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Fincantieri-Stx, La Malfa: «La svolta europeista di Macron era solo un’illusione»

agosto 2, 2017 Francesca Parodi

Intervista all’ex ministro delle Politiche comunitarie: «La proposta di spartizione al 50 per cento è irricevibile. L’Eliseo cerca consenso, non convenienza economica»

fincantiri-Saint-Nazaire-ansa

«La modifica degli accordi tra Francia e Fincantieri è una decisione priva di senso dal punto di vista economico e dannosa per i rapporti del paese con l’Italia», commenta a tempi.it Giorgio La Malfa, deputato con una decina di legislature nel curriculum, già ministro nella Prima e nella Seconda Repubblica. Nella sua lunga carriera politica, durante la quale ha guidato tra l’altro anche il dicastero per le Politiche europee (terzo governo Berlusconi), La Malfa ne ha viste fallire e andare in porto tante di acquisizioni di imprese tra paesi comunitari diversi, e nel “caso Fincantieri-Stx” ora vede «la mossa, poco meditata, di un politico che cerca di conquistare consenso tra i connazionali».

LA DISPUTA. Giovedì scorso il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha annunciato che la Francia nazionalizzerà Stx France, la società che controlla i cantieri navali di Saint-Nazaire, facendo saltare l’accordo preliminare che prevedeva la vendita del 66 per cento delle quote all’italiana Fincantieri. I cantieri navali di Saint-Nazaire costituiscono uno dei porti più grandi d’Europa, situato nella Loira Atlantica, particolarmente appetibile perché è possibile costruirvi navi di grandi dimensioni. Quando il porto è entrato in crisi, i francesi lo hanno venduto alla coreana Stx Offshore&Shipbuilding (che detiene Stx France) e quando questa azienda è a sua volta fallita, le quote di Saint-Nazaire sono state messe a gara l’anno scorso. Fincantieri si è aggiudicata la fetta più grande, ma dopo lunghe trattative tra la Francia e i manager italiani, Macron ha fatto marcia indietro sostenendo che Saint-Nazaire rappresenta un asset strategico per gli interessi nazionali.

«PROPOSTA INSENSATA». Le Maire ha poi offerto all’Italia una spartizione al 50 per cento della società, proposta respinta ieri dal governo italiano dopo un incontro tra il ministro francese e i titolari italiani dell’Economia e dello Sviluppo, Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda. «Lo Stato francese non è economicamente in grado di gestire quel porto senza un partner, per questo la decisione di Macron è priva di senso», spiega La Malfa a tempi.it. «Tanto è vero che il ministro dell’Economia francese ha cercato di porre una correzione a questa follia del presidente della Repubblica». Calenda ha però più volte definito inaccettabile la proposta correttiva francese («non scenderemo mai sotto il 51 per cento»), e La Malfa si dice «perfettamente d’accordo con il ministro». Una soluzione al 50-50, prosegue, «comporterebbe che il Consiglio d’amministrazione della società sia diviso a metà, quindi se anche l’amministratore delegato fosse italiano tutte le decisioni importanti dovrebbero essere prese con il consenso dell’altra parte, quella francese».

LIBIA E RECIPROCITÀ. La Malfa ricorda che recentemente i rapporti tra Italia e Francia hanno subìto una scossa in seguito all’intrusione politica di Parigi nella partita libica. «La decisione di Macron di organizzare un incontro tra Serraj e Haftar escludendo il nostro paese è stata un’interferenza gravissima poiché di fatto ha screditato l’Italia nel suo ruolo di mediatrice. Peraltro, l’incontro non ha prodotto effetti sul processo di pacificazione. L’interesse era più concentrato sulla questione del petrolio». Senza contare, sottolinea La Malfa, che la Francia, pur non permettendo alle aziende italiane di controllare quelle francesi come nel caso dei cantieri di Saint-Nazaire, è riuscita ad assumere il controllo di grandi compagnie italiane, vedi Vivendi con Tim.

IL VERO VOLTO DI MACRON. «Questi episodi stanno rivelando il vero volto di Macron, diverso da quello che il presidente ha mostrato in campagna elettorale», sostiene La Malfa. «La crisi del processo di integrazione europea è sotto gli occhi di tutti. La speranza che Macron segnasse una svolta in senso europeista era chiaramente solo un’illusione. Al contrario, la posizione di Macron è fortemente influenzata da quel 30 per cento di francesi che hanno votato Marine Le Pen, lo si vede a Ventimiglia, a Lione, nel caso dei cantieri di Saint-Nazaire. È una Francia che fa solo i propri interessi, una collaborazione reale a livello europeo è ancora molto lontana nel tempo. Bisogna prendere atto che ciascun paese europeo si sta chiudendo nei propri confini, ma al contempo va tenuto presente che spesso, a essere troppo deboli e accondiscendenti, si pagano prezzi altissimi».

Foto Ansa

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