla ma poteva andare molto peggio: «Quel pazzo voleva tagliarmi la testa. È arrivato gridando “Allahu Akbar”. Potevo morire», esprime il suo disappunto a Bfmtv. «Se non è un attentato terroristico questo, non so che cosa sia. Io non sono un politico, non sono un poliziotto. Diciamo sempre che i “fiché S” non possono essere arrestati prima di compiere un attentato. Va bene, ma io ho rischiato di essere decapitato a 500 metri da casa mia. E ora lo si considera un criminale comune. Se fosse successo a Parigi, le cose sarebbero andate diversamente».

MANCANO LE PROVE? Secondo il difensore dell’aggressore, dalle perquisizioni in casa «del mio assistito non è stato rinvenuto nessun elemento che possa far pensare a un suo legame con una cellula terroristica. È giusto dunque che sia processato solo per violenza armata, un reato di diritto comune».

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