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Formigoni: o ci arrendiamo al potere o mettiamo le mani in pasta

giugno 19, 2012 Benedetta Frigerio

Incontro a Carate Brianza con 400 studenti delle scuole superiori. Così il presidente di Regione Lombardia ha parlato di sé, del proprio impegno in politica e degli scandali sui giornali

«Presidente vorrei invitarla a parlare alla mia scuola…». Non ci credeva troppo Giovanni, terza liceo classico, quando ha rivolto l’invito al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, per capire di più «cosa sta succedendo alla politica regionale, italiana e europea. E perché se la Lombardia è così efficiente viene colpita anziché imitata». Formigoni sorride ironico davanti a una platea di 400 giovani del liceo Don Gnocchi e dell’Associazione In-Presa di Carate Brianza riuniti per la manifestazione In-Festa, in corso in questi giorni, dal titolo “La conoscenza è un avvenimento, l’educazione è un lavoro”.

I ragazzi si mettono in fila per le domande. Mentre Formigoni risponde alla prima: «È vero, la Lombardia è la locomotiva d’Italia come dimostrano i dati, il Pil, il numero dei brevetti e il fatto che è considerata uno dei quattro motori d’Europa. Ma cosa rende possibile questo? È innanzitutto il carattere dei lombardi che amano lavorare bene, che sono operosi senza mitizzare il lavoro. Perciò è semplice, è un piacere governare, cioè sostenere un popolo così».
C’è da chiedersi come mai prima dell’arrivo del presidente, nel 1995, gli ospedali lombardi avessero file d’attesa interminabili, gli ospedali privati fossero aperti solo ai super ricchi, le famiglie chiedessero più sostegni e la libertà di educazione non fosse effettiva. «Perché si può governare in due modi. O pensando che il proprio progetto è quello giusto e lo si cala dall’altro senza guardare alla realtà, generando solo più burocrazia e quindi ostacolando la libera iniziativa. Oppure si interpellano i cittadini che hanno “le mani in pasta” per capire che proposte politiche hanno e facendo in modo di sostenerle».

I ragazzi chiedono esempi concreti di quella che Formigoni definisce sussidiarietà. «Penso alle famiglie. Per aiutarle chiamai in Regione le realtà associative. Chiesi loro: “Quali i problemi? Che proposte avete per risolverli?”. Il fatto di sentirsi interpellate le ha fatte muovere con grande creatività. Sono stati presentati dal basso più di 5 mila progetti. Noi abbiamo solo pensato a come intervenire per finanziarli laddove i cittadini non riuscivano a fare da sé. Poi, in sede nazionale, il Forum delle famiglie indicò la nostra legge come modello italiano».

Presidente, perché ha deciso di entrare in politica? «Io sono cresciuto quando l’ideologia comunista e anticlericale voleva imporsi tramite l’educazione statale. Mi ribellavo a questo potere. È la famiglia che deve educare. Perciò, quando sono stato eletto, volevo fare qualcosa per rendere effettiva questa libertà, spesso frenata da limiti economici. La scuole non statali, infatti, non sono mai state davvero supportate. E sapete perché? Perché il potere odia la gente libera. E siccome l’Italia è piena di gente libera e di cattolici di buona volontà si aveva paura che finanziandoli le loro scuole si sarebbero riempite perché funzionanti. E così il morbo cattolico si sarebbe diffuso».

Le Regioni, si sa, non hanno accesso ai fondi ministeriali per l’Istruzione, ma la Lombardia ha risparmiato per creare il buono scuola, coronando quello che il presidente definisce il «mio primo sogno realizzato». Anna, studentessa dell’ultimo anno di liceo classico, chiede perché allora tanto odio verso la politica. E come possono impegnarsi dei giovani cattolici come lei in un mondo che dice che non vale la pena nulla. «Cara Anna, questa è la situazione, qui giocati. Noi siamo uomini del nostro tempo, con i problemi e le ansie di tutti. Ma quello che abbiamo incontrato ci chiede di essere testimoniato, mostrando il fascino della vita con Gesù. Questo è il nostro compito, in ogni ambiente di lavoro, in parrocchia, a casa. E quindi anche in politica siamo chiamati a dare il nostro contributo per la costruzione della polis. Perciò di scuole, ospedali, opere sociali e anche facendo politica in senso stretto».

