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Francia. La fecondazione per lesbiche e donne single porterà all’utero in affitto

settembre 16, 2017 Leone Grotti

Il motivo per approvare la legge secondo il governo è la «giustizia sociale»: ma se il bambino può essere privato del padre, deve poter essere privato anche della madre

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Se Emmanuel Macron, come promesso in campagna elettorale, legalizzerà la fecondazione assistita (Pma) per coppie lesbiche e donne single, aprirà inesorabilmente la porta all’approvazione dell’utero in affitto. L’argomento, per quanto non immediato, è cogente ed è discusso da diversi giorni sui giornali francesi.

«PROBLEMA DI GIUSTIZIA SOCIALE». Il dibattito è stato rinfocolato dalle dichiarazioni rilasciate martedì da Marlene Schiappa, segretario di Stato incaricata di promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne. «Il presidente manterrà la sua promessa di aprire la Pma a tutte le donne e lo farà nel 2018. Niente lo impedirà», ha dichiarato a BFM/TV. Poi ha aggiunto per spiegare la base legale e filosofica di questa politica: «Allargare la Pma alle donne è una questione di giustizia sociale. Attualmente ci sono donne in Francia che non hanno i mezzi finanziari per andare all’estero a fare la Pma, e quindi che non possono avere bambini, o che lo fanno con metodi artigianali che mettono in pericolo la loro sicurezza, la loro salute e che non sono auspicabili per il tipo di società che noi desideriamo». Il motivo per cui un bambino potrebbe in futuro essere privato in Francia di un padre alla nascita, dunque, è l’applicazione della «giustizia sociale».

FARE LA FINE DI HOLLANDE. Emmanuel Macron, per mezzo di un portavoce dell’Eliseo, ha subito censurato la sottosegretaria ribadendo che «su questo tema non è lei che sarà in prima linea». L’obiettivo del governo, infatti, è inserire la norma all’interno della legge sulla bioetica. Un testo di legge verrà proposto entro giugno 2018, sarà vagliato dal Parlamento in autunno e votato nel primo trimestre del 2019. Tra un anno e mezzo, dunque. Macron infatti, pur volendo attirarsi le simpatie della sinistra e della galassia Lgbt, non vuole fare la fine di François Hollande, che per approvare matrimonio e adozione gay in tempi rapidi, ha dovuto censurare ogni tipo di opposizione, ignorare milioni di persone scese in piazza, dividendo la Francia e crollando nei sondaggi. Il neo-presidente, che a pochi mesi dall’elezione ha già visto scendere il suo consenso (dal 64% al 54% in due mesi), non può permettersi di investire troppo capitale politico in questa avventura e vuole procedere con calma.

EVITARE IL DIBATTITO DEMOCRATICO. Per questo difficilmente Macron ascolterà le 25 associazioni Lgbt che mercoledì si sono appellate a lui dalle colonne del Le Monde perché approvi «subito» la Pma per tutte senza aspettare la legge di bioetica, perché altrimenti si «corre il rischio di rivedere nel paese l’ondata di omofobia e odio» del 2013.  Secondo le associazioni (alla faccia della democrazia!) bisognerebbe «evitare» il dibattito sulla legge per impedire che «l’omofobia», termine usato per riferirsi a tutte le persone scese in piazza con la Manif per difendere matrimonio e famiglia, «invada ancora una volta lo spazio pubblico. Non si può infatti dibattere quando davanti si ha un dogma» (sic).

RAGIONI MEDICHE. Presto o tardi, Macron ha intenzione di approvare la legge che, ha tenuto a sottolineare in campagna elettorale, «non sarà seguita da alcuna apertura alla gestazione per altri», cioè l’utero in affitto. Questo però, sottolineano gli esperti, è impossibile. Ad oggi la fecondazione in Francia ha una ragione “medica”: permettere «a una coppia formata da un uomo e una donna» di rimediare a una «infertilità patologica» o di concepire senza il rischio di trasmettere al figlio una malattia genetica di particolare gravità. Per ottenere il via libera, inoltre, il carattere patologico dell’infertilità deve essere diagnosticato da un medico.

PRIVARE I BAMBINI DEI GENITORI. Per aprire la Pma «a tutte» non basterà dunque aggiungere alla legge che la coppia può essere formata da due donne o da una donna single. Bisogna anche stravolgere l’impianto originario della legge cancellando ogni riferimento al carattere «patologico» dell’infertilità per sostituirlo con una giustificazione legata alla «giustizia sociale». Se il nuovo requisito è quello suggerito dal sottosegretario Schiappa, però, come si potrà impedire in futuro l’accesso all’utero in affitto a una coppia di uomini omosessuali, proprio per sanare un altro tipo di «ingiustizia sociale», ovvero l’impossibilità degli uomini di avere figli? Sarà impossibile. L’utero in affitto è l’inevitabile corollario della «fecondazione per tutte». Giustizia sociale vuole che se i bambini possono essere privati a tavolino del padre devono poter essere privati anche della madre. Con buona pace dell’«interesse superiore del bambino».

Foto Manif pour tous

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