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«Finalmente l’Europa riconosce l’importanza del volontariato»

giugno 14, 2012 Carlo Candiani

Intervista all’on. Marco Scurria, eurodeputato del Pdl e firmatario del rapporto “Attività di volontariato transfrontaliero”: «Una bella conquista. Ora l’Ue darà il giusto valore a questa importantissima attività sociale».

Il 12 giugno il Parlamento Europeo di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza il documento “Attività di volontariato transfrontaliero”. Firmato dall’on. Marco Scurria, eurodeputato del Pdl attualmente coordinatore per il Ppe della commissione Cultura e istruzione, il rapporto colma un vuoto nell’ordinamento dell’Unione Europea che, incredibilmente, non riconosce il volontariato come categoria di impegno sociale da regolamentare con diritti e doveri. «Fino allo scorso anno il volontariato era una sorta di oggetto misterioso per l’Unione Europea, quindi tutto il valore di questa attività sociale non veniva considerato» – commenta Scurria a Tempi.it – «Con questa relazione abbiamo voluto far capire che da questo momento di crisi non si esce parlando solo di banche e di soldi, ma cercando di costruire una società – europea in questo caso – basata sulla cittadinanza attiva, che punta a costruire una società migliore, cercando di rimuovere le cause dei disagi. Questa è la vocazione del volontariato».

Quale sarà l’iter in sede di attuazione?
Il Parlamento è la parte politica, mentre la Commissione svolge un ruolo esecutivo, quindi toccherà a quest’ultima esprimersi a riguardo. Nel corso del dibattito che ha preceduto la votazione era presente un commissario europeo che ci ha rassicurato, non solo sulla sicura applicazione, ma sulla possibilità di essere operativa velocemente. Speriamo quindi di brindare al nuovo anno con la notizia della completa attuazione.

Quali sono i punti qualificanti di questo progetto?
In primo luogo il Passaporto Europeo delle competenze, non un semplice “curriculum vitae” ma un estratto di tutto quello che un volontario ha compiuto nella sua vita professionale. A ciò si aggiungerà un albo europeo delle associazioni che ufficializzerà la loro esistenza e permetterà loro di accedere a fondi e programmi europei, e la realizzazione di un portale ufficiale, gestito dalla Commissione europea, con notizie, dati, programmi, attività e progetti riguardanti il volontariato all’interno dell’Unione, una novità assoluta nell’esperienza quotidiana dell’Ue. Inoltre si attiverà una “misurazione del volontariato”, una specie di scheda identikit sulle associazioni, che prende spunto dal manuale realizzato dalle organizzazioni internazionali del lavoro delle Nazioni Unite. Infine la proposta di un Corpo Volontario Europeo per l’aiuto umanitario, che avrebbe la capacità di mettersi immediatamente in moto, in occasione di calamità o disastri naturali, sull’intero territorio europeo. Senza dimenticare la richiesta di una maggiore erogazione di fondi, anche attraverso sgravi fiscali e sistemi di finanziamento privato.

Qual è la situazione del volontariato italiano vista dall’Europa?
Spesso in ambito europeo l’Italia viene citata come esempio negativo, però i nostri volontari e le nostre associazioni sono un esempio e un modello.

Proprio nelle ore in cui si votava a Strasburgo, il ministro Andrea Riccardi annunciava a Roma lo stanziamento di 50 milioni di euro per il servizio civile.
È una nota positiva. So, per esperienza personale, quanti ragazzi sono stati formati attraverso il servizio civile, uno strumento fantastico che rende le persone più responsabili, cambiando anche i rapporti sociali.

Ma allora perché dai governi le richieste di fondi sono spesso considerate come un’elemosina?
Forse le associazioni non hanno mai avuto la capacità di unirsi e far sentire la propria voce con forza. I sindacati, per esempio, sono molto più forti delle associazioni perché si mostrano più compatti. In questo settore c’è troppa divisione, ciascuna associazione pensa per se stessa e il Terzo settore ne risente.

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