Oggi la politica, però, è vista come sporca. Appunto, dice Formigoni: «Oggi assistiamo alla delegittimazione della politica, che certo non è fatta di molti buoni esempi, e perciò vi viene da odiarla. Ma spesso i giornali semplificano ciò che è complicato, mettendo i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Così nasce anche il fenomeno del grillismo. Ma perché avviene questo? Perché se riusciranno a farvi pensare che è meglio stare fuori dalla politica lor signori avranno ottenuto quello che vorranno: un potere senza controllo. Per questo occorre impegnarsi. Avete la responsabilità di difendere quanto state ricevendo. E di lottare per vivere e comunicare l’eredità cristiana che vi è stata lasciata». Come fare? «Stando legati ai luoghi che la vivono. Altrimenti? La spazzeranno via. Prendete in mano la vostra vita e abbiate il coraggio di seguire l’ideale che i vostri genitori e professori e la Chiesa vi indicano». Qui Formigoni confessa la ragione per cui ha accettato di parlare a tanti giovani: «La difesa di un ideale vissuto». Arrivando di persona dove non riesce o non può con i mezzi di comunicazione.

Stefano, studente dell’ultimo anno del liceo Giuridico economico, vuole sapere ancora una cosa: «Vista la crisi, il federalismo di cui tanto lei parla è ancora auspicabile? ». «Il federalismo – risponde il presidente – è necessario per realizzare la sussidiarietà. Il mondo globale è sempre più veloce, i governi quindi devono lasciare più autonomia decisionale ai territori. Solo così l’Italia sarà un corpo unito dove ogni “arto” fa il suo mestiere. Il Nord tenga l’Italia in Europa e il Sud si occupi del Mediterraneo, che sta tornando un’area privilegiata scelta recentemente dai cinesi, dopo centinaia di anni, come canale di entrata in Europa. Così si fa l’unità, nelle specificità. Altrimenti unità coinciderà con ingessamento del paese».

Tanti fatti. Grandi idee di cui poco si parla. Però tutte quelle accuse sulla presunta corruzione della Regione, quei titoli di giornale che parlano di scandalo nella sanità lombarda restano. «Lo devo ribadire: io lavoro 12 ore al giorno e, come la maggioranza dei cittadini lombardi, vado in ferie due settimane d’estate e una d’inverso. Lavoro con la gente e non faccio il comodo di particolari gruppi di potere. Sì, sono andato due volte all’estero e ho speso 5 mila euro per due vacanze. Lo rifarei? Forse no, vista la crisi, anche se allora non c’era. Ma non posso cedere al moralismo di chi dice che siccome sono amico di due persone indagate, e non ancora accusate di nulla (anzi una, Antonio Simone, è in carcere per la seconda volta senza che nessuno si sia scusato con lui perché la prima volta fu arrestato e messo alla gogna per poi risultare innocente), allora significa che sono un corrotto. Si parla di scandali in Regione quando né io né i miei assessori abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia. Nonostante questo, però, parlano di scandali. Io non li vedo, a meno che non si voglia considerare reato il mio carattere vanitoso o le vacanze che mi sono pagato io, in cui ho condiviso qualche conto con gli amici».

Formigoni va poi all’attacco: «Mi si permetta una domanda. Perché noi che siamo l’unica Regione italiana con un bilancio in attivo, che chiediamo allo Stato meno soldi per la Sanità, e nello stesso tempo siamo i più efficienti, veniamo indagati mentre in altre Regioni, come il Lazio, dove i buchi sanitari sono enormi e gli ospedali fanno spavento, nessuno si preoccupa di controllare? Io sapevo che la corruzione era associata con l’inefficienza, lo spreco e i debiti. Ma forse serve tutto a prendere in mano con mezzi non politici la Regione che meglio funziona. Perché, ragazzi, non esistono giornali neutri, sono sempre espressioni di un altro potere. Non vi dico quale sia meglio, ma almeno sappiate come stanno le cose. Cercate di approfondire, chiedete. Sono qui per questo. Per dirvi di tenere aperti gli occhi, di farvi un’idea vostra, di essere critici sempre. Per scegliere voi cosa vale e non lasciare che siano altri a prendere in mano il vostro destino».

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3 Commenti

  1. Luigi Lupo scrive:

    Spero che Carlo Gaetano Maria Martinelli non scriva mai un libro di storia. Ma che verità ci vuol far conoscere? La DC è sempre stata al potere e quindi ha governato fino 1994 e poi, che sfiga, è arrivato Berlusconi che di ex DC ne ha arruolati tanti. Faccia i nomi di quanti hanno subito la Hazet e la P38. E’ vero che c’è stato un estremismo di destra e di sinistra che ha usato armi e bombe ma la maggioranza della popolazione e delle forze politiche ha combattuto e vinto e non CL che in quegli anni la maggior parte della gente manco sapeva cosa fosse.

    • Carlo Martinelli scrive:

      Ma lei in che branco extraterrestre della galassia stava in quegli anni ?
      Mi faccia lei il nome, per poter inviare una volta per tutti, per conoscenza sua e dei suoi simili, quelli richiesti a me.

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