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Folli: «La partita tutta in salita di Alfano nel Pdl comincia ora»

luglio 10, 2011 Leone Grotti

Stefano Folli commenta a Tempi la scelta di Berlusconi di non ricandidersi alle elezioni del 2013. Il premier lancia Alfano, la cui corsa però non sarà facile: «La sua strada è tutta in salita. Penso che abbia bisogno di prendere la rincorsa e rafforzarsi politicamente. Ora come ora non è abbastanza forte e per questo Berlusconi deve tenergli una mano sulla spalla. Però non può neanche tenerla troppo altrimenti Alfano non esprimerà mai una politica autonoma»

«La rincorsa di Alfano comincia ora ma è in salita. Non è ancora abbastanza forte politicamente e ha bisogno che Berlusconi gli tenga una mano sulla spalla, senza esagerare però. La maggioranza degli italiani è moderata e potrebbe votare Pdl ma Alfano deve ristabilire con loro un dialogo che si è interrotto». Parla così Stefano Folli, commentando a Tempi l’annuncio di Silvio Berlusconi a Repubblica che nel 2013 non sarà lui ma Alfano il candidato premier del Pdl. Una scelta che lancia la corsa del ministro della Giustizia, può mettere in difficoltà l’opposizione e facilitare il riavvicinamento di Casini.

Silvio Berlusconi ha sempre detto che avrebbe lasciato la guida del Pdl ma che non c’erano le condizioni. Che cosa è cambiato?
E’ dalla nomina di Alfano a segretario del Pdl che Berlusconi si prepara a questo passo. Il premier vuole completare la legislatura perché questo per lui sarebbe un grande punto di prestigio: nessuno è mai riuscito a completarne due e lui ci tiene moltissimo. In più, si è reso conto che ormai non riesce più a fare niente.

L’annuncio favorirà il lavoro del governo da qui al 2013?
Di sicuro alleggerirà la pressione che si è creta attorno a Berlusconi e ai suoi. Per il Cavaliere significa anche rimettere le cose in ordine e aiutare il Pdl a ricomporre le alleanze.

Pensa all’Udc di Casini?

Berlusconi nell’intervista ha detto chiaramente che Casini ha intenzione di rimanere con i moderati ma non può farlo finché il premier sta al suo posto.

Il Pdl ha più chance di vincere le elezioni senza Berlusconi?

La maggioranza degli italiani si attesta su posizioni moderate. La stagione berlusconiana è già finita, le tensioni che si stanno accumulando negli ultimi mesi sono terribili e lui cerca una via d’uscita indicando quale può essere il futuro prima che sia troppo tardi. C’è un mondo moderato che può votare per il Pdl e Berlusconi non vuole che si disperda.

Come vede Angelino Alfano alla guida del Pdl?

La sua strada è tutta in salita. Penso che abbia bisogno di prendere la rincorsa e rafforzarsi politicamente. Ora come ora non è abbastanza forte e per questo Berlusconi deve tenergli una mano sulla spalla. Però non può neanche tenerla troppo altrimenti Alfano non esprimerà mai una politica autonoma. Si è visto: non è che gli abbia fatto un gran favore a dire che la norma cosiddetta “salva-Fininvest” l’ha scritta lui. Deve essere in grado di accompagnarlo in questo percorso fino al punto giusto e questo è molto difficile. Alfano deve poi costruire un gruppo dirigente e dialogare con quella parte moderata del paese che, a suo tempo, Berlusconi ha saputo catturare in modo magistrale.

La manovra che il governo ha appena approvato facilita o meno questo riavvicinamento tra il Pdl e i moderati?

Difficile dirlo. La manovra ha riscosso tante critiche. Io credo che il mondo adesso abbia bisogno di stabilità e se la manovra riuscirà a rendere stabile l’Italia sarà apprezzata. Ma se l’Europa e i mercati non la percepiranno bene, si creeranno molti problemi. La manovra in alcuni punti è pessima, anche perché non aiuta la crescita e questo è un punto debole del governo.

Che ricadute avrà l’annuncio di Berlusconi sull’opposizione?
Ovviamente negative: se Berlusconi lascia è più difficile che il Pdl si disgreghi. Ma è chiaro che, come detto, i problemi di Alfano cominciano ora perché non basta un annuncio a cambiare le cose. In linea generale, però, il Pd spera che Berlusconi resti il più possibile, che i problemi si accentuino e che la disgregazione del Pdl vada avanti. Senza contare l’ultimo elemento: se Alfano funziona, Casini si allontana dal Pd e Bersani perde un ottimo alleato.

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