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Finisce la guerra del pane a Gela. Ma i fornai sono nel mirino

ottobre 15, 2012 Chiara Rizzo

Sette mesi fa nella cittadina siciliana un gruppo di panettieri ha abbassato il prezzo del pane. L’associazione di categoria si è contrapposta, poi l’accordo. Da una settimana, però, i negozi sono bersaglio di pistolettate.

È finita a pistolettate: nella notte tra venerdì e sabato alcuni colpi di pistola sono stati esplosi sulla saracinesca di un panificio nel centro di Gela (Cl) e si tratta del terzo “attacco” di questo tipo ad un panificatore della città nell’ultima settimana. Le indagini convergono tutte sulla stessa pista, “la guerra del pane” che da sei mesi va avanti per le strade della città. Pistolettate a parte (la drammatizzazione che in Sicilia rende tutto sempre più radicale che altrove), in realtà la “guerra del pane” sembra lo specchio esatto di ciò che succede in tutto il paese.

RIBASSISTI. Sette mesi fa è successo che in questo lembo d’Italia alcuni panettieri, per combattere la crisi e aumentare le vendite, hanno deciso di “staccarsi” dal regime dei prezzi adottato dalla categoria in città, e hanno abbassato il prezzo del pane, arrivando a vendere le pagnotte ad 1 euro al chilo (contro i circa 3 euro di tutti gli altri). In poco tempo, il gruppo dei “ribassisti” ha raccolto maggiori adesioni, ma non in modo pacifico. Nei mesi si sono susseguite assemblee, e persino proteste pubbliche, perché ai “ribassisti” si sono contrapposti gruppi di panificatori riuniti intorno al presidente regionale dei panificatori di Confartagianato, Gaetano Marinetti, da sempre voce della categoria anche in città. Secondo i “lealisti” di Marinetti un ribasso ad un euro al chilo è impossibile, senza ricorrere al lavoro in nero e all’evasione fiscale.

LAVORO NERO E DEBITI. In effetti in questi mesi sono partiti controlli a tappeto dell’ispettorato provinciale del lavoro, che hanno rivelato la presenza di lavoratori in nero tra la maggior parte dei 65 panificatori della città, che intanto continuavano ad applicare prezzi diversi: chi un euro al chilo di pane, chi 2 euro, chi 2,50. L’intesa, alla fine, è stata trovata solo un paio di settimane fa, quando da una parte Marinetti, dall’altra i ribassisti, si sono infine accordati per la cifra di 2,50, l’unica che secondo alcuni avrebbe garantito prezzi bassi e legalità fiscale. Subito dopo, una settimana fa, di notte, all’ingresso del negozio di un panificatore è stato appiccato un incendio: è quello di Marco Cassarino, uno dei panettieri in prima fila nella lotta dei ribassisti. Pochi giorni dopo, sempre di notte, colpi di pistola sono stati esplosi contro la saracinesca del negozio Marinetti. Infine, venerdì notte, è stato il turno del negozio di Giuseppe Pioggiolina, il primo dei panificatori ribassisti di Gela. Ora i carabinieri indagano proprio sulla pista della guerra. Ciò che fa riflettere, e che potrebbe essere letto a livello nazionale, di questa strana guerra del pane gelese, sono le parole di Marinetti, che spiegano le difficoltà per i commercianti ad applicare prezzi più competitivi: «Non credo ad un collegamento tra l’atto vile di cui sono vittima e la guerra del pane – ha commentato Marinetti, il giorno dopo l’incidente al suo negozio –. Ci sono stati momenti di forte tensione, abbiamo litigato in maniera durissima, è vero. Sono stati sette mesi terribili  e per questa “guerra”, c’è chi avendo abbassato troppo il prezzo del pane si è trovato senza soldi per pagare le bollette della luce e i fornitori di materie prime. C’è, tra i miei colleghi, chi si trova nei guai per aver venduto sotto prezzo».

